Politica

Elezioni sì, ma democratiche

L’appello che Flores d’Arcais ha rivolto a Vendola e Di Pietro dalle colonne de il Fatto non può che essere condiviso dalle forze democratiche responsabili. Una condivisione che deve tradursi in pratica senza titubanze e che deve vedere protagonisti non solo i due leader di IdV e SeL, ma l’intero arco politico del centrosinistra e l’intero universo dei movimenti. Le elezioni anticipate sarebbero la strada auspicabile di fronte ad un esecutivo agonizzante a causa della questione morale-giudiziaria, ma anche sconquassato da una faida interna per la leadership e (almeno ufficialmente) per la diversità di valori rivendicata dagli epurati di Fini.

Eppure proprio il ricorso alle urne, in via teorica il più giusto, rischia di trasformarsi in un appuntamento svuotato di democraticità. La strada della parola riconsegnata ai cittadini è la migliore se non vivessimo i mala tempora che pure currunt. L’attuale legge elettorale e la depotenziata e mai attuata legge sul conflitto di interessi finirebbero, infatti, per garantire al sire di Arcore, in occasione delle elezioni, una nuova volata verso Palazzo Chigi. Per questo più intelligente e opportuno è impegnarsi a realizzare un governo a tempo, di fedeltà costituzionale, che attui la riforma della legge elettorale per restituire il diritto di scegliere i propri rappresentanti parlamentari ai cittadini, attualmente espropriati di questo stesso diritto conferito alle segreterie dei partiti da una norma liberticida. Così come altrettanto urgente è garantire un sistema di informazione realmente pluralista, anche e soprattutto in vista dei prossimi appuntamenti elettorali, che vedranno i media ancora una volta esposti al tentativo di ‘occupazione’ del premier.

Senza soddisfare queste due condizioni, come ricorda giustamente d’Arcais, rischiamo di condurre il Paese nel pantano di elezioni immediate ma non pienamente democratiche, che danneggerebbero la societa’ e la tenuta democratica, col solo effetto di arrecare vantaggio a Berlusconi e alla sua coalizione piduista-razzista. L’IdV e Sel, le forze del centrosinistra tutte, insieme ai movimenti e alla società civile, devono quindi impegnarsi in questa battaglia, difficile da vincere ma che proprio per questo va combattuta per trovare un’alternativa al berlusconismo. I numeri ci sono avversi in Parlamento, la convinzione è forse non troppo radicata tra le tante anime che ci sono alleate, ma abbiamo il dovere di tentare comunque.

In questa battaglia il contributo del Pd sara’ prezioso e accettato con soddisfazione, a patto che il Pd rinunci alle tentazioni inciucistiche da Prima Repubblica che lo attraversano e che sono presenti, soprattutto, in quella parte di dirigenza piuttosto consistente che si ostina ad una paludata rincorsa verso terzi poli o governi di transizione. Governi, per altro, dalla guida improbabile, perché gia’ logorata nel momento in cui si pensa di affidarla a personaggi che hanno contribuito all’attuale esecutivo, strozzato da una questione morale divenuta giudiziaria, macchiato da una politica economica classista, determinato da una legislazione volta a garantire provvedimenti ad personas piuttosto che l’interesse del Paese, il quale è stato saccheggiato dei beni comuni e privato di welfare e diritti (acqua, istruzione, lavoro, assistenza sanitaria etc). Se poi si riuscisse a fare carta straccia di tutto questo, con un governo di fedeltà costituzionale che azzeri le vergogne berlusconiane, allora sarebbe un’ulteriore vittoria.

Nuova legge elettorale (senza trucchi però da parte di alleati e amici che decidono di imbarcarsi nell’impresa, quindi una legge che sia democratica e pluralista) e norme a garanzia del pluralismo mediatico sono comunque le priorità da conquistare per lo svolgimento di elezioni veramente democratiche e sono l’obiettivo che un esecutivo a tempo è chiamato a centrare oggi, nel solco del rispetto e della difesa della Costituzione.