Politica

Meloni al Senato: “Sosteniamo Kiev. Macron? Evitare l’escalation a ogni costo”. E condanna “le elezioni farsa in territorio ucraino”. Salvini assente

Sostegno all’Ucraina, ma no all’escalation militare evocata da Emmanuel Macron. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni, intervenendo davanti all’Aula del Senato per le comunicazioni in vista del prossimo Consiglio Ue, ha ribadito la linea del governo. Mentre ha assicurato che l’Italia continuerà a inviare aiuti a Kiev, al tempo stesso ha risposto alle parole del presidente francese sull’ipotesi di invio di truppe in Ucraina: “Sulla proposta avanzata dalla Francia circa il possibile intervento diretto”, ha detto la premier, “ribadisco che la nostra posizione non è favorevole a questa ipotesi foriera di un’escalation pericolosa da evitare a ogni costo“. Poco prima era stato il presidente del Consiglio europeo Charles Michel a ribadire la linea europea: “Se vogliamo la pace”, ha dichiarato, “prepariamoci alla guerra”. Nel corso del dibattito, proprio le parole di Macron sono state stigmatizzate anche dalle opposizioni. È scoppiato però il caos a Palazzo Madama quando ha parlato il senatore Roberto Menia (Fdi): “La pace non si fa ipotizzando interventi militari per i pruriti muscolari di uno che si presenta piuttosto femmineo e mi capite di chi parlo”. Di fronte alle proteste ha replicato: “Lo sapevo che qualche anima candida si sarebbe sconvolta”.

Il dicorso di Meloni al Senato (senza Salvini): dalle “elezioni farsa” in Ucraina a Navalny – Nel suo intervento Meloni ha anche toccato il tema delle elezioni in Russia, poche ore dopo le parole di Salvini che ha chiesto rispetto per il “voto del popolo”. La premier infatti, non ha solo rivendicato quanto fatto dall’Italia per l’Ucraina, ha anche parlato del verdetto delle urne arrivato da Mosca: “Ribadiamo la nostra condanna allo svolgimento di elezioni farsa in territori ucraini e alle vicende e che hanno portato al decesso in carcere di Aleksei Navalny. Il suo sacrificio in nome della libertà non sarà dimenticato”, ha detto tra gli applausi dell’emiciclo. Al suo fianco il ministro Antonio Tajani annuiva convinto. L’altro vicepremier però non sedeva sui banchi del governo: Salvini non c’era, e anche il ministro Giancarlo Giorgetti, seppur presente in Aula, ha disertato gli scranni dell’esecutivo e siede, solo, a pochi metri, salvo poi lasciare l’Aula al fianco della presidente del Consiglio.

In generale, l’intervento di Meloni è stato concentrato sulle guerre in corso e sulle partecipazioni, attuali e future, dell’Italia. “È necessario approfondire” il tema delle “risorse che servono per fare un salto di qualità sul fronte della difesa” europea, ha detto. Meloni ha parlato dell’urgenza di “dotarci di un finanziamento necessario” e ha ribadito la sua visione di una “Nato composta da due colonne americana e europea, con pari peso”. E ancora: “Sì la libertà ha un costo, la sovranità ha un costo, non credete a chi vi dice che tutto è gratuito“. A proposito dell’allargamento della Nato ha aggiunto: “L’Italia saluta con favore l’ingresso della Svezia e della Finlandia e condanna ogni atteggiamento aggressivo della Russia verso questi Paesi amici così come nei confronti dei Paesi baltici”.

Parlando poi della Russia, Meloni ha respinto la possibilità che siano fatte trattative con Mosca: “Come ci si può sedere al tavolo delle trattative con chi non ha mai rispettato gli accordi?“, ha aggiunto. Ma non solo: “Ribadiamo la nostra condanna allo svolgimento di elezioni farsa in territorio ucraino“. In generale, parlando degli sforzi italiani di cooperazione con Kiev ha detto: “Non si tratta dell’impegno a fornire armi, ma di un’intesa che riguarda una cooperazione a 360 gradi, come è naturale che avvenga con uno stato che ha avviato il processo di ingresso nell’Unione europea”.

Meloni ha quindi rivendicato l’accordo targato al Cairo con la presidente Ursula Von der Leyen al suo fianco. E richiamato anche le polemiche nate attorno al caso Regeni, che su quell’intesa tra Europa-Egitto dal valore di ben 7,4 miliardi di euro ha gettato più di un’ombra. “A differenza di quanto sostenuto da alcuni – rimarca -, non abbiamo interrotto, e non intendiamo interrompere, la ricerca della verità sul caso di Giulio Regeni, come dimostra il processo in corso in Italia, che il Governo segue con molta attenzione e rispetto al quale ci siamo costituiti parte civile”. Infine ha parlato del conflitto in Medioriente: “Ribadiremo la nostra contrarietà a un’azione militare di terra da parte di Israele a Rafah che potrebbe avere conseguenze ancora più catastrofiche sui civili ammassati in quell’area. Riaffermeremo la necessità di assicurare la consegna in sicurezza degli aiuti umanitari e il sostegno all’iniziativa Amalthea per un canale marittimo da Cipro a Gaza finalizzato alla consegna degli aiuti stessi. Ferma restando, naturalmente, la necessità di aprire nuove vie terrestri che rimangono prioritarie“.

La replica: la difesa della strategia in Ucraina e gli attacchi a Pd e M5s – Intervenendo poi in Aula nella controreplica, Meloni ha attaccato il dem Filippo Sensi che ha messo in dubbio la compattezza della maggioranza in politica estera. “Mi pare che qualche tentennamento sulla politica internazionale ci sia dalle parti delle opposizioni”, ha detto la premier. “È il Pd che nell’ultima occasione si è astenuto quando si è trattato di votare sull’invio delle armi. All’opposizione non si hanno le stesse responsabilità. Ma ricordo che FdI ha avuto all’opposizione la stessa posizione che ora ha al governo. Ci sono temi, che riguardano la dignità della nazione, su cui non si fa campagna elettorale”. E a proposito dell’Ucraina ha negato che ci siano troppe difficoltà: “Non sono d’accordo sul fatto di dire che la strategia abbia fallito. Dipende da cosa si intende: se si tratta dell’invasione dell’Ucraina, la strategia ha fallito. Putin prevedeva una guerra lampo, mentre noi siamo in un momento dove l’invasione non è presa in considerazione e l’Ucraina ha recuperato territori che erano stati occupati. Questo non è un fallimento“. E rivolgendosi alle opposizioni: “Se avessimo fatto quello che proponevate già qualche mese fa l’Ucraina si sarebbe arresa. Contesto il principio che l’Ucraina si debba arrendere. Non mi convincerete mai che questa sia la soluzione”.

Infine ha attaccato il leader M5s Conte: “Sono mesi che io chiedo al M5s quali siano le condizioni per la pace che siano accettabili dal vostro punto di vista. Si ritiene che la cessione dei territori occupati sia un tema? Il problema è che queste proposte non sono arrivate. Ho sentito dire a Conte che Zelensky, se vuole la pace, deve mettersi gli abiti civili. Probabilmente il presidente Conte riteneva al tempo che a governare l’Italia ci sarebbe stata la sua pochette. La politica estera è una cosa più seria. Penso che sia molto pesante dire a qualcuno che vede i propri civili morire come si debba vestire”.

Da Patuanelli a Renzi e Calenda: gli interventi in Aula – Per il M5s ha parlato il senatore Stefano Patuanelli: “Io vedo un presidente del consiglio che quando prende la parola per le comunicazioni ha un aplomb istituzionale. Dopodiché, parte la discussione generale e viene fuori l’Incredibile Hulk, quello che dimostra di non avere alcun rispetto istituzionale per quest’Aula, che vuole dare lezioni su come si fa opposizione, che parla di tutto quello che non è stato fatto precedentemente, in cui non ci dice cosa vuole fare questo governo, ci ricorda soltanto quello che non è stato fatto. Le do una notizia, Presidente. Fra dieci giorni lei avrà governato più del Presidente Draghi, più del Conte I e II e non abbiamo ancora capito cosa vuole fare per il Paese”. Contro Meloni ha preso la parola Matteo Renzi: “Io sono contrario alle posizioni di Macron di questi ultimi giorni” sull’Ucraina, “lo trovo esagerato. Ma avrei voluto vedere il presidente del Consiglio della Repubblica italiana e non il primo ministro polacco a quel tavolo” tra Francia, Germania e Polonia, “e penso che sarebbe servito anche a voi”. E ha aggiunto: “Definire in questa Aula il presidente francese femmineo è una mancanza di cultura”. Mentre il leader di Azione Carlo Calenda ha attaccato le rivendicazioni sul piano economico di Giorgia Meloni: “Mi permetto di dare un consiglio alla presidente. Su quella sedia ha visto tanti presidenti prima di lei fare trionfalismo su dati economici, non ha mai funzionato un granché. Non perché non ci sia qualche dato vero in quello che dice ma perché per la famiglia italiana che ha difficoltà nell’accesso alle cure, al tempo pieno, è cambiato molto poco. Le do un consiglio: eviti trionfalismi, perché l’opinione pubblica normalmente reagisce molto male”. Infine le parole sull’Egitto hanno provocato le proteste di Alleanza Verdi Sinistra: “Promettere miliardi di euro”, ha detto il capogruppo Peppe De Cristofaro, “al dittatore egiziano che da anni irride l’Italia negando verità e giustizia per Giulio Regeni, significa tradire quella che vi piace chiamare ‘Nazione’. Vi dite patrioti ma su questo avete umiliato l’Italia”.

Il caso dello studente che fa il gesto della pistola – Tra i motivi di polemica durante la seduta, c’è stato anche il caso dello studente 16enne che, mentre assisteva al dibattito insieme alla sua classe, ha fatto il segno della pistola con le mani. La vicenda è stata segnalata al questore anziano Gaetano Nastri (FdI) che ha poi incontrato la professoressa che ha subito stigmatizzato il comportamento e il protagonista. Un gesto inappropriato, ha minimizzato Nastri, e ha fatto sapere che il ragazzo è già pentito e si è scusato. Meloni, nel corso della replica, ha detto: “Grazie per la solidarietà: su quanto accaduto non ho nulla da aggiungere, mi colpisce che un gesto del genere avvenga in un’Aula come questa nel giorno dell’anniversario della morte di Marco Biagi, un servitore delle istituzioni, dello Stato che ha pagato con la vita la sua disponibilità verso le istituzioni”. Intanto, interpellata dall’agenzia Ansa, la preside del liceo Righi di Roma Cinzia Giacomobono ha assicurato che sarà assunto “un provvedimento disciplinare”.

La risoluzione di maggioranza per il “sostegno a Kiev” – Nel testo che le Camere dovranno votare, si legge, che si impegna il governo “a continuare ad assicurare all’Ucraina un forte sostegno declinato nelle diverse dimensioni, politico-diplomatica, economico-finanziaria, militare e umanitaria, per tutto il tempo necessario”; a “favorire ogni iniziativa diplomatica finalizzata ad una risoluzione del conflitto, rispettosa del diritto internazionale”; a “ribadire la condanna per la detenzione e la morte disumana di Alexsey Navalny e per la repressione delle pacifiche manifestazioni in sua memoria”. Si impegna il governo “a proseguire, anche come presidenza di turno del G7, l’azione di mediazione già perseguita dal nostro Paese per il superamento della crisi in corso in Medio Oriente sulla base del rispetto del diritto internazionale e nel quadro della cooperazione con le Nazioni Unite”; a “ribadire la più ferma condanna di Hamas per l’attacco terroristico contro Israele del 7 ottobre scorso e al tempo stesso a proseguire con l’intenso impegno diplomatico per il raggiungimento di una pausa umanitaria che porti ad un cessate il fuoco duraturo, alla liberazione di tutti gli ostaggi e che garantisca la protezione della popolazione civile”. Si punta anche a “continuare a fornire tutta l’assistenza umanitaria necessaria alla popolazione palestinese, in linea con le iniziative già intraprese fin dalle prime fasi della crisi e che hanno profilato l’Italia in un ruolo di primo piano a livello internazionale” e a “condannare fermamente ogni forma di antisemitismo anche alla luce dei preoccupanti episodi di intolleranza verificatisi nell’ultimo periodo”.