Politica

Palermo, cortocircuito nel centrodestra sul Pride: voto compatto contro il patrocinio, poi la lite. E il sindaco lo concede comunque

Nuova disputa in Sicilia nella maggioranza di centrodestra. Stavolta a dividere le acque è il Pride: lo scorso sabato il consiglio comunale di Palermo ha bocciato l’ordine del giorno che prevedeva il patrocinio del comune alla manifestazione a favore dei diritti Lgbtqi+ prevista per il prossimo 22 giugno. Una bocciatura che ha sollevato subito polemiche e da cui si sono di fatto dissociati pezzi della maggioranza che pure l’avevano votata. Mentre lo stesso sindaco, Roberto Lagalla, ha fatto sapere che nonostante il voto della sua maggioranza, il patrocinio al Pride ci sarà, esattamente come c’è stato l’anno scorso.

Questa volta, dunque, la bagarre esplode all’interno del comune ma è l’ennesima divisione tra i partiti di maggioranza in Regione. Dopo le due débâcle in aula a Palazzo dei Normanni (sede dell’Assemblea regionale), dove nelle scorse settimane la maggioranza di Renato Schifani è stata battuta ben due volte – e dove si sta consumando un altro braccio di ferro sulle nomine dei manager – stavolta lo scontro si sposta a Palazzo della Aquile, sede del comune del capoluogo siciliano. Il voto in aula in questo caso è stato quasi compatto: a favore della bocciatura al patrocinio al Pride hanno votato Fdi, Lega ed Fi, mentre si è astenuto il gruppo della Dc e di “Lavoriamo per Palermo” degli ex renziani.

Ma all’indomani della bocciatura è stato lo stesso Lagalla – che in passato ha preso parte alla menifestazione – a far sapere che il voto non avrebbe influito sul patrocinio. Una posizione che ha dato fuoco alle polveri nel centrodestra, con Fdi e Lega schierati da un lato e Lagalla dall’altro, sostenuto da Fi e Dc. La meloniana Carolina Varchi è intervenuta sminuendo il valore politico della scelta del sindaco: “Il sostegno a un evento così divisivo non può che essere di natura personale e non può investire un intero Ente che dovrebbe tenere conto delle diverse sensibilità della cittadinanza, di cui il Consiglio comunale è espressione”. Varchi ha quindi giudicato “giusta la bocciatura dell’Ordine del giorno: questo è stato il volere della maggioranza. Se ne facciano tutti una ragione”.

Compreso chi quel giorno ha votato per la bocciatura “per evitare strumentalizzazioni dell’opposizione”, come Fi: “L’indirizzo dell’amministrazione del capoluogo siciliano e del sindaco Lagalla, riguardo l’adesione al Palermo Pride è chiara da sempre”, scrivono in una nota i consiglieri azzurri Ottavio Zacco e Catia Meli. E spiegano: “L’opposizione ha voluto inserire come ordine del giorno un tema che riguarda i diritti civili all’interno della discussione sulla delibera sulla movida. A parer nostro screditando enormemente l’evento che ormai coinvolge numerosi palermitani da molti anni. Lo stesso Papa Francesco in una lettera indirizzata a Padre James Martin, il gesuita statunitense che svolge il suo apostolato tra le persone Lgbt evidenzia la sua totale distanza a chi vuole criminalizzare l’omosessualità. Siamo a favore della scelta già presa dal sindaco Lagalla e contrario alle strumentalizzazioni politiche”.

Ancora più dura la posizione della Lega, espressa dalla consigliera comunale Sabrina Figuccia, secondo la quale la bocciatura del consiglio comunale “pone luce su una divergenza tra le posizioni del sindaco Lagalla, che lo scorso anno ha deciso di partecipare attivamente a questa storica manifestazione, dando il suo patrocinio, e la sua maggioranza”. Dichiarazioni alle quali non risponde il primo cittadino, evitando lo scontro diretto con parte della maggioranza, ma la sua posizione sul sostegno al Pride – fanno sapere i suoi – è irremovibile. La frattura nel centrodestra, anche al comune di Palermo, alla vigilia delle Europee, sembra insanabile.