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Julija Borisovna Naval’naja, chi è la moglie di Aleksei, leader in pectore dell’opposizione interna a Vladimir Putin

Non solo vedova del leader Aleksej Anatol’evič Naval’nyj. Ma ‘first lady’ dell’opposizione della Federazione Russa. È stata descritta così dai media, eppure Julija Borisovna Naval’naja, nata Abrosimova, è diventata negli anni molto più di questo. Da segretaria e prima assistente del marito, a voce, rappresentante e militante dell’opposizione. Infine figura chiave ed erede designata del lavoro politico di Naval’nyj. Chi la segue ormai da anni probabilmente non è rimasto stupito dalle sue recenti affermazioni: Continuerò il lavoro di Alexei” ha detto in un video postato sui social media. “Voglio vivere in una Russia libera, voglio costruire una Russia libera“. Un passaggio del testimone che si concretizzerà con la sua presenza al Consiglio Affari esteri dell’Ue in programma per lunedì 19 febbraio.

Nata il 24 ottobre 1976, la giovane Abrosimova studia all’Università Russa di Economia Plekhanov dove si laurea presso la Facoltà di Relazioni economiche internazionali, a cui seguono uno stage all’estero, una scuola di specializzazione e un primo impiego come economa in una banca. Nel 2000 entra – insieme a Naval’nyi, suo marito da due anni – nel partito socioliberale e filo-occidentale Jabloko, da cui esce nel 2010 dopo l’espulsione del marito a causa di un conflitto con il segretario Grigorij Javlinskij. Negli anni interviene ai comizi, accusa gli oppositori, accompagna il marito, comunica con la stampa, ma si mantiene sempre su ruoli più defilati.

Nel 2020, quando Naval’nyj viene ricoverato d’urgenza a Omsk, in Russia, per un sospetto avvelenamento, è Julija a fronteggiare la situazione: la ‘first lady’ prima convince la Germania ad accettare di prendersi cura del marito, poi si rivolge direttamente al presidente Vladimir Putin con una lettera appello e, dopo che esperti tedeschi confermano l’avvelenamento, Julija accusa pubblicamente il medico russo di aver agito “non come un medico, ma come la voce dello stato” per aver negato il riscontro di sostanze velenose nei campioni di Naval’nyj in Russia. Quando poi Aleksej viene arrestato al controllo di frontiera, di ritorno in Russia nel 2021, è di nuovo lei a intervenire e fare da cassa di risonanza a livello mondiale: “Aleksej ha detto che non ha paura”, dichiara. “Nemmeno io ho paura. E vi esorto tutti a non aver paura”. Da quel momento è in prima linea per denunciare gli abusi delle autorità russe, e prende parte alle proteste di massa, durante le quali in un’occasione viene anche arrestata.

Passano due anni: è il 16 febbraio quando la donna parla dal podio della Conferenza della sicurezza di Monaco, affermando che il presidente russo Vladimir Putin e gli altri responsabili devono sapere che “saranno puniti” per quello che hanno fatto. “Vorrei che Putin e tutto il suo staff, tutti coloro che lo circondano, il suo governo, i suoi amici sappiano che saranno puniti per quello che hanno fatto al nostro Paese, alla mia famiglia e a mio marito”. Sappiano – aggiunge – che “saranno portati davanti alla giustizia” e che “questo accadrà presto”. “Vorrei – ha aggiunto – che tutta la comunità internazionale, tutte le persone nel mondo, si unissero e combattessero contro questo male” contro “questo orribile regime in Russia, oggi”.

E il senso della lotta, di cui Julija è portavoce ma anche simbolo, è al centro del video pubblicato sui social proprio dalla neo-leader. “Continuerò a lottare per il nostro Paese. E ti invito a starmi accanto”, dice. Julija non teme di accusare direttamente il presidente, proprio come in passato: “Putin ha ucciso mio marito“. Nel video la donna assicura che scoprirà il motivo per il quale l’oppositore russo è stato ucciso. E giura che diffonderà il nome dei responsabili della morte. La promessa, in una parola, è di lotta. “Mio marito non poteva essere spezzato. Ed è proprio per questo che Putin lo ha ucciso. Vergognoso, codardo, non osa guardarlo negli occhi o semplicemente pronunciare il suo nome”.

Così l’appuntamento di lunedì sembra una formalizzazione di un passaggio di testimone che, nei fatti, è già compiuto. Il proseguimento di una lotta già matura. “Lunedì darò il benvenuto a Yulia Navalnaya al Consiglio Affari Esteri dell’Ue. I ministri dell’Ue invieranno un forte messaggio di sostegno ai combattenti per la libertà in Russia e onoreranno la memoria di Alexei Navalny” ha annunciato in un post su ‘X’ l’alto rappresentante per gli Affari esteri dell’Ue, Josep Borrell. Che aggiunge: “Per onorare la memoria di Navalny, proporrò ai ministri di intitolargli il nostro regime Ue di sanzioni per violazioni dei diritti umani“.