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Pista da bob di Cortina, c’è una seconda inchiesta: i pm indagano anche per la distruzione del bosco di Ronco

Mentre i cantieri per la costruzione della nuova pista da bob di Cortina non sono ancora stati aperti, la Procura della Repubblica di Belluno ha avviato un secondo filone di accertamenti preliminari. Il primo, su sollecitazione di Italia Nostra, riguardava l’esistenza dei permessi della Soprintendenza ai beni ambientali per la rimozione (già avvenuta) di parti della vecchia pista, su cui era stato apposto un vincolo monumentale. Adesso sul tavolo del procuratore Paolo Luca è finito un esposto per “distruzione e deterioramento di beni paesaggistici e disastro ambientale riferito al bosco di Ronco”. A firmarlo sono quattro esponenti del gruppo dei Verdi, i deputati Angelo Bonelli e Luana Zanelli, la senatrice Aurora Floridia e la consigliera regionale del Veneto Cristina Guarda.

Il procuratore ha disposto verifiche ad ufficiali della polizia giudiziaria. L’esposto mette sotto tiro la determina con cui la società Infrastrutture Milano Cortina 2026 (Simico), a firma del commissario straordinario Luigivalerio Sant’Andrea, ha affidato i lavori per il taglio del bosco, preliminari all’intervento di costruzione affidato con un appalto da 81,6 milioni di euro al gruppo parmense Pizzarotti. Simico ha scelto la procedura dell’affidamento diretto, senza appalto, individuando in LGB Forestal Service di Luca Ghedina Broco (è il fratello del campione di sci, Kristian), la ditta “di comprovata esperienza” che eseguirà l’intervento. L’importo dei lavori è di 98.780 euro, che con l’iva raggiungono una spesa di 120mila euro.

“SEQUESTRATE IL BOSCO” – Scrivono i Verdi: “L’intervento prevede il taglio di 500 larici secolari ai piedi delle Tofane in un’area sottoposta a vincolo paesaggistico ambientale per il quale è necessaria l’acquisizione dell’autorizzazione paesaggistica. Apprendiamo da organi di stampa che codesta Procura ha aperto un fascicolo per verificare la possibile distruzione di elemento protetto da vincolo paesaggistico a seguito della demolizione della vecchia pista. Chiediamo che si compiano tutte le necessarie indagini per verificare se per le imminenti attività di taglio dei 500 larici sia stata acquisita l’autorizzazione paesaggistica”. Chiedono di “valutare l’eventuale rilevanza penale degli atti posti in essere, a partire dalle ipotesi di distruzione e deterioramento di beni paesaggistici e disastro ambientale”. L’esposto chiede anche “di valutare se esistono le condizioni per il sequestro preventivo dell’area onde potere evitare che l’imminente avvio dei lavori possa comportare conseguenze irreversibili per il bene tutelato”. Qualche giorno fa un esposto simile era stato presentato da Mountain Wilderness, Pfas.land ed Ecoistituto del Veneto “Alex Langer”.

SERVIRA’ LA BONIFICA BELLICA – L’allarme lanciato dalla Camera del lavoro e da Fillea Cgil di Belluno è stato raccolto. Durante un incontro con il prefetto Mariano Savastano i sindacati hanno avuto la conferma che sarà effettuata una accurata verifica bellica nelle aree di Ronco e Cadelverzo a Cortina d’Ampezzo, che durante la Prima Guerra Mondiale furono interessate a bombardamenti. “Non ci basta sapere che verrà fatta l’indagine, prima dei cantieri della pista da bob. Avanziamo la pretesa di poter verificare e capire, innanzi tutto, chi svolgerà l’indagine, chi se ne assumerà le responsabilità, come verrà eseguita, su quale spazio sarà svolta, quale oggettivo valore essa avrà sul tema della sicurezza dei lavoratori. Pensiamo che sarà redatto un verbale dell’indagine e a quel verbale riteniamo di avere il diritto di poter accedere”. Così hanno dichiarato Denise Casanova e Ilaria Sperandio, segretarie di Cgil e Fillea. Il “Corriere delle Alpi” ha intanto dato notizia che un primo intervento è cominciato sulla piana di Socol, dove verrà installato il campo base degli operai. Tecnici della Gimac di Napoli (che ha ricevuto l’incarico dalla Pizzarotti che costruirà la pista) hanno cominciato una bonifica superficiale con metal detector. Se troveranno tracce di oggetti in metallo procederanno con gli scavi. Poi la ricerca si sposterà nell’area di quattro ettari e mezzo a Ronco, che sarà interessata ai lavori della pista, dove è previsto il disboscamento dei larici. Pizzarotti aprirà il cantiere lunedì 19 febbraio e per quella data è annunciata una protesta delle associazioni ambientaliste.

SALA: DUBBI E MINISTRI – Sulla pista da bob di Cortina ha espresso qualche dubbio anche il sindaco di Milano, Giuseppe Sala. “­­­La soluzione del bob a Cortina non è l’ideale; l’ideale era portarlo all’estero, ma qui potrei fare l’elenco dei ministri di questo governo che in nome dell’italianità hanno detto no. E allora che devo fare? Quindi ho detto al mio collega, il sindaco di Cortina, che se non c’era una via e lui se la sentiva, io lo avrei appoggiato”. Sala riferisce di aver detto a Gianluca Lorenzi: “Ti prendi un bel rischio perché ci metti la faccia tu, e se succede qualcosa spariranno tutti”. Poi però ha aggiunto: “Ma questo è un problema minimo rispetto ad una opportunità significativa”.