Società

Odio e inferno… e Castelli scrisse al parroco

Di preti scomodi ce ne sono sempre stati fin dall’epoca del Savonarola. Passano i secoli, cambiano i tempi, i bersagli dei loro strali e questa volta è toccato alla politica del Governo nazionale. Accade così che dalla frazione Monte sulle colline dell’Alta Brianza, in comune di Rovagnate, don Giorgio De Capitani non risparmi attacchi alla politica tanto che il viceministro Roberto Castelli si è scagliato contro il sacerdote brianzolo che dal pulpito (e dal suo sito e da Youtube) non risparmia nessuno.

Il viceministro si è rivolto personalmente al sacerdote con un’ email: “Caro Don Giorgio. Non provo paura di Lei, provo solo pena. Lei parla di inferno,quello che evidentemente alberga in Lei. Lei officia funzioni in nome di una religione che predica l’amore mentre in Lei vi è solo l’inferno dell’ odio. Odio per me per la Lega, per Berlusconi, per il suo prossimo. Ma questo sentimento è un problema per chi lo prova non per chi ne è oggetto. Per quanto mi riguarda Lei può dire tutto quello che vuole visto che le legge per l’abolizione dei reati di opinione l’ho promossa io e non i suoi amichetti demokratici. Adesso mi sfida ad una pratica violenta, il duello. Proporrei, dato il livello della diatriba, le torte in faccia…”. Ma è accaduto anche che domenica 26 luglio Alberto Zangrillo, medico di fiducia di Berlusconi e luminare del San Raffaele, si è messo in fila per la comunione e al momento di ricevere la particola consacrata si è rivolto al sacerdote dicendogli: “Si vergogni, Lei è un terrorista”, rifiutando la Comunione e uscendo dalla chiesa. Dopo quell’episodio Castelli aveva chiesto alla curia milanese di censurare il sacerdote.

“Proprio quella domenica nella mia omelia non avevo neppure parlato di politica – racconta all’Antefatto don Giorgio -. Nella predica avevo fatto riferimento, tra l’altro, ai contenuti che non condivido dell’ Enciclica del Papa”. Può essere dunque che quell’uomo, sconosciuto ai parrocchiani, volesse in qualche modo provocare il sacerdote; perché, di fatto, per sentire le parole di don Giorgio (nativo proprio di Rovagnate e che da 10 anni, a parte una parentesi a Sesto San Giovanni, presta il suo servizio parrocchiale nella comunità di 500 anime) non è necessario andare in chiesa. Basta infatti collegarsi al suo sito ufficiale. “Lo hanno messo in piedi alcuni amici – racconta – e da quel momento non riusciamo a stare dietro a tutti i contatti e alle mail che riceviamo. E da domenica scorsa piovono molti messaggi di solidarietà”.

Di messaggi don Giorgio, in effetti, ne riceve parecchi. Anche di minacce. Ma lui si sente assolutamente tranquillo. Anche quando racconta che domenica 3 agosto in chiesa oltre ai fedeli c’erano pure gli agenti della Digos e i carabinieri in borghese. Per paura che accadesse qualcosa alla luce del fatto che il medico del premier, contattato in settimana dalle forze dell’ordine, si era detto intenzionato a “partecipare” nuovamente alla funzione officiata da don Giorgio e che gli esponenti  del Carroccio avevano annunciato un sit-in di protesta contro il prete.

“Poche parole semplici – dice don Giorgio durante la nostra conversazione -. Io vivo in Brianza, la Lega è nata qui (oggi sfiora quota 30%). Molte persone sono confuse. Magari vengono in chiesa e poi votano Lega, vogliono cacciare gli extracomunitari e poi a casa loro magari hanno una persona straniera che accudisce i genitori. A me piace dire le cose come stanno. E le persone ascoltano. Non è vero che la gente non capisce. Certo è che bisognerebbe sempre parlare in modo semplice e dire la verità”. Quella che lo stesso don Giorgio definisce paresia, una parola poco diffusa, e che sta a significare il coraggio di dire tutta la verità. Su tutte le questioni. Senza alcuna censura e delle quali don Giorgio parla con grande chiarezza nei suoi video affidati alla rete: da “perché io ce l’ho con la Lega” a “i soldi delle banche e altro”, passando per “buonismo e sciacallaggio” fino all”Enciclica sociale di Benedetto XVI”.

Ma questo prete che parla di politica proprio non piace. Questo sacerdote che usa il pulpito della sua chiesa non per ammansire ma piuttosto per denunciare proprio non va giù. E il peggio, da parte degli esponenti politici, potrebbe ancora arrivare. “Io sono tranquillo” ripete don Giorgio che in un suo intervento su Youtube a proposito del Lega-pensiero dice: “La Lega è più pericolosa del Berlusconismo. La Lega pesca il suo successo dall’infantilismo culturale, anzi da rachitismo fasciato di democrazia. La Lega nasce dall’analfabetismo politico e si nutre di analfabetismo popolare”. E ancora: “La Lega non ha alcuna visione politica. E attecchisce molto per la paura. Ha creato la paura e le persone la votano per difendersi. E poi la Lega non pensa al futuro vuole solo placare i borbotti della pancia.

La Lega nasce nella pancia ed è destinata a morire nella pancia”. Di tutta questa vicenda definita “provvidenziale” il religioso afferma di aver dedotto alcune cose contenute nel testo della sua omelia domenicale: “Si tratta di un misto di constatazioni e di riflessioni. Che cosa ho imparato? Anzitutto, che viviamo in un regime, dolce regime, eutanasico regime. Un regime che ti pugnala ogni giorno alle spalle, ma ti fa divertire, ti dà un’ebbrezza particolare, quella di vegetare senza più sentire altre ebbrezze, quella ad esempio della libertà di pensiero, quella di sognare un altro mondo diverso da questo, impastato di illusioni e di vacuità, di rachitismo culturale e di fluidità ormai inarrestabili. Siamo in balìa di onde che ci trascinano verso una deriva di cui ben pochi prevedono le conseguenze, ma che ci sfracellerà senza che noi ce ne accorgeremo. Sì, viviamo in un regime. E il regime è anzitutto mediatico. Una prova, magari piccola se volete, l’ho avuta in questi giorni. Mediaset – l’unica che si è mossa, la Rai ha preferito tacere – ha fatto ciò che ha voluto di una vicenda che se non altro meritava il rispetto di una corretta informazione. Quando si vivono da vicino queste deformità della realtà dei fatti, non si può non allargare la vicenda e considerare quella nazionale. Allora, ci si chiede, tutto ciò che ci dicono è deformato? Tutto? Sì, tutto. E ho imparato un’altra cosa: che sono sulla strada giusta. Mai come in questi giorni, mi sono convinto che questa è la via da percorrere, quella cioè di una denuncia, forte denuncia, di un regime fondato sulla idiozia più oscena, che accomuna potere e sesso, identificandoli, potere e interessi personali o di partito, potere e analfabetismo politico, potere e mercato, potere e ogni pretesa-diritto di fare della dignità della persona umana e dell’ambiente, nostro habitat naturale, solo un mezzo per costruire castelli di cemento, destinati a sotterrarci tutti quanti, delinquenti e onesti”