Politica

Libera & bella

Nell’indagine in progress che il Fatto sta conducendo sul partido desaparecido, la cosa che mi rimbalza sulla faccia è la contesissima candidatura – da sinistra e da destra unite & avanti march! – del marchese Luca Cordero di Montezemolo, alias libera & bella, acronimo di Montezuma.

Il Fatto di ieri ritorna su libera & bella con un pezzo titolato Rosso Charme, in cui Vittorio Malagutti ci rivela che “il fondo lussemburghese di Motezuma ha fatto utili solo una volta grazie alla Poltrona Frau”, che fa parte del fondo Charme fashion assieme a le cashmere pour exellence della Ballantyne. Ed è proprio da questi maglioncini griffati per giovani & vecchi babbioni, da cui mi piace ripartire cercando di delineare il vasto e complesso impero di libera & bella.

Nel maggio o giugno di un anno fa, entrando per caso nell’ex stazione Leopolda (Florence, Italy), notai incredulo che Montezuma  – doppio petto blu, cravatta e fazzoletto & peppe dalemiane da 1000 euro e passa – stava presentando la sua Ballantyne tra una montagna di cubi Frau made stipati di donne démodé, mentre libera & bella sembrava un calciatore della Juve in ghingheri. Quest’abitudine di addobbare i giocatori come industriali & viceversa, un italiotic style d’antan anche se, bisogna riconoscerlo, ormai soppiantato da Sergio Marchionne, il salvatore di Fiat & Chrysler, l’una sempre alla frutta e l’altra ancora al palo.

E in quel frangente mi domandai come fosse possibile che un big dell’industria e della finanza, cioè libera & bella in persona, avesse anche il tempo di venire al Pitti Uomo a presentare maglioncini pur targati Philippe Stark with Ballantyne e via discorrendo.

Il nomignolo libera & bella risale ai tempi dei tempi quando lo sentivo riecheggiare nel bunker della Fondazione Agnelli dove, tra il ’73 e il ’74 il fior-fiore dell’intellighenzia nostrale strisciava in punta di piedi, mentre il sottoscritto transitava come credeva, prima di andarsene sbattendo violentemente la porta, a causa di un temperamento innovatore, che mal si addiceva a pseudo dirigenze dedite alla coltivazione di batterie di yez men ai quali applicare la pedissequa ripetizione del mantra Fiat Voluntas Tua (lo slogan è mio), con risultati che stanno sotto gli occhi di tutti anche se continuamente riveduti & corretti da caste imbelli, politiche e non, che consentono a questi maestri di capitalismo familistico & relazionale – di continuare a incamerare profitti e a socializzare le perdite, corrispondendo salari vergognosi per un paese così/detto civile: 8,95 euro l’ora per lavorare poniamo dalle 4.30 di mattina per otto ore di fila con pause monitorate anche nei cessi!

Tracciare un identikit di libera & bella non è facile perché bisogna tener conto di quel che è stato & di quel che è (*) ma anche di quel che sarà, visto & considerato che la sinistra & la destra ancora una volta unite, pare abbiano entrambe convenuto di far sì che segretario del partito dei lavoratori sia l’ancora Presidente della Ferrari, nonché recordman di retribuzioni per 5 milioni e 177 mila euro dichiarati, mentre il suo sotto/posto Marchionne guadagna soltanto 450 e passa volte più di una tuta blu, il colore della classe (sic!) dominante ma anche quello della contro/parte.

Tornando al pezzo sul Fatto di ieri vorrei aggiungere che, Rosso Charme a parte, la fulgida carriera di libera & bella non è solo costellata di successi, come per esempio il non successo della Cinzano ai tempi in cui libera & bella era amministratrice delegata (1984-1986); l’insuccesso di Montezuma direttore generale della Coppa del Mondo di Calcio Italia ’90un immondezzaio di sprechi e inefficienza“; “un incredibile ammanco di soldi fatti pagare ai contribuenti“; “stazioni ferroviarie e aeroporti abbandonati, stadi mal costruiti, alberghi finanziati e mai completati, sale stampa demolite dopo una sola partita (…) e molte polemiche, tra spese pubbliche centuplicate e operai morti nei cantieri” – come riporta tra l’altro Wikipedia.

