Cronaca

Trento, parla il padre del bimbo in coma dal 2017 per un pezzo di formaggio: “La pediatra disse che era troppo stanca per visitarlo”

“La nostra è una battaglia civica, quella dottoressa dovrebbe cambiare lavoro”. Sono le parole di Gian Battista Maestri – padre del bambino che dal 2017 è in stato vegetativo per aver mangiato un pezzo di formaggio – commentando la notizia del rinvio a giudizio, per lesioni e rifiuto di atti d’ufficio, della pediatra dell’ospedale Santa Chiara di Trento che all’epoca dei fatti si sarebbe rifiutata di visitare il piccolo perché, secondo il racconto del papà del bimbo, “era troppo stanca”.


Il bimbo, che all’epoca aveva 4 anni, si era sentito male dopo aver mangiato un pezzo di formaggio contaminato dal batterio escherichia coli. Era stato quindi portato all’ospedale di Cles a Trento ed era rimato in osservazione per diverse ore prima di essere trasferito al Santa Chiara vista la gravità del suo caso. E qui la pediatra, nonostante la richiesta della collega, si sarebbe rifiutata di visitare il bimbo, causando un ritardo nella diagnosi della malattia di Seu, sindrome emolitico-uremica di cui è affetto il piccolo.

In un’intervista al Corriere della Sera, il padre del bimbo ha ricordato quella tragica giornata: “Mio figlio dopo aver mangiato il formaggio si è sentito subito male, siamo corsi prima all’ospedale di Cles poi a Trento. Al pronto soccorso pediatrico, la dottoressa che lo visitava ha chiesto un consulto alla pediatra, che però le ha risposto: non adesso, sono stanca è tutto il giorno che corro. L’abbiamo sentita noi”. Da parte della famiglia, spiega ancora l’uomo, “c’è molta rabbia verso la dottoressa” perché “quei tre giorni sono stati importanti, ma la colpa principale rimane del caseificio. Se mio figlio non avesse mangiato quel formaggio starebbe bene. Eppure era un prodotto consigliato proprio per la merenda dei bambini”. A dicembre scorso, l’ex presidente del caseificio Lorenzo Biasi e il casaro Gianluca Fornasari sono stati condannati per lesioni gravissime dal giudice di pace a una multa di 2.478 euro.