Ambiente & Veleni

Liquami non trattati nei terreni e in mare, 17 arresti per la gestione di 34 depuratori in Calabria

Liquami non trattati che finivano nei terreni e in mare. Succedeva questo almeno a dieci depuratori individuati nell’ambito dell’inchiesta del Nucleo operativo ecologico di Catanzaro e del Gruppo Forestali di Catanzaro che hanno arrestato 17 persone – 4 in carcere e 13 ai domiciliari – e notificato un obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria. Secondo l’accusa gli indagati abbattevano i costi di gestione dei depuratori perché i fanghi venivano solo parzialmente trattati, non venivano eseguite la manutenzioni previste e venivano falsificati i formulari di identificazione dei rifiuti con il falso conferimento in un impianto in un comune del Catanzarese. E così i fanghi prodotti dal trattamento delle acque reflue urbane venivano smaltiti illecitamente.

Il trattamento di rifiuti della pulizia delle acque di scarico, dei fanghi delle fosse settiche, per più di 2.000 tonnellate in un anno, che venivano conferiti nello stesso impianto, non veniva eseguita. Tutto ciò, secondo l’accusa, avrebbe provocato il malfunzionamento di numerosi depuratori che, in 10 casi, avrebbe portato appunto allo sversamento dei liquami non trattati nei terreni circostanti e in mare.

Per la procura l’organizzazione era quindi finalizzata all’ottenimento di più commesse, all’esecuzione di appalti in frode ai contratti e alla commissione di reati ambientali derivanti dalla gestione di 34 depuratori a servizio di 40 comuni delle cinque province calabresi. Gli arresti, disposti dal giudice per le indagini preliminari su richiesta della Dda di Catanzaro, sono stati eseguiti con la collaborazione dei carabinieri dei Comandi provinciali di Catanzaro, Cosenza e Vibo Valentia e dell’ottavo Nucleo elicotteri di Vibo.

Le accuse contestate sono, a vario titolo, associazione per delinquere, attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti, inquinamento ambientale e frode nelle pubbliche forniture. Tra i reati vi è una tentata estorsione aggravata dalla modalità mafiosa ai danni di un dipendente di una società che avrebbe subito una minaccia da parte di esponenti della consorteria di ‘ndrangheta di Cirò Marina su commissione del proprio datore di lavoro per non farlo rivolgere ai sindacati per ottenere il pagamento di alcuni stipendi. Nei confronti di altri 12 soggetti, tra cui quattro funzionari di enti locali, sono state emesse informazioni di garanzia. Il gip ha anche disposto il sequestro preventivo delle quote e del compendio aziendale di 6 società con sede in provincia di Catanzaro per un valore complessivo di oltre 10 milioni di euro.

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