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Polonia e Lituania aiuteranno Kiev a rimpatriare gli ucraini emigrati ma soggetti alla leva militare

Polonia e Lituania sono pronte ad aiutare l’Ucraina nel rimpatrio dei cittadini soggetti alla coscrizione militare. In un clima di crescente tensione, i ministri della Difesa di Lituania e Polonia, dopo che Kiev questa settimana ha annunciato la sospensione dei servizi consolari per i cittadini che si trovano all’estero, giovedì hanno dichiarato la propria intenzione ad assistere Zelensky. “Da tempo suggeriamo di aiutare la parte ucraina a garantire che le persone soggette al servizio militare (obbligatorio) vadano in Ucraina”, ha detto Mariusz Błaszczak, ministro della Difesa polacco, senza però fornire ulteriori dettagli su quali meccanismi potrebbero essere utilizzati. L’omologo lituano Laurynas Kasčiūnas ha affermato che il suo Paese potrebbe compiere sforzi simili: “L’Ucraina è molto a corto di riserve da mobilitare. Questo non è giusto nei confronti di quei cittadini che lottano per il loro Paese”.

A pochi giorni dalle dichiarazioni del presidente polacco Andrzej Duda, membro fino alla sua entrata in carica del partito di estrema destra Diritto e Giustizia (Pis), che si era detto disponibile anche ad accogliere armi nucleari sul proprio territorio in funzione anti-russa, Polonia e Lituania si dichiarano pronte a sostenere l’Ucraina, che sta lottando per superare un enorme deficit di attrezzature e personale rispetto alle truppe russe in prima linea. Il parlamento ha recentemente approvato una nuova legge sulla mobilitazione, che abbassa l’età in cui gli uomini possono essere arruolati da 27 a 25 anni. Mercoledì il ministro degli Esteri ucraino, Dmytro Kuleba, annunciando la sospensione dei servizi consolari per gli uomini soggetti alla leva che vivono all’estero, ha detto al Guardian che è inaccettabile che uomini ucraini fuori dal paese “si siedano nei ristoranti” mentre altri stanno morendo, e ha detto che la decisione era in parte una dimostrazione di equità verso coloro che sono al fronte.

Il modo esatto in cui funzioneranno le nuove norme potrebbe non essere chiaro fino all’entrata in vigore della nuova legge sulla mobilitazione a metà maggio. È possibile che gli uomini possano aggiornare i propri dati nel registro militare utilizzando un’app dall’estero, invece di tornare a casa per farlo. Secondo quanto ricostruito dal Guardian, sono migliaia gli uomini che hanno attraversato illegalmente i confini occidentali dell’Ucraina dall’inizio della guerra. Tuttavia, molti cittadini ucraini vivono fuori dal paese da anni. Alcuni sono tornati dopo l’inizio della guerra, ma molti vivono e hanno famiglia fuori dal paese e non desiderano tornare. Già la prossima settimana il parlamento polacco dovrebbe prendere in considerazione nuove norme che imporrebbero a tutti gli ucraini di mostrare un passaporto valido per poter accedere ai benefici in Polonia. In precedenza, i rifugiati ucraini potevano farlo esibendo altri documenti comprovanti la loro identità.

I due Paesi sono tra quelli che più hanno sottolineato l’urgenza di un intervento diretto dell’occidente e della Nato nel conflitto. In un’intervista a Repubblica, il premier di Varsavia Donald Tusk aveva usato parole nitide su un possibile coinvolgimento dell’Europa nel conflitto: “Non voglio spaventare nessuno, ma la guerra non è più un concetto del passato. È reale, è già iniziata più di due anni fa. La cosa più preoccupante è che ogni scenario è possibile. È la prima volta dal 1945 che ci troviamo in una situazione del genere. So che sembra devastante, soprattutto per i più giovani, ma dobbiamo abituarci mentalmente all’arrivo di una nuova era. È l’era prebellica. Non sto esagerando. Sta diventando ogni giorno più evidente”. Un allarme lanciato in modo analogo dal vice ministro degli Esteri lituano, Egidijus Meilunas, nel corso di un colloquio avuto il 24 aprile con alcuni alti funzionari dell’Unesco: “Per l’Ucraina, impegnata nella lotta contro il terrore russo, il sostegno dell’Unesco è vitale. Questa organizzazione deve continuare a registrare attentamente i danni causati dalla Russia in Ucraina in modo che, in futuro, la Russia possa essere ritenuta chiamata a rispondere della distruzione portata”. Nel corso dell’incontro, Meiliunas ha parlato delle possibili soluzioni per isolare ulteriormente la Russia nel panorama internazionale e degli strumenti attraverso i quali l’Unesco può sostenere Kiev nei settori dell’istruzione, della scienza, della cultura, della comunicazione e dell’informazione.