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Argentina, il governo Milei proibisce l’uso del linguaggio inclusivo. Provocazione contro le “nemiche” femministe

“Per decisione del presidente Javier Milei, procederemo ad avviare un procedimento per vietare il linguaggio inclusivo e tutto ciò che riguarda la prospettiva di genere in tutta la pubblica amministrazione nazionale”, ha dichiarato il portavoce della presidenza, Manuel Adorni. “Non sarà possibile utilizzare la “e”, la chiocciola, o la x” questo per “evitare l’inutile inserimento del femminile in tutti i documenti della pubblica amministrazione”, ha aggiunto. “La lingua che contempla tutti i settori è lo spagnolo” ha chiosato Adorni che sostiene che “la prospettiva di genere è stata utilizzata anche come business della politica“. A pochi giorni dall’8 marzo il governo Milei mette il “turbo” e, come promesso in campagna elettorale, attacca e provoca chi valuta come “nemico” ovvero il movimento femminista.

Secondo il portavoce del presidente il governo non sarebbe interessato a entrare in un “dibattito sul linguaggio” ma la questione di genere sarebbe stata usata come un “affare politico” nelle amministrazioni precedenti. L’attacco, simbolico e materiale, arriva da più parti del governo, e così anche il ministero guidato da Patricia Bullrich, ovvero il ministero della Sicurezza argentino, ha annunciato che “è vietato l’uso del linguaggio cosiddetto ‘inclusivo’ nell’ambito del ministero della Difesa, delle Forze armate e degli organismi decentrati del dicastero”. Così è permesso il solo utilizzo della “lingua spagnola, in conformità con i regolamenti che disciplinano ogni rispettiva area, secondo i termini e le regole stabiliti dalla Reale accademia spagnola (Rae) e i regolamenti e i manuali in vigore nelle forze armate”.

Il testo licenziato da Bullrich sostiene che “qualsiasi deviazione o snaturamento dello spagnolo che non sia standardizzato o approvato” può “indurre a un’errata interpretazione di ciò che si desidera disporre o ordinare”, rendendo difficile la corretta applicazione degli ordini. L’annuncio è stato preso con “ironia” e in rete si sono scatenate battute e domande. I meme vanno da “fino a che punto si spingerà il divieto nell’uso della e?” a “l’abolizione dell’uso della chiocciola impedirà alle persone di scrivere e-mail?”. Per di più lo “spagnolo argentino”, come ogni lingua viva, muta giornalmente e quindi pensare e rivendicare l’uso di una lingua come un qualcosa di statico è ‘pensiero debole’ e non un argine ai fattori sociali, politici, biologici e cognitivi che riconoscono i limiti linguistici, con il tentativo di correggere il tiro, che una visione maschile e dicotomica del mondo hanno imposto.

Una battaglia che pare più una provocazione a pochi giorni dalla giornata internazionale della donna, che in Argentina (e non solo) è giornata di lotta e di conflitto. Il tentativo del governo è spostare l’attenzione, ed il dibattito, dalla drammatica situazione sociale ed economica che il nuovo esecutivo sta rilanciando e inasprendo. Non è un caso che le attivisti femministe, e accademiche, Veronica Gago e Luci Cavallero, in un articolo su ElDiarioAr scrivono “Da un lato, la manovra diversiva è evidente. Si aspettano che il movimento femminista reagisca scandalizzandosi così da poter nuovamente contrapporre questione linguistica e necessità di cibo. Vogliono, ancora una volta, come amano fare i settori antifemministi, raccontare che il linguaggio sia questione di superficie, che sia un lusso eccentrico. Ma mostrano quanto a loro la cosa interessi e come sia per loro una vera e propria ossessione. Fanno questa legge nella stessa settimana in cui tolgono il fondo per l’integrazione socio-urbana che consentirebbe di investire in infrastrutture nei quartieri popolari con una prospettiva di genere. Lo fanno mentre continuano a negare il cibo alle mense e alle mense popolari”.