Cronaca

La morte sul treno e le scelte incomprensibili

Il deragliamento sulla linea ferroviaria della Circumvesuviana che ha provocato la morte di Giuseppe Marotta, un ferito gravissimo e decine di persone coinvolte merita alcune riflessioni sulla sicurezza delle linee ferroviarie e servite che ogni anno trasporta oltre 30 milioni di viaggiatori. Una tragedia che poteva avere dimensioni ancora più gravi se non fosse avvenuta il 6 agosto e non ad un orario di punta.

E’ chiaro che bisognerà aspettare l’esito delle indagini per poter dare un giudizio compiuto sulle responsabilità del tragico incidente, capire le dinamiche, studiare a fondo i sistemi di controllo e sicurezza, capire se la linea presentava difetti dovuti a errata realizzazione o a cattiva manutenzione.

Quello che è certo è che un treno deraglia in un tratto dove il limite di velocità è posto a 20 km orari, per problemi legati alla conformazione del tratto, per una curva e per alcuni lavori necessari per rendere transitabile quel tratto ad una velocità più elevata. Cosa del resto nota da tempo, più volte segnalata dal personale della Circumvesuviana e che si sarebbe dovuta sistemare da tempo. Dopo le prime ore in cui si tentava di chiudere il caso come errore umano lentamente si stanno aprendo squarci sulla gestione da parte della società EAV (Ente ambito Volturno) che ha la proprietà della Circumvesuviana e che non ha provveduto ancora a mettere in sicurezza tutte le tratte.

Alcune domande sorgono spontanee : perché c’è solo il macchinista senza un assistente? E se dovesse sentirsi male durante la corsa, considerando che ci sono tratti in cui l’operatore deve agire manualmente senza il supporto di strumentazioni a bordo?

Come mai la società ha scelto i nuovi treni ETR che possono raggiungere i 120 km orari e poi abbiamo ancora tratti in cui si deve andare a passo d’uomo? Si consideri anche che le nuove carrozze dell’ETR migliorano l’estetica e aumentano lo spazio disponibile per i viaggiatori “in piedi” avendo eliminato molte sedute.

In realtà questa azienda, come troppo spesso avviene nel nostro Paese, ha scelto di agire sulla riduzione dei costi andando a intervenire proprio in quei settori in cui si mette a rischio la sicurezza dei lavoratori stessi e dei viaggiatori . Non si spiegherebbe altrimenti la presenza del solo macchinista a bordo e a supporto di ciò cito un’ altro esempio molto eloquente di alcune scelte assurde fatte dai vertici aziendali.

Molte stazioni hanno chiuso le biglietterie, per ridurre il personale, dopo che si erano fatti notevoli investimenti per installare i tornelli per il controllo all’accesso ai binari da parte del personale della stazione. Ma la cosa curiosa e assurda è che ci sono tratte della Circum sopraelevate ( costruite sui piloni nel post terremoto in ossequio alla tangentopoli dell’epoca per far lievitare i costi) e che per accedere ai binari bisogna salire lunghe scale o usare gli ascensori soprattutto gli anziani e i disabili. Ma non avendo più personale nelle stazioni non si riesce a garantire neanche il servizio ascensori negando l’accesso a molti cittadini. E poi le le stazioni abbandonate diventano terreno di scorribande per atti vandalici a cui la Circumvesuviana risponde con le Guardie giurate. A me sembra una follia collettiva. Quanto si risparmia con queste scelte e qual è il costo sociale e il danno per i cittadini-utenti?

Credo che sulla gestione EAV della Circumvesuviana si debbano accendere i riflettori, oltre che della Magistratura per la recente tragedia, anche di una inchiesta approfondita per capire le scelte e le strategie di questa azienda. Proveremo a farlo nelle prossime settimane