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Il capo della Chiesa ucraina risponde al Papa: “Non è possibile arrendersi”. Kuleba: “Nostra bandiera è gialla e blu, non bianca”

“In Ucraina nessuno ha la possibilità di arrendersi“. Il Capo della Chiesa greco-cattolica ucraina, Sviatoslav Shevchuk, risponde così – senza citarlo – a Papa Francesco intervenendo dalla chiesa di San Giorgio a New York dove si trova in visita pastorale. Il ministro degli Esteri ucraino ricorda, invece, al Pontefice che aveva parlato di “bandiera bianca” che “la nostra bandiera è gialla e blu. Non alzeremo mai altre bandiere”. Dure critiche anche quelle del presidente dell’Associazione cristiana degli ucraini in Italia: le affermazioni del Papa nel corso dell’intervista rilasciata alla Radio televisione Svizzera sono “sconvolgenti, imbarazzanti e profondamente offensive“. “È molto importante essere coerenti”, aggiunge l’ambasciata ucraina presso la Santa Sede, stigmatizzando l’intervento del Pontefice. Mentre Mosca provoca: “Il Papa non sta parlando a Kiev, ma all’Occidente”.

Le parole del Papa – Al centro della polemica il passaggio dell’intervista del Pontefice sulle guerre. Il Papa ha parlato di Gaza (definendolo “un conflitto tra due irresponsabili”) e dell’Ucraina: “È più forte chi vede la situazione, chi pensa al popolo, chi ha il coraggio della bandiera bianca, di negoziare. Oggi si può negoziare con l’aiuto delle potenze internazionali. La parola negoziare è coraggiosa. Quando vedi che sei sconfitto, che le cose non vanno, occorre avere il coraggio di negoziare“, ha detto il Papa sottolineando anche che “il negoziato non è mai una resa” ma “è il coraggio di non portare il Paese al suicidio”. Poco dopo la diffusione dell’intervista è anche arrivata la precisazione del portavoce del Vaticano Matteo Bruni: “Il Papa usa il termine bandiera bianca, e risponde riprendendo l’immagine proposta dall’intervistatore, per indicare con essa la cessazione delle ostilità, la tregua raggiunta con il coraggio del negoziato. Altrove nell’intervista, parlando di un’altra situazione di conflitto, ma riferendosi a ogni situazione di guerra, il Papa ha affermato chiaramente: ‘il negoziato non è mai una resa’”, sottolinea Bruni.

“Chi guarda con scetticismo venga a vedere” – Precisazioni del portavoce che però non hanno fermato la polemica. “L’Ucraina è ferita ma imbattuta. L’Ucraina è esausta, ma resta in piedi. In Ucraina nessuno ha la possibilità di arrendersi! E tutti quelli che guardano con scetticismo alla nostra capacità di stare in piedi, diciamo: venite in Ucraina e vedrete!“, ha detto il Capo della Chiesa greco-cattolica ucraina, Sviatoslav Shevchuk, rilanciando sui social le parole pronunciate nella chiesa di San Giorgio a New York. Sulla stessa falsariga la posizione dell’ambasciata ucraina presso la Santa Sede: “È molto importante essere coerenti! Quando si parla della terza guerra mondiale, che abbiamo ora, è necessario imparare le lezioni dalla seconda guerra: qualcuno allora ha parlato seriamente dei negoziati di pace con Hitler e di bandiera bianca per soddisfarlo? Quindi la lezione è solo una: se vogliamo finire la guerra, dobbiamo fare di tutto per uccidere il Dragone!”, afferma sui social l’ambasciata ucraina presso la Santa Sede.

Kuleba: “Nostra bandiera è gialla e blu” – Il ministro degli Esteri ucraino, Dmytro Kuleba, dopo le parole del Papa scrive un post su X: “La nostra bandiera è gialla e blu. Questa è la bandiera con la quale viviamo, moriamo e vinciamo. Non alzeremo mai altre bandiere”, ha affermato Kuleba facendo riferimento alla “bandiera bianca” citata dal Papa. “Ringraziamo Sua Santità Papa Francesco – ha aggiunto – per le sue costanti preghiere per la pace, e continuiamo a sperare che dopo due anni di guerra devastante nel cuore dell’Europa, il Pontefice trovi l’opportunità di compiere una visita apostolica in Ucraina per sostenere oltre un milione di ucraini cattolici, oltre cinque milioni di greco-cattolici, tutti cristiani e tutti ucraini”.

Parole del Papa “sconvolgenti, imbarazzanti e offensive” – Per la comunità ucraina italiana “le parole di papa Bergoglio sul ‘coraggio di alzare la bandiera bianca’, sul ‘negoziare quando vedi che sei sconfitto’ sono sconvolgenti, imbarazzanti e profondamente offensive nei confronti di un popolo che da oltre due anni cerca di sopravvivere alla terribile e criminale aggressione russa”. Per Oles Horodetskyy, presidente dell’Associazione cristiana degli ucraini in Italia “alla richiesta di arrenderci del boia del Cremlino rispondiamo con la resistenza. Mai avremmo immaginato di ricevere la stessa richiesta dal nostro Papa, capo della Chiesa Cattolica e predicatore del Vangelo. Per un cristiano è inaccettabile arrendersi al male e al peccato che rappresenta oggi la Russia di Vladimir Putin. Difendere la propria vita e la propria casa è un dovere sacrosanto di ogni cittadino”, ha aggiunto. “Proprio in questo momento difficile – ha proseguito Horodetskyy – quando gli aiuti americani sono bloccati e l’Ucraina rischia di rimanere isolata e in balia dell’aggressore, sentire dal Papa questi infelici appelli è fortemente deludente. L’Ucraina non è stata sconfitta e non abbiamo visto alcuna volontà di arrendersi da parte del nostro popolo. Ci aspettiamo dal Papa – ha sottolineato – una forte condanna dei peccati russi di aggressione, di assassinio di massa, di violenza e distruzione. Ci aspettiamo dal Papa un appello a Putin di fermare l’aggressione e andarsene dall’Ucraina. Ci aspettiamo dal Papa di essere un promotore di una pace giusta e non certo un alleato morale dell’aggressore“.

Zakharova: “Noi non abbiamo mai bloccato i negoziati” – Da Mosca arrivano invece le parole della portavoce del ministero degli Esteri. Nel suo appello per i negoziati, Papa Francesco non sta parlando a Kiev, ma all’Occidente, che usa l’Ucraina come “uno strumento” per le sue “ambizioni”, ha detto all’Ansa, Maria Zakharova. “Per come la vedo io – ha sottolineato la portavoce – il Papa chiede all’Occidente di mettere da parte le sue ambizioni e ammettere che si è sbagliato“. Quanto alla Russia, “noi non abbiamo mai bloccato i negoziati“, ha affermato Zakharova. “Ogni esperto, ogni politico, ogni diplomatico oggi capisce” che la situazione in Ucraina “è in un vicolo cieco” e per questo “molti diplomatici e Paesi stanno chiedendo negoziati”, ha aggiunto la portavoce del ministero degli Esteri.