Diritti

Anan Yaeesh, l’avvocato alla Camera: “Caso politico, non è stato considerato il diritto internazionale umanitario”

“I giudici hanno valutato la vicenda come se Anan Yaeesh non venisse da territori in cui è riconosciuto il diritto all’autodeterminazione, che per essere conquistato, secondo le risoluzioni delle Nazioni Unite, può essere agito anche in forma violenta, ovvero attraverso la lotta armata”. Apre così Flavio Rossi Albertini la conferenza stampa organizzata alla Camera dei deputati da Stefania Ascari, onorevole del M5s, per parlare di nuovo del caso del 37enne palestinese arrestato lo scorso 29 gennaio. Il giovane, attualemente detenuto nel carcere di Terni, è indagato per terrorismo dalla procura dell’Aquila insieme ad altri due connazionali Ali Saji Rabhi Irar e Mansour Doghmosh. “La percezione che si ha – aggiunge Khaled El Qaisi, lo studente italo palestinese trattenuto, per un mese, lo scorso agosto nelle carceri israeliane e in seguito rilasciato – è che ci sia la volontà di dare un segnale di lealtà politica. La situazione deve essere inquadrata nel contesto generale, non soltanto quello odierno, ma considerando un’occupazione militare che dura da decenni”.

L’accusa contestata dagli inquirenti della direzione distrettuale antimafia e antiterrorismo è che i tre avrebbero instaurato una collaborazione con il Gruppo di risposta rapida Brigate Tulkarem, parte delle Brigate dei martiri di Al-Aqsa, considerato un’organizzazione di tipo terroristico con “finalità tese a organizzare attentati suicidari in territorio israelo-palestinese, in particolare in Cisgiordania.” Qualche settimane fa la Corte d’Appello dell’Aquila si era opposta all’estradizione del giovane, richiesta dalle autorità israeliane, a causa della possibilità che il militante, in Israele, potesse essere sottoposto a trattamenti crudeli, disumani e degradanti.