Mafie

Matteo Messina Denaro, arrestato architetto del Comune di Limbiate che gestisce gli appalti del Pnrr: “Prestò l’identità al boss”

Prestò la sua identità al boss Matteo Messina Denaro affinché potesse comprare un auto e una moto, nonché fare operazioni bancarie e sottoscrivere polizze assicurative. Prima di essere “Andrea Bonafede”, l’ultimo boss stagista per dieci anni era stato “Massimo Gentile”, che in realtà è un architetto del Comune di Limbiate, in provincia di Monza, dove – come lui stesso scrive sui propri profili social – gestisce i progetti del Pnrr. E il professionista ora è finito in manette a distanza di oltre un anno dalla fine della latitanza dell’ultimo boss stragista di Cosa Nostra, poi deceduto negli scorsi mesi.

Tre arresti nella rete del boss – È quanto ha ricostruito la Dda di Palermo nell’ultimo troncone dell’inchiesta sulla rete di fiancheggiatori che ha protetto Messina Denaro negli ultimi trent’anni. Oltre a Gentile, il blitz dei carabinieri del Ros ha portato in carcere Cosimo Leone, un tecnico radiologo dell’ospedale Abele Ajello di Mazara del Vallo, e un altro uomo, Leonardo Salvatore Gulotta. Avrebbero tutti fatto parte della rete del boss. L’indagine è stata coordinata dal procuratore di Palermo Maurizio de Lucia, dall’aggiunto Paolo Guido e dai pm Gianluca De Leo e Piero Padova. Dalla cattura del boss, avvenuta il 16 gennaio del 2023, sono finite in manette 14 persone accusate di aver aiutato il capomafia ricercato. Quattro sono già state condannate.

Chi è l’architetto Gentile – Originario di Campobello di Mazara, il paese in cui Messina Denaro ha trascorso gli ultimi anni di latitanza, Gentile vive a Limbiate, in provincia di Monza, e ricopre un incarico amministrativo al Comune e recentemente ha partecipato a un’altra selezione dell’amministrazione di Turate, nel Comasco. L’indagato è parente di Salvatore Gentile, killer ergastolano, marito dell’amante storica di Messina Denaro Laura Bonafede. Secondo gli inquirenti, tra il 2007 e il 2017, l’architetto avrebbe ceduto più volte la sua identità al boss latitante, consentendogli così di acquistare una Fiat 500 e una moto Bmw, di stipulare l’assicurazione sui due mezzi, di compiere operazioni bancarie, “insomma – scrivono i magistrati – di vivere e muoversi nel suo territorio come un cittadino qualunque e con un apparentemente regolare documento di riconoscimento”.

L’assegno e le utenze telefoniche – Grazie a Gentile, insomma, Messina Denaro ebbe l’opportunità, come un cittadino qualunque, di intascare l’assegno di 9mila euro alla filiale di Unicredit di corso Calatifimi a Palermo e poi acquistare l’auto, che negli anni successivi fu ceduta alla madre di Bonafede. Gulotta, un 31enne impiegato nel settore agricolo, è invece accusato di aver messo a disposizione di Messina Denaro, tra il 2007 e il 2017, la propria utenza telefonica per poter ricevere comunicazioni dal rivenditore della Fiat 500 acquistata sotto falso nome e dalle agenzie assicurative presso le quali erano state stipulate le polizze per la macchina e la moto comprate con l’identità di Gentile.

Un ‘amico’ in corsia – A Cosimo Leone, cognato di Gentile, i pm contestano di aver garantito al boss latitante, a novembre del 2020, di fare in sicurezza una Tac al torace e all’addome, di avergli consegnato un cellulare riservato durante il ricovero all’ospedale di Mazara del Vallo, nei giorni in cui il capomafia venne operato di tumore al colon e di avergli fatto recapitare dopo le dimissioni il cd della tac da mostrare agli specialisti che lo avevano in cura. Leone sarebbe stato, dunque, per Messina Denaro “oltre che un indispensabile tramite con l’esterno durante l’intero periodo di degenza, anche un importantissimo punto di riferimento all’interno dell’ospedale”.

Il percorso sanitario oliato da Leone – Stando alla ricostruzione degli inquirenti, la Tac all’addome per l’ultimo degli stragisti era stata programmata per il 20 novembre 2020, ma grazie a Leone fu anticipata prima al 17 e poi perfino al 10, così da permettere l’operazione d’urgenza del 13 novembre. Cure super veloci per l’ex primula rossa di Castelvetrano. Il boss, mentre svolgeva una vita quasi normale a Campobello di Mazara, ha fatto una colonscopia a Marsala il 3 novembre del 2020. Da questo esame ha scoperto di avere un tumore al colon, a quel punto le tappe mediche seguono a tamburo battente: il 6 novembre fu visitato da un chirurgo all’ospedale di Mazara del Vallo, il 9 novembre fu ricoverato per essere operato. In questo percorso sanitario un ruolo importante lo avrebbe svolto proprio Leone, secondo quanto ricostruito dalle indagini. Per questo il tecnico radiologo è stato arrestato con l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa.

RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO

Con riferimento alle notizie diffuse con il Vs articolo meglio specificato in oggetto, con la presente si chiede di provvedere a tempestiva ed esaustiva rettifica, per onore del vero e per evitare eventuali fraintendimenti e fugare qualsiasi dubbio circa ipotetiche relazioni e rapporti tra il signore interessato dalle vicende giudiziarie ed il Comune di Turate. Infatti, l’espressione riportata nel testo dell’articolo in oggetto ” … ricopre un incarico amministrativo al Comune e recentemente ne ha ricevuto un altro dall’amministrazione di Turate, nel Comasco.” non corrisponde ai fatti e quindi costituisce una notizia falsa. E’ molto probabile che siate stati fuorviati anche dal profilo facebook del soggetto coinvolto, in cui lo stesso evidenziava di essere pronto per una nuova avventura presso questo ente senza aver aggiornato la pagina stessa e senza quindi precisare di aver rinunciato all’incarico. Il sig. MASSIMO GENTILE infatti, ha quindi solo partecipato ad una selezione predisposta ed avviata per individuare un professionista al quale conferire l’incarico di Capo Area dell’Area Tecnica del Comune. Il signore ha partecipato quindi alla selezione ed ha svolto un colloquio di idoneità all’assunzione dell’inçarico in parola. Questa procedura di selezione però non si è mai tradotta nel conferimento dell’incarico in questione, come risulta dal fatto che non esiste alcun rapporto di lavoro di alcuna forma, né alcun incarico conferito dal Sindaco che abbiano come riferimento il signore in questione. Questo Comune ha da sempre ispirato la sua azione amministrativa ai principi di legalità e di lotta alla criminalità organizzata di stampo mafioso, con numerose iniziative pubbliche ed esponendo sulla facciata del Comune uno striscione dei giudici Falcone e Borsellino quali martiri e simboli di questi valori e come parte attiva del Comitato di Lotta alle mafie denominato 5 dicembre. Pertanto, al fine di tutelare questo Comune da qualsiasi eventuale nocumento, anche solo di immagine e reputazione dell’integrità e della legalità, da eventuali equivoci o fraintendimenti anche solo dell’opinione pubblica, considerata la delicatezza delle contestazioni mosse dalle Autorità inquirenti contro il signore interessato dalle stesse, si chiede di voler rettificare la notizia errata da Voi diffusa con eguale e proporzionale modalità di pubblicazione rispetto a quella inesatta.

Il sindaco Alberto Oleari