Ciononostante, libera & bella continua a collezionare encomi & onorificenze: Cavaliere del Lavoro, Grande Ufficiale dell’Ordine al Merito della Re/pubblica Italiana, Chevalier de la Legion d’Honneur e della stessa anche officier e quindi commamder, della cui cravatte è stato insignito niente popò di meno che da Monsieur le President Nicolas Sarkosy; Gran Croce d’onore & devozione del Sovrano Militare Ordine di Malta; cinque lauree Honoris Causa e via discorrendo e chi più ne ha più ne metta.

Il Fatto del 14 ottobre ricorda che nel 2006, con Romano Prodi presidente del consiglio e Fausto Bertinotti presidente della Camera, Carlo Ciccioli deputato di An presentò un’interrogazione parlamentare sull’imminente quotazione in borsa della Frau, in base alla quale la quotazione delle azioni risultava sproporzionata e superiore al valore effettivo dell’azienda. Un’interrogazione che, ritenuta irricevibile dal Presidente Bertinotti, venne bloccata, così incrementando il presenzialismo di Bertinotti a Prima Porta.

Il Giorno dopo Ciccioli venne affrontato da Gianfranco Fini: “Montezemolo mi ha chiamato stamani alle sette e mi ha detto: un tuo deputato delinquente ha presentato un’interrogazione sulla quotazione della Poltrona Frau (…) come ti è venuto in mente di turbare i nostri rapporti con Montezemolo (…) ritira immediatamente quell’interrogazione”. E il molto onorevole Ciccioli reagì con un “Non ci penso neanche”. E allora dovette intervenire il sarà famoso Italo Bocchino: “Hai vissuto il tuo attimo da eroe e ora rinsavisci”. Ancor oggi Ciccioli, incaponito a restare tra le file del partito del Caimano, conferma che la quotazione in borsa della Poltrona Frau permise ai soci del fondo Charme di rientrare di tutto il denaro investito nel 2003 per acquistare il 75% del capitale, vendendo solo il 23% delle azioni Frau, of course a detrimento di investitori & contribuenti.

Come si vede è tutto un intimo telefonare e un darsi del tu, tutto un batter di manate sui gropponi, tutto un chic to chic e via discorrendo, anche se bisogna pur considerare che in questo bel paesino – refrattario alla separazione tra potere legislativo, esecutivo e giudiziario che caratterizza ogni stato di diritto – è davvero un piccolo paese dove tutti si conoscono e si rinfrescano rinfrancandosi negli stessi five stars restaurants, gli stessi sommelier and escort come a dire la solita ciccia fritta & rifritta.

E ci sarebbe ben altro ma per stavolta mi accontento di ritornare a La vita degli altri, un pezzo in cui Marco Travaglio afferma: “Ora tocca a Montezuma che (…) se entrasse in politica porterebbe con sé una vagonata di conflitti d’interessi”.

“Sempre parlando con pardon, s’intende: l’espressione “conflitto d’interessi” è ormai più proibita delle bestemmie. Come le parole “operaio” e “lavoratore”: le sole volte che i dirigenti del Pd le pronunciano, è quando chiamano l’idraulico o l’elettricista, ovviamente al nero”.

“Gli etologi, a proposito di questa progressiva perdita d’identità e senso dell’orientamento, rintracciano un solo parallelo in natura: quello delle tartarughe marine delle Galapagos, che nelle loro migrazioni si orientano con i raggi della luna, la propagazione delle onde e il campo magnetico, ma ogni tanto perdono la bussola e vengono risucchiate dalle correnti, finendo i loro giorni alla deriva…”

(*)già Presidente della FIEG (Federazione Italiana Editori Giornali) e degli Industriali della Provincia di Modena, Consigliere di amministrazione di Unicredit e amministratore delegato di RCS Video, Cinzano International, Itedi, di Confindustria e di Telethon, membro del Consiglio di Amministrazione di TF1, il più importante canale televisivo francese, ex Presidente della FIAT, Presidente della Fiera Internazionale di Bologna, ex Presidente della Luiss, Consigliere di Amministrazione de La Stampa, del gruppo francese PPRSA ( Pinault/PrintempsRedoute) di Tod’S, di Indesit Company, di Campari, ex Presidente della Maserati, consigliere d’amministrazione di Charme fashion – poltrona Frau, Cassina, Ballantines, Cappellini, Tonet, Gufran con una partecipazione del 10% a GNV (Grandi Navi Veloci) per non dire di NTV ( treni superveloci) per la quale Montezuma ha sporto causa alle FFSS e chi più ne ha più ne metta.

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