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Lo strano caso di Urbino: promosso capoluogo con meno di 15mila abitanti. Salgono stipendi ed eletti: più consiglieri che medici di base

Il sindaco potrà correre per un terzo mandato, come avviene nelle città con meno di 15mila abitanti. A differenza dei piccoli comuni, però, non si voterà col sistema proporzionale ma col maggioritario. È lo strano caso di Urbino, nelle Marche, “promosso” capoluogo di provincia con il decreto elezioni varato dal governo di Giorgia Meloni nel gennaio scorso. Un riconoscimento che gli urbinati attendevano addirittura da 164 anni e che li equipara a Pesaro, l’altra città capoluogo dell’omonima provincia. Ma la “promozione” concessa dal governo ha come effetto anche quello di moltiplicare i posti in consiglio e in giunta, aumentando parallelamente le indennità degli eletti. Ma andiamo con ordine.

Nei mesi scorsi a Urbino credevano di dover andare a votare con la legge proporzionale alle prossime comunali dell’8 e 9 giugno: il candidato sindaco che prende più voti viene eletto. Dai 15.292 residenti del 2014, infatti, la cittadina nota per la sua storica università è passata in poco meno di 10 anni a una popolazione poco al di sotto dei 14 mila abitanti. Un’opportunità per l’attuale sindaco Maurizio Gambini, esponente di centrodestra che in questo modo potrà candidarsi per il terzo mandato consecutivo: opzione vietata nelle città più grandi, dove si vota col maggioritario. Un sistema elettorale che sarà mantenuto anche a Urbino alle prossime amministrative, grazie appunto alla decisione del governo di “promuovere” il comune a capoluogo di provincia.

La questione ha provocato polemiche anche a livello nazionale. “Urbino rappresenta l’unico comune vittima di una possibile svista. Se per i capoluoghi si prevede che, indipendentemente dal numero di abitanti si utilizzi il sistema elettorale del doppio turno (quello per i comuni superiori ai 15 mila abitanti), non si può che prevedere anche un limite di mandati a due per il sindaco. Con tre si crea un’eccezione“, ha detto Dario Parrini, senatore del Pd e vicepresidente della commissione Affari costituzionali di Palazzo Madama. Secondo l’esponente dem l’errore commesso su Urbino è dovuto a “un’interpretazione ad personam” fatta dal Viminale. “Urbino – ha attaccato ancora Parrini – non può essere capoluogo a metà. O lo è per tutto o non lo è per niente. Dov’è la ragionevolezza se si fa questo discorso per il sistema elettorale e non per il limite dei mandati?”.

Ma la vicenda non crea solo caos a livello di leggi elettorali. L’effetto del riconoscimento a capoluogo di Urbino, infatti, aumenterà pure il numero delle poltrone in consiglio comunale e in giunta. Dai parametri previsti per i piccoli comuni si passerà a quello delle grandi città: i 15 consiglieri in carica diventeranno 32, i 6 assessori al governo del comune aumenteranno fino a 9. In questo modo, dunque, Urbino avrà un consigliere comunale ogni 432 abitanti: un vero e proprio record. Soprattutto se si pensa che in città si conteranno meno medici di base (appena 12) che consiglieri in Comune. Ma a lievitare saranno anche gli stipendi: se nel 2021 il sindaco di Urbino percepiva uno stipendio mensile lordo pari a 2.928,31 euro, nel 2024 ne prenderà 9.960 lordi (al netto 5.875 euro).