Scuola

Quello che l’autonomia differenziata causerà alla scuola: un danno anche a stipendi e pensioni

Il ddl sull’“autonomia differenziata” del leghista Calderoli è mirato in realtà alla gestione regionale del 90% della fiscalità. Stando alle stime consolidate sulla spesa corrente, ecco di quanto si ridurrebbe il budget annuale della maggioranza delle Regioni: Marche (-105mln); Liguria (-347); Friuli Venezia Giulia (-410); Umbria (-1,213mld); Valle d’Aosta (-1,472); Campania (-2,086); Provincia Autonoma di Trento (-2,287); Abruzzo (-2,364); Puglia (-2,501); Sicilia (-3,576); Basilicata (-3,948); Molise (-3,996); Sardegna (-4,368); Calabria (-5,528). Solo sei ci guadagnerebbero: Lombardia (+5,611mld di surplus); Lazio (+3,672); Emilia Romagna (+3,293); Veneto (+2,078); Piemonte (+1,162); Toscana (+805mln), Provincia di Bolzano (+693mln).

Peraltro, con la pandemia, la sanità regionale ha espresso il contrario dell’efficienza, a cominciare dal ricco Nord. Con il 40% delle risorse al privato, il personale del settore pubblico è stato falcidiato quasi come al Sud. Che succederebbe alle scuole italiane, per il 90% non in regola neanche per igiene e sicurezza (che dipendono soprattutto dagli enti locali)? Sempre più risorse andrebbero alle scuole paritarie e l’aziendalistica “alternanza scuola-lavoro” uscirebbe dovunque rafforzata. Ma al 60% degli istituti del Sud manca persino l’abitabilità, nonché mense, tempo pieno e laboratori. Le Università del Sud rischierebbero di chiudere.

La riforma del Titolo V del 2001 non consente grandi modifiche derivanti dal dibattito parlamentare. L’attuale (assai compromesso) assetto costituzionale prevede che, se le regioni lo chiedono, resti allo Stato solo l’indicazione degli indirizzi generali sull’istruzione. Perciò non seguo quanti s’affidano a schermaglie sulla definizione dei livelli “essenziali” delle prestazioni, che fotografano la spesa corrente, discriminazioni comprese (o ad altre barzellette causidiche).

Il cosiddetto “federalismo scolastico” è un cavallo di battaglia della Lega da quando Bossi parlava di “scuola nazionale padana”. La destra “nazionale e sociale” è della partita non solo per lo scambio sul premierato: ama gli egoismi ed il “particulare”. Ha iniziato la routine eliminando il reddito di cittadinanza, tradito le promesse sulle accise e sull’Irpef per le campagne, graziato gli extra-profitti di banche ed imprese energetiche. Poi sanatorie per gli evasori fiscali e prese in giro sugli sconti Irpef ai lavoratori dipendenti, tassati oggi più del doppio di una partita Iva. Quel che resta del club berlusconiano applaude.

Ma anche il Pd ha fatto a lungo il “pesce in barile”. L’intesa firmata con Zaia da Gentiloni (poi dai pentalegati) prevedeva infatti contratti regionali per la scuola, con aumento d’orario e flessibilità per le supplenze, com’è già in Alto Adige grazie all’accordo del 2015 sottoscritto anche da Cgil, Cisl e Uil. Bonaccini ora avanza critiche di circostanza, ma chiese l’autonomia e promise il ricco pacchetto ad imprese e cooperative. Vedremo come si comporterà Schlein. Qualcuno a Nord crede nel “miracolo” di retribuzioni più alte. Invece per quanti passeranno dallo stato alle regioni è pronto il tiro mancino che subì il personale non docente degli enti locali statalizzato nel 2000 con l’azzeramento dell’anzianità di servizio: un danno fortissimo su stipendi e pensioni.

Nell’istruzione avremo per la prima volta titolarità regionali, confinando a Nord (o espellendo) la gran parte degli insegnanti (che viene dal Sud). Questo governo aprirà alle gabbie salariali anche per sanità, trasporti e servizi, chiudendo in un ghetto il Meridione. L’Autonomia serve poi per realizzare l’unico punto del programma della Loggia P2 ancora inevaso, l’abolizione del valore legale del titolo di studio e la caduta del vincolo retributivo legato ai titoli contemplato negli accordi sul lavoro. Due colpi (definitivi) alla contrattazione nazionale.

Bisogna muoversi. È online l’appello di più di 50 sindaci da tutto il Sud, promosso da Pino Aprile e dall’Unicobas per uno sciopero unitario. Ci rivolgiamo a tutte le organizzazioni della scuola, da Cgil, Cisl e Uil al sindacalismo di base, ma chiamiamo all’impegno anche studenti, costituzionalisti, società civile. Altri settori farebbero bene a seguire l’esempio. Ecco il link per leggere il testo completo e le firme, per aderire ed aggiornarsi.