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Stato di calamità naturale per incendi in Colombia. Bogotà divorata dalle fiamme e centinaia di paesi a rischio a causa di El Niño

Ci sono 883 comuni sotto seria minaccia, 582 in allerta rossa e centinaia di vigili del fuoco, militari, poliziotti e agenti di soccorso che cercano di arginare gli incendi a Bogotà. In Colombia scatta l’emergenza incendi a causa delle alte temperature portate da El Niño, fenomeno oceanico che causa un notevole riscaldamento delle acque superficiali a sud del Pacifico con importanti ripercussioni metereologiche. La situazione è particolarmente critica a Santander, Bogotà e nei comuni vicini dove i vigili del fuoco stanno lottando e cercando di arginare i roghi che divorano le colline nella parte est della città, implacabili nonostante l’impiego di 170 autopompe e 98 operazioni aeree con gli elicotteri che scaricano grandi quantità di acqua sull’area.

Ci sono poi altre 66 città con problemi di approvvigionamento idrico, motivo per cui, come riferisce la ministra dell’Ambiente, Susana Muhamad, il governo si era preparato alle emergenze con un investimento di 710 miliardi di pesos (circa 172 milioni di euro). La ministra ha anche ricordato che i responsabili di eventuali incendi boschivi rischiano pene fino a 15 anni di carcere e multe salate.

La gravità della situazione ha richiesto anche l’intervento del presidente della Colombia, Gustavo Petro, che ha annunciato che emanerà un decreto per lo stato di calamità naturale, della durata di un anno, a causa degli effetti provocati finora da El Niño e di quelli che potrebbe continuare a generare nei prossimi mesi. “Come abbiamo fatto con la stagione delle inondazioni, ci sarà un decreto per stato di calamità naturale per spostare le risorse” conclude. Inoltre ha ordinato l’attivazione dei protocolli per la richiesta di aiuto internazionale per fronteggiare l’emergenza degli incendi boschivi nel Paese. Così scrive sul suo profilo X: “Tutti i mezzi dell’aeronautica vengono utilizzati per spegnere gli incendi in decine di aree del Paese, ma l’Ideam (Istituto di idrologia, meteorologia e studi ambientali) prevede che la crisi di caldo si estenderà a tutto febbraio e parte di marzo”.