Mafie

Giovanni Luppino, l’autista di Messina Denaro condannato a 9 anni e 2 mesi per favoreggiamento ma cade l’accusa di mafia

Una condanna a 9 anni e due mesi per Giovanni Luppino, l’uomo che faceva da autista a Matteo Messina Denaro il giorno della sua cattura. Il 60enne è stato condannato solo per favoreggiamento aggravato e procurata inosservanza di pena, visto che la giudice Cristina Lo Bue non ha riconosciuto l’associazione mafiosa perché non sufficientemente provata. È questa la sentenza emessa oggi con rito abbreviato, 14 mesi dopo lo storico arresto del 16 gennaio 2023. L’accusa era rappresentata in aula dal pm Pierangelo Padova.

Inizialmente accusato di favoreggiamento, a Luppino era stata contestata l’associazione mafiosa in seguito agli approfondimenti di indagine della procura guidata da Maurizio De Lucia. Contestazione non riconosciuta oggi dalla gup. Era stato Luppino ad accompagnare Messina Denaro da Campobello di Mazara fino a La Maddalena, la clinica privata di Palermo dove il boss era in cura per un tumore al colon.

L’uomo si era giustificato spiegando di aver conosciuto Messina Denaro perché gliel’aveva presentato Andrea Bonafede (l’uomo che aveva prestato la sua identità al boss), spacciandolo per un suo cugino e chiedendogli di accompagnarlo a Palermo per delle cure. Il capomafia gli sarebbe stato presentato col nome di Francesco Salsi e solo dopo tempo Luppino ne avrebbe conosciuto la vera identità. Da allora “per ragioni umanitarie”, vistoche il boss era gravemente malato, l’imputato l’avrebbe continuato ad accompagnare Messina Denaro alle terapie. Ma dureante il processo è emerso come in passato ci sarebbero stati altri 50 passaggi da Campobello a Palermo. E la conoscenza tra Luppino e Messina Denaro non era superficiale: due imprenditori hanno raccontato che, poche settimane prima dell’arresto, l’autista del boss gli aveva chiesto denaro per sostenere la latitanza del boss.

Nella ricostruzione dell’accusa, dunque, i rapporti di Luppino col boss risalgono al 2018, cioè almeno due anni prima dell’insorgenza della malattia di Messina Denaro, poi morto lo scorso 25 settembre, 9 mesi dopo la cattura. Tra i pizzini trovati nel covo di Messina Denaro è emerso un rendiconto in cui il boss aveva appuntato il versamento periodico di somme di denaro, più alcune regalie a Luppino e ai suoi figli, Antonino e Vincenzo, arrestati lo scorso 13 febbraio. Il boss aveva vissuto per qualche tempo in un appartamento adiacente alla casa dei Luppino, in via San Giovanni, affittato da una coppia di emigrati in Svizzera ad Andrea Bonafede. Il geometra, però, non ha mai abitato lì, dove invece è stato visto con regolarità Matteo Messina Denaro. Il boss di Castelvetrano si trasferì poi in via San Vito, l’ultimo covo prima della cattura, e del trasloco si occuparono proprio i Luppino.

I figli dell’autista, che avevano in custodia l’Alfa Romeo Giulietta del boss e gli facevano anche da scorta – il 29 dicembre del 2022 viaggiavano su un furgone dietro di lui mentre passava sotto casa della figlia Lorenza e delle sorelle – erano stati battezzati da Laura Bonafede, considerata per anni l’amante di Messina Denaro. A lei i Luppino avevano trasferito soldi per un ammontare di 81 mila euro. Durante il processo Luppino padre ha ammesso i rapporti con Laura Bonafede mentre ha detto di avere accompagnato il boss per sostenerlo durante la cura.

La sentenza di primo grado, dunque, conferma solo in parte la ricostruzione dell’accusa che aveva chiesto 14 anni e 4 mesi di pena. Luppino è stato anche condannato al pagamento di 5 mila euro al comune di Castelvetrano e di Campobello di Mazara e 2500 di spese, 3000 per le associazioni Caponnetto, Codici e Antiracket Usura di Trapani, rappresentati oggi da Alessandra Inguaggiato. Si tratta della seconda sentenza dall’arresto di Messina Denaro, dopo quella ad Andrea Bonafede Junior, il geometra che ritirava le ricette dal medico Alfonso Tamburello. Bonafede Junior è stato condannato lo scorso 30 novembre a 6 anni e 8 mesi per favoreggiamento aggravato.