Scuola

Scuola, il ritardo cronico su sicurezza e adeguamento sismico. E i fondi del Pnrr? Il 40% degli interventi è bloccato

Le scuole italiane sono in ritardo cronico su riqualificazione edilizia, adeguamento sismico e servizi. Resta il divario tra le diverse aree del Paese, costante negli anni, e a pesare è anche una transizione ecologica troppo lenta e timida. Gli stessi fondi del Pnrr stanno incidendo poco, con più del 40 per cento degli interventi bloccati nella fase iniziale di progetto. I maggiori ritardi si registrano al Sud, dove i servizi scolastici sono poco garantiti: mentre la priorità del Governo è il Ponte sullo Stretto di Messina, in Sicilia e Calabria una scuola su tre necessita di interventi urgenti di manutenzione e negli ultimi cinque anni non sono stati costruiti nuovi istituti. In occasione della giornata internazionale dell’educazione, Legambiente pubblica il report ‘Ecosistema Scuola’ i cui dati, relativi al 2022, parlano chiaro: gli edifici scolastici del Sud, insieme a quelli delle Isole e del Centro, hanno necessità di interventi urgenti mediamente per una scuola su due, a fronte delle scuole del Nord che ne necessitano solo nel 21,2% dei casi. Preoccupa anche la situazione del Centro Italia colpito dal terremoto del 2016 e dove negli ultimi 5 anni gli edifici in cui sono stati realizzati interventi di adeguamento sismico sono solo il 3,4%.

Tra le priorità (anche del Pnrr) la messa in sicurezza e l’adeguamento sismico – Il report Ecosistema Scuola restituisce la fotografia sullo stato di salute di 6.343 edifici scolastici, di competenza di 93 comuni capoluogo di provincia (sui 110 esistenti, pari quindi all’85%), frequentati da oltre 1,2 milioni di studenti. Di fronte ai dati, l’associazione chiede, tra le altre cose, al Governo Meloni e al ministro dell’Istruzione di dare priorità nell’indirizzo dei fondi, compreso il Pnrr, alla messa in sicurezza e all’adeguamento sismico delle scuole in area sismica 1 e 2 e all’efficientamento energetico degli edifici raggiungendo una diminuzione dei consumi almeno del 50 per cento. In Sicilia e Calabria – dove tutti i capoluoghi di provincia, con la sola eccezione di Caltanissetta, sono in area sismica 1 e 2 – mediamente, nel 65% dei casi non è stata effettuata la verifica di vulnerabilità sismica. Per avere scuole nuove e innovative, sarebbero necessari mediamente 6 milioni di euro a istituto. “Investimenti che occorre programmare in un medio lungo periodo e che difficilmente si possono trovare nei bilanci ordinari dei Comuni, se non accedendo a fondi nazionali” spiega il report, sottolineando che “nonostante lo stanziamento delle risorse, nella Penisola la realizzazione di nuove scuole è un miraggio: negli ultimi 5 anni è stato dello 0,6%”.

I ritardi della transizione ecologica – A livello nazionale, nel 2022 gli edifici costruiti secondo i principi di bioedilizia sono l’1,3% del totale. L’efficientamento energetico, pur affrontato da alcune amministrazioni su un numero consistente di edifici di propria pertinenza, riguarda solo il 12,7% del totale degli edifici scolastici tra quelli realizzati negli ultimi 5 anni, distribuito in modo piuttosto disomogeneo. Eppure, di tutti gli edifici scolastici, solo il 5,4 % si trova in classe A, mentre il 73% è in classe E, F o G. Si registra, però, l’interesse delle amministrazioni (90%) a realizzare comunità energetiche scolastiche. Le scuole in cui è presente un servizio di mobilità collettiva sono ancora solo un 20,8% per gli scuolabus e il 10,7% per le linee scolastiche. Sempre molto bassi e concentrati al Nord i servizi di pedibus (4,1%) e bicibus (0,2%). Sul fronte sicurezza, gli edifici scolastici posti all’interno di isole pedonale sono l’1,9%, in ZTL il 4%, in Zone 30 il 13,6%, in strade scolastiche il 6,9%. “La transizione ecologica – spiega Claudia Cappelletti, responsabile nazionale scuola di Legambiente – passa anche per l’edilizia scolastica e i relativi servizi, ma oggi questo percorso è fin troppo timido e fatica a decollare. Occorre accelerare il passo per evitare che la scuola rimanga indietro e che aumentino ancor di più le disuguaglianze”.

Tempo pieno solo nel 20 per cento delle scuole del Sud – Altra nota dolente, riguarda i servizi scolastici che, nonostante rappresentino una parte importante per la crescita, la socialità e l’inclusione tra i ragazzi, sono poco garantiti nelle scuole del Mezzogiorno. Il tempo pieno è praticato mediamente solo nel 20% delle scuole del Sud e delle Isole, contro una media del 35% delle classi del Centro Nord. Grandi assenti anche le palestre e gli impianti sportivi: nel Mezzogiorno una scuola su due non ha palestre o impianti sportivi e, dove gli impianti sono funzionanti, quelli che sono aperti oltre l’orario scolastico sono a poco più del 40% nelle città del Sud e del 33% nelle Isole, contro l’oltre 60% nei capoluoghi di provincia del Centro-Nord.

Dalle mense allo sport – Ammontano a 519 milioni di euro i fondi stanziati dal Pnrr per 767 nuove realizzazioni o ampliamenti e potenziamenti di spazi mensa. Sembrano aver fatto richiesta di questo tipo di finanziamenti in maniera importante le regioni del Sud e delle Isole, che attualmente non superano una media di classi a tempo pieno nel 20% dei casi. Un incremento che dovrebbe muovere il basso dato di edifici con mensa scolastica che mediamente al Nord è presente in tre scuole su quattro mentre nelle Isole, nemmeno nella metà degli edifici. L’investimento complessivo del Pnrr per la costruzione o la ristrutturazione di edifici nuovi o adattati, adibiti a palestre o impianti sportivi è invece di circa 350 milioni per 445 progetti, di cui più della metà nelle regioni del Sud e delle Isole. Si dovranno colmare divari infrastrutturali anche se in realtà sono presenti carenze un po’ in tutta la penisola, con una scuola su due che non ha la palestra e che vede in un impianto su tre la necessità di manutenzione urgente (al Sud quasi uno su due). “Dove esistono problemi più acuti di povertà educativa e di carenze di servizi – sottolinea Elena Ferrario, presidente di Legambiente scuola e formazione – la scuola non riesce ad essere quel presidio educativo presente e aperto anche in orario extrascolastico, come sarebbe auspicabile. Non basta dare fondi per le strutture murarie, come sta avvenendo nel Pnrr, se su funzioni socialmente strategiche come palestre, mense, asili nido, non si prevedono fondi ulteriori per la loro gestione”.