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Atp Miami, il borsino degli italiani: un Sinner nuovo, Arnaldi spreca (ma sorride), Musetti torna a sperare

Continua la corsa di Jannik Sinner, si interrompono quelle di Matteo Arnaldi e Lorenzo Musetti. È questo il responso degli ottavi di finale del Masters 1000 di Miami. Tre partite differenti, che indipendentemente dall’esito finale racchiudono amarezze ma anche molti motivi per sorridere, per guardare alle prossime settimane con grande ottimismo. L’unico vero rammarico è aver visto sfumare la possibilità di un derby tutto italiano nei quarti tra Arnaldi e Sinner. Poco male, ci saranno sicuramente altre occasioni. D’altronde Arnaldi e Musetti sono andati forse oltre le previsioni della vigilia. Il primo continua nella sua progressione, il secondo invece è tornato a mostrare una brillantezza che era andata persa da mesi. Sinner infine sta convincendo in un modo nuovo, diverso da come siamo stati abituati negli ultimi mesi. In che senso?

Così come nel turno precedente contro l’olandese Griekspoor non è stato un grande Jannik, apparso ancora una volta in una versione un po’ opaca. Il campione degli Australian Open ha faticato ad entrare in partita, è stato sorpreso da un O’Connell sceso in campo con l’intraprendenza classica di chi non ha niente da perdere, ha rischiato di perdere il primo set. Il tutto prima del cambio di marcia, della rimonta e del dominio nel secondo set. Una prestazione in chiaroscuro che però nasconde anche degli aspetti positivi. La caratura di un giocatore infatti si misura soprattutto in circostanze come queste. Partite nelle quali non si è brillanti, si soffre, eppure si trova il modo di vincere e di andare avanti. È attraverso le vittorie “sporche” che si diventa grandissimi. Dopo i mesi perfetti tra Atp Finals, Coppa Davis e Australian Open, Jannik in Florida sta imparando l’arte di superare l’ostacolo anche quando le sensazioni buone non arrivano, quando l’inizio ti mette in una condizione di difficoltà, quando i colpi non sono precisi come al solito e la reattività fisica non è quella dei giorni migliori. Al netto di tutto questo, appare evidente che il livello si debba alzare, soprattutto guardando a quello che stanno facendo Alcaraz e Medvedev. Un cambio di marcia che dovrà arrivare già contro Tomas Machac nei quarti di finale, un rivale sulla carta abbordabile ma che si porta dietro l’entusiasmo del miglior torneo della carriera oltre che le sue ottime doti. Un avversario insomma da “maneggiare” con cautela.

Chi invece ha vissuto un’autentica giornata no è Matteo Arnaldi. La netta sconfitta dell’azzurro contro lo stesso Machac per 6-3 6-3 priva il tennis italiano di un derby prestigioso nei quarti di finale di Miami. L’azzurro dovrà attendere ancora per affrontare Jannik Sinner. Al netto delle grandi qualità e del grande torneo che sta mettendo in piedi Machac (il ceco lungo il suo cammino ha battuto tra gli altri Andy Murray e Andrey Rublev), questa eliminazione, inutile girarci intorno, rappresenta una ghiotta occasione sprecata. Centrare un traguardo di grande pregio come lo sono i quarti di finale di un Masters 1000 avrebbe dato tutto un altro sapore alla sua trasferta in Florida. L’amarezza per questa sconfitta però non toglie niente al grande torneo disputato da Arnaldi, agli ottavi di un Masters 1000 sul cemento per la prima volta in carriera. Prima di Machac, erano arrivati i successi contro Arthur Fils, Aleksandr Bublik e un redivivo Denis Shapovalov. Tutti match insidiosi e tutti superati senza perdere nemmeno un set. Un filotto consentirà ad Arnaldi di scalare ancora la classifica, fino al numero 35 del mondo (a meno che lo stesso Machac non raggiunga la semifinale). Il bilancio quindi non può che essere positivo. La top 30 ormai è davvero vicina, distante appena 140 punti, e rappresenta l’obiettivo prioritario da conquistare durante la stagione sulla terra battuta. Entrare tra i primi 30 giocatori del mondo infatti vorrebbe dire essere testa di serie al Roland Garros, con tutti i benefici che ne consegue sul tabellone principale.

Chi invece non ha grandi rimpianti ma solo ottime sensazioni è Lorenzo Musetti. Il carrarino ha sì ceduto in due set contro Carlos Alcaraz ma disputando un’altra ottima prestazione, che conferma tutto quello che di buono si era visto nei match vittoriosi contro Roman Safiullin e Ben Shelton. Perdere contro il numero 2 del mondo ci sta, farlo mantenendo sempre l’atteggiamento giusto e la testa sulla partita non è mai scontato. Dopo i lunghi mesi di crisi avuti tra l’autunno scorso e l’inizio di questa stagione, per l’azzurro Miami equivale a una ripartenza. Era fondamentale tornare a vincere partite, ritrovare entusiasmo e personalità, dare un segnale di risveglio. In Florida tutto questo è arrivato, da qui può partire una nuova stagione e una nuova pagina. Adesso serve continuità nelle prestazioni e nei risultati, e una mano in questo senso può arrivare dall’imminente stagione sulla terra rossa, la superficie preferita da Musetti. La prima tappa importante sarà il Masters 1000 di Montecarlo (dove l’anno scorso ha colto la vittoria più importante della carriera battendo Djokovic), poi Madrid, gli Internazionali d’Italia e infine il Roland Garros. Le occasioni per tornare in top 20 insomma non mancano.