Media & Regime

L’appello di Art.21 e Famiglia Cristiana

Cari amici di questo blog.

Ho deciso di aderire all’appello lanciato dall’associazione Articolo21. Quello cioè di aprire la pagina con l’editoriale del settimanale Famiglia Cristiana definito dagli esponenti del Pdl “pornografia politica”.

Condivido le parole di Beppe Giulietti e Stefano Corradino (rispettivamente portavoce e direttore responsabile di Articolo21) quando affermano che: “Le aggressioni in corso da parte della destra berlusconiana nei confronti di Famiglia Cristiana hanno un sapore squadristico nel senso letterale del termine. E ci fanno capire meglio quale sarà il ruolo delle “squadre della libertà” e quale tipo di pestaggio sarà riservato nei confronti degli oppositori, credenti o non credenti, di destra o di sinistra o di chiunque osi mettere in discussione i voleri del capo supremo”.

Aggiungo che  anche questo è un modo per mettere il bavaglio a chi è fuori dal mucchio.

Non ne faccio una questione di campagna in favore di una o di un’altra testata. Difendo piuttosto la libertà di dissentire dal pensiero imperante.

Dopo la grande manifestazione in favore della libertà di stampa è tornato il silenzio sull’importanza della libertà di informazione: da una parte il diritto di essere informati, dall’altra il dovere – per chi fa questo mestiere -,  di “FARE” informazione.

Non mi interessa tanto essere o non essere d’accordo con quanto scrive il collega Beppe Del Colle. Mi sono comunque posta la domanda sulla scelta dei tempi in cui il settimanale Famiglia Cristiana ha deciso di esporsi sulla questione B. e il suo modo di intendere la politica a dispetto del rispetto dei cittadini e della Costituzione.

Ma tutto questo appartiene ad un’altra storia.

Oggi, aderendo all’appello difendo la libertà di espressione.

La Costituzione dimezzata
di Beppe Del Colle*

Berlusconi ha detto chiaro e tondo che nel cammino verso le elezioni anticipate – qualora il piano dei “cinque punti” non riceva rapidamente la fiducia del Parlamento – non si farà incantare da nessuno, tantomeno dai “formalismi costituzionali”. Così lo sappiamo dalla sua viva voce: in Italia comanda solo lui, grazie alla “sovranità popolare” che finora lo ha votato.

La Costituzione in realtà dice: «La sovranità appartiene al popolo che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione». Berlusconi si ferma a metà della frase, il resto non gli interessa, è puro “formalismo”. Quanti italiani avranno saputo di queste parole? Fra quelli che le hanno apprese, quanti le avranno approvate, quanti le avranno criticate, a quanti non sono importate nulla, alle prese come sono con ben altri problemi? Forse una risposta verrà dalle prossime elezioni, se si faranno presto e comunque, come sostiene Umberto Bossi (con la Lega che spera di conseguire il primato nel Nord e, di conseguenza, il solo potere concreto che conta oggi in Italia). Ma più probabilmente non lo sapremo mai. La situazione politica italiana è assolutamente unica in tutte le attuali democrazie, in Paesi dove – almeno da Machiavelli in poi – la questione del potere, attraverso cento passaggi teorici e pratici, è stata trattata in modo che si arrivasse a sistemi bilanciati, in cui nessun potere può arrogarsi il diritto di fare quello che vuole, avendo per di più in mano la grande maggioranza dei mezzi di comunicazione.

Uno dei temi trattati in queste settimane dagli opinionisti è che cosa ci si aspetta dal mondo cattolico, invitato da Gian Enrico Rusconi su La Stampa a fare autocritica. Su che cosa, in particolare? La discesa in campo di Berlusconi ha avuto come risultato quello che nessun politico nel mezzo secolo precedente aveva mai sperato: di spaccare in due il voto cattolico (o, per meglio dire, il voto democristiano). Quale delle due metà deve fare “autocritica”: quella che ha scelto il Cavaliere, o quella che si è divisa fra il Centro e la Sinistra, piena di magoni sui temi “non negoziabili” sui quali la Chiesa insiste in questi anni? A proposito. Ivan Illich, famoso sacerdote, teologo e sociologo critico della modernità, distingueva fra la vie substantive (cioè quella che riassume il concetto di “vita” mettendo insieme, come è giusto, e come risponde all’etica cristiana, tutti i momenti di un’esistenza umana, dalla fase embrionale a quella della morte naturale) e ogni altro aspetto della vita personale o comunitaria, a cui un sistema sociale e politico deve provvedere.

Il berlusconismo sembra averne fatto una regola: se promette alla Chiesa di appassionarsi (soprattutto con i suoi atei-devoti) all’embrione e a tutto il resto, con la vita quotidiana degli altri non ha esitazioni: il “metodo Boffo” (chi dissente va distrutto) è fatto apposta.

* http://www.famigliacristiana.it/Informazione/News/articolo/berlusconi-un-uomo-solo-al-comando.aspx