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Gaza, spari sui civili accalcati intorno ai camion degli aiuti: oltre 100 morti. Israele: “Erano una minaccia”. Poi ritratta: “Solo colpi di avvertimento”

La notte a Gaza ha portato altre vittime, tante. Sono almeno 112 i morti e centinaia i feriti tra le persone che nella notte si sono accalcate spinte dalla disperazione della fame intorno a un camion nella speranza di ricevere aiuti alimentari. Testimoni e il corrispondente di Al Jazeera sul posto hanno riportato che le persone sono state attaccate con proiettili di artiglieria, missili di droni e colpi di arma da fuoco.

Fonti dell’esercito israeliano hanno prima confermato di aver aperto il fuoco contro i palestinesi, perché “chi aveva accerchiato i camion poneva una minaccia per le truppe“. Aggiungendo poi che “la maggioranza delle vittime è dovuta alla calca“. Secondo la ricostruzione ufficiale dell’Idf, i fatti sono avvenuti attorno alle quattro del mattino quando una trentina di camion carichi di aiuti umanitari è arrivata lungo la costa a Gaza city per portare cibo nel quartiere di Rimal. Migliaia di palestinesi si sono precipitati verso i camion mentre i mezzi transitavano attraverso un check point dell’esercito israeliano, portando ad una calca con morti e feriti. Alcune persone sono state travolte e investite dai camion. L’indagine dell’Idf riferisce che alcuni dei camion sono riusciti a proseguire verso nord. Ma all’altezza di Rimal uomini armati hanno aperto il fuoco sul convoglio e iniziato a saccheggiare i camion. Intanto decine di palestinesi che avevano assaltato l’ultimo camion si sono diretti verso i soldati e i tank del check point israeliano. A questo punto, quando i palestinesi erano a una distanza di poche dozzine di metri, un ufficiale ha ordinato di sparare in aria e poi all’altezza delle gambe di chi proseguiva. I palestinesi colpiti sono stati dieci, secondo l’Idf.

Una versione rettificata ore più tardi dal portavoce dell’esercito Daniel Hagari, durante una conferenza stampa in cui ha detto che “non c’è stato alcun raid”, ma solo colpi di avvertimento in aria per disperdere la folla e che quel che è avvenuto è solo uno “sfortunato incidente”. Secondo Hagari “alle 4.40 il primo camion dei soccorsi del convoglio umanitario ha iniziato a farsi strada attraverso il corridoio umanitario che stavamo proteggendo. L’Idf stava proteggendo il corridoio umanitario in modo che il convoglio umanitario potesse raggiungere la sua destinazione nel nord di Gaza”. “Alle 4.45 – ha continuato mostrando un video – una folla ha teso un’imboscata ai camion degli aiuti, fermando il convoglio. […] Quando le centinaia sono diventate migliaia e la situazione è sfuggita di mano, il comandante del carro armato ha deciso di ritirarsi per evitare danni alle migliaia di abitanti di Gaza che erano lì”, ha detto ancora Hagari: “Si può vedere quanto fossero cauti quando facevano marcia indietro. Stavano indietreggiando in modo sicuro, rischiando la propria vita, non sparando alla folla”. Per il portavoce dell’esercito, “le Forze di Difesa Israeliane operano secondo le regole di ingaggio e il diritto internazionale. Nessun attacco dell’Idf è stato condotto contro il convoglio umanitario. Al contrario, l’Idf era lì e stava portando avanti un’operazione di aiuto umanitario per proteggere il corridoio umanitario e consentire al convoglio di aiuti di raggiungere il suo punto di distribuzione, in modo che gli aiuti umanitari potessero raggiungere i civili di Gaza nel nord che sono nel bisogno”. Hagari ha aggiunto che l’Idf ha condotto operazioni di questo tipo “nelle ultime quattro notti senza alcun problema, questa è la prima notte in cui abbiamo avuto qualsiasi tipo di evento”.

Il numero dei morti della scorsa notte va ad aggiungersi a quelli che si sono accumulati dal 7 ottobre scorso e che, a nemmeno cinque mesi dall’attacco di Hamas e della reazione militare di Israele, hanno raggiunto la drammatica quota delle 30mila vittime, per la stragrande maggioranza civili. A Gaza, quindi, si continua a morire, mentre dal punto di vista diplomatico si è ancora in cerca di un punto d’incontro tra le parti per arrivare a una tregua prolungata. Ma nel dibattito torna anche la voce del leader di Hamas a Gaza, il ricercato numero uno da Israele Yahya Sinwar che in un messaggio recapitato all’inizio del mese da un corriere a una riunione della leadership di Hamas in esilio a Doha ha rassicurato sul fatto che gli attacchi israeliani non stavano eliminando tutti i combattenti. “Non preoccupatevi, abbiamo gli israeliani proprio dove li vogliamo”, ha detto Sinwar secondo quanto riporta il Wall Street Journal.

A Washington, invece, la preoccupazione dell’amministrazione Biden riguarda possibili preparativi per operazioni di terra nel Libano per la fine della primavera o l’inizio dell’estate, secondo quanto riportato dalla Cnn spiegando che l’eventualità scatterebbe se dovessero fallire i negoziati diplomatici per costringere gli Hezbollah a ritirarsi dal confine con Israele.