Diritti

Addio ad Antonio Giuseppe Malafarina, giornalista e poeta che si è battutto per una migliore comunicazione della disabilità

È scomparso oggi a 54 anni Antonio Giuseppe Malafarina, blogger di InVisibili del Corriere.it oltre che direttore responsabile del portale Superando. Malafarina è stato tra i più importanti giornalisti italiani con disabilità, insieme al compianto Franco Bomprezzi, tra i pionieri di un giornalismo di qualità impegnato in prima persona a trattare i temi inerenti le persone con disabilità senza pietismo né qualunquismo, anzi. Diventa giornalista nel 2011 e si dimostra da subito un ottimo comunicatore, ironico e sagace, a volte visionario, amante a partire dagli anni ’90 delle nuove tecnologie in grado di migliorare la qualità della vita per tutti e sempre attento a difendere e tutelare i diritti delle persone più fragili.

Approda al giornalismo su Italia Oggi e poi Vivere in Armonia. Malafarina, nato e sempre vissuto a Milano, inoltre è stato, tra le varie cose, anche autore di poesie, scriveva per BenEssere delle Edizioni San Paolo, ha seguito con grande attenzione la nascita e lo sviluppo del Progetto Dama (Disabled Advanced Medical Assistance) all’interno dell’Ospedale San Paolo del capoluogo lombardo ed era presidente onorario della Fondazione Mantovani Castorina. Con il suo attivismo e impegno ha contribuito a migliorare sensibilmente la comunicazione sulle varie e diverse forme di disabilità nel nostro Paese.

La sua esistenza è cambiata alla fine dell’estate del 1988, quando in un giorno di settembre, un tuffo nei mari della Calabria gli è costato carissimo trasformando per sempre la sua vita. Lo trasportano in gravissime condizioni in ospedale e i dottori gli danno poche speranze ma invece quella sera sopravvive all’incidente. Da quel giorno in poi resta tetraplegico ma non si abbatte e si lancia in una sfida difficile per i tempi ma assolutamente lungimirante. Insieme ad altri colleghi è riuscito, nel corso degli anni, con professionalità e competenze a migliorare la comunicazione italiana intorno alla disabilità. Amava dire che per lui “scrivere è confrontarsi con se stessi ad alta voce”. Una delle sue passioni era l’utilizzo dei dispositivi tecnologici come strumenti di inclusione e accessibilità. In una sua intervista aveva detto che “la tecnologia supporta sicuramente le persone con disabilità. Io vivo e lavoro grazie alla tecnologia perché respiro grazie ad un respiratore meccanico. Sono stato fra i primi in Italia a respirare con uno stimolatore diaframmatico nel 1989 e ad utilizzare i sistemi di riconoscimento vocale nel 1992 per usare il computer”. Allo stesso tempo, però, denunciava il fatto che non sempre i dispositivi più all’avanguardia sono a disposizione delle persone non autosufficienti. “La tecnologia deve però essere accessibile e fruibile da tutti”, ripeteva spesso nei suoi post.

Altro suo cavallo di battaglia erano il rispetto della dignità umana e la lotta per l’inclusione sociale e lavorativa. “Vorrei che ci fossero delle politiche serie per consentire alle persone con disabilità e ai loro familiari di esercitare la loro autodeterminazione, di essere autonome”, aveva scritto in uno dei suoi articoli. “Abbiamo bisogno non tanto di soldi, ma di un lavoro, abbiamo bisogno di infermieri che vengano a casa per assistere le persone che ne necessitano, vogliamo poter usufruire di un turismo accessibile. Non chiediamo assistenzialismo, ma investimenti che possano permettere a noi e alla società di stare meglio”. Malafarina era attentissimo all’uso delle parole e del giusto lessico da adoperare quando si parla di disabilità. “Mai associare il termine disabilità al concetto assolutamente limitato di malattia. Al centro sempre la persona nelle sue differenze, fragilità e per le sue peculiari necessità”, diceva. Di recente c’è stata la presentazione della prima guida in Italia realizzata per promuovere una comunicazione adeguata e rispettosa delle donne e uomini non autosufficienti, intitolata “Comunicare la Disabilità. Prima la persona”. Malafarina aveva lavorato alla sua creazione, insieme a Claudio Arrigoni e Lorenzo Sani, con un contributo di GiULia Giornaliste Sardegna/Gruppo Carta di Olbia. La Guida è promossa e ideata dal Coordinamento per le Pari Opportunità dell’Ordine dei Giornalisti. Con lui se ne va un pezzo molto importante di giornalismo sulle disabilità, ma Antonio ha anche lasciato una traccia indelebile fondamentale per proseguire lungo la sua strada. Contro ogni tipo di barriere e discriminazioni.