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F-16 all’Ucraina, per poterli usare Kiev dovrà addestrare centinaia di piloti e operatori: come funzionano gli aerei chiesti da Zelensky

Il tema dei caccia F-16 all’Ucraina è tornato d’attualità tra la fine del 2023 e l’inizio del 2024. Si parla di una messa a disposizione imminente, di addestramento completato e, come più volte ripetuto dal presidente Zelensky, di mezzi che possono cambiare le sorti del conflitto. In verità, gli “squadroni” saranno pronti tra alcuni mesi: d’altronde, a cosa servirebbero in inverno con la guerra nel fango? A meno di avere il dono della profezia, è anche presto per dire se saranno un game changer: di certo, saranno una risorsa importante grazie alla serie di gadget e funzioni la cui utilità va al di là di quella del “semplice” caccia. Ma per poterli sfruttare al massimo, Kiev avrà bisogno di addestrare centinaia tra piloti, copiloti e operatori di terra.

Più volte aggiornato per migliorarne le capacità, l’aereo è dotato di sistemi radar avanzati, missili aria-aria, munizioni aria-terra e pod di puntamento. Ha la capacità di effettuare attacchi sia visivi che oltre il raggio visivo, rendendolo una potente piattaforma per il combattimento aereo. Cadono a fagiolo in una situazione di stallo in cui- a detta dell’ufficiale della Raf britannica in pensione Edward Stringer – l’aeronautica russa non è stata mai capace di ottenere la superiorità aerea, fallendo nel “distruggere le difese aeree dell’Ucraina, in particolare i percorsi di allarme rapido e di comunicazione necessari per attivare i missili terra-aria e per consentire ai difensori di sapere quando e da dove arrivano gli aerei”.

Ma le premesse erano state ben diverse: “Se scoppiasse una guerra in Ucraina, è probabile che l’Ucraina perderebbe la superiorità aerea entro le prime 24 ore da una potenziale guerra”, al punto che alla Russia basterebbe “ottenere la superiorità aerea all’inizio di un conflitto per addivenire rapidamente alla conclusione della guerra”. L’analisi del vantaggio numerico delle forze aeree russe è di Kyle Mizokami, un esperto militare che scrive per Foreign Policy, il quale, alla luce degli eventi, sbagliò completamente la sua previsione. È evidente, infatti, che nel primo mese di guerra Mosca non è riuscita a sottomettere le difese aeree ucraine o l’aeronautica militare ucraina e, secondo il monitoraggio di Oryx, ha perso 26 aeromobili, vale a dire ben sei più di Kiev. La cosa è proseguita nei mesi seguenti: a fine 2022 il rapporto tra i veicoli ad ala e ad elica persi dai russi e dagli ucraini era di 6 a 5, per passare a 5 a 4 alla fine del 2024, con il Cremlino che si è visto distruggere il centesimo aeromobile alla vigilia del Natale ortodosso. Secondo fonti occidentali, già prima dell’estate 2022 la forza aerospaziale russa aveva effettuato oltre 20mila sortite, meno del 15% delle quali sono entrate nello spazio aereo ucraino, forse a causa del timore della difesa aerea sostenuta dell’Ucraina.

Già un mese dopo l’invasione, il portavoce dell’aeronautica ucraina, il colonnello Yuri Ignat, disse che i piloti ucraini per anni avevano condotto esercitazioni congiunte con i piloti Usa proprio perché “avevamo capito che poteva esserci uno scenario del genere”: ora l’Ucraina ha bisogno di aerei da