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Accuse di molestie a Rocco Siffredi, spunta il nome della giornalista che lo ha querelato (e anche degli audio)

Ora la parola spetterà agli inquirenti che hanno acquisito come richiesto con forza dalla giornalista e dall’attore i messaggi scambiati su Whatsapp nel corso del tempo

Quel pasticciaccio brutto tra Alisa Toaff e Rocco Siffredi. Non si capisce ancora bene cosa sia accaduto tra la giornalista – che ha denunciato il pornodivo abruzzese per presunte molestie sessuali via whatsapp – e Siffredi stesso -che non ci è andato per il sottile facendo capire che questa storia è tutta notorietà gratuita per la ragazza (“e m***a per me”). Proviamo a ricapitolare esponendo qualche fatto altamente probabile. La Toaff lavora nel settore spettacoli dell’AdnKronos e lo scorso dicembre, in vista dell’uscita a marzo della serie Netflix, Supersex, sulla vita di Siffredi riesce ad ottenere con largo e fortunato anticipo un’intervista alla pornostar in un hotel di Roma. A quanto ricostruito in diverse interviste della Toaff, e di Siffredi, la giornalista si presenta all’incontro con un’amica (pare non giornalista, ma che, dice la Toaff “festeggiava il suo compleanno ed era fan del divo”), i due/tre chiacchierano, la Toaff lo intervista (intervista che Siffredi definisce “irrituale” con la Toaff che gli avrebbe parlato della sua sfera intima in modo allusivo), i due/tre si fanno qualche foto insieme, si salutano, poi al telefono parte lo psicodramma. Prima i messaggi “colloquiali” e “gentili” di Siffredi, poi la situazione peggiora perché l’attore contesta e vuole modificare parti dell’intervista. I due si vengono incontro, Toaff modifica il pezzo, l’intervista esce, Siffredi ringrazia, poi di nuovo tutto precipita. A far infuriare Siffredi sembra sia il titolo con cui viene lanciato il pezzo.

“Ho chiesto spiegazioni alla giornalista, la quale mi ha risposto che era necessario fare un titolo forte per dare risalto al pezzo – ha chiarito Siffredi al Giornale – A quel punto non ci sono più stato. Mi sono molto incazzato e, certamente sbagliando, ho usato nei confronti della giornalista parole molto offensive. Parole che le ho mandato con un vocale su WhatsApp. Volgarmente le ho consigliato di fare più sesso perché le avrebbe fatto bene. L’ho richiamata subito per scusarmi. Mi ha risposto che non ci sarebbe stato nessun problema, perché mi avrebbe querelato”. Fin qui tutto così così.

Perché la Toaff solo 24 ore fa, dopo la risposta di Siffredi, si fa intervistare dal Corriere della sera tenendo totale riservatezza sul suo nome. “Ho un figlio di nove anni un compagno di 15 anni più giovane e ci provavo con lui? Non è proprio il mio tipo, né potrei mai andare con uno con la sua storia”. Toaff peraltro sottolinea che è andata all’incontro con un’amica perché “la sua presenza mi rassicurava, visti i precedenti (?) messaggi di Siffredi e la sua fama di predatore”. Siffredi, quando ancora non era scoppiato del tutto il problema intervista da ritoccare e titolo, aveva spedito una foto della Toaff dai social scrivendo sotto “sei bon, femminilità top”. “Questo dimostra quali fossero le sue intenzioni fin da subito. L’intervista non era autorizzata, ha chiesto lui di farla ugualmente. Quando ha capito che non c’era trippa per gatti, è scappato”.

Nell’ultima parte dell’intervista al Corriere, la giornalista laziale rintuzza la domanda dell’intervistatore (“Siffredi dice che lei è in cerca di pubblicità”): “Allora si che vi avrei autorizzato a pubblicare il mio nome”. Comunque tempo qualche ora e su Repubblica la giornalista si fa intervistare facendo pubblicare il suo nome e cognome. “I suoi messaggi sono stati pesanti. Se fossi stata uomo non si sarebbe comportato così. Gli facevo domande sul sesso? E cosa avrei dovuto chiedergli?”. Siffredi ha chiosato: “Accusare Rocco Siffredi fa molto rumore e, visto il mio lavoro, le accuse risultano fortemente credibili. La mia persona è inevitabilmente associata al sesso, quindi è facile pensare che ci abbia provato o fatto avances spinte. Ma non è così. Lei ora avrà la sua gloria e io devo prendermi la merda addosso per una cosa che non ho fatto”. Insomma, la parola, a quanto pare spetterà agli inquirenti che hanno acquisito come richiesto con forza dalla giornalista e dall’attore i messaggi scambiati su Whatsapp nel corso del tempo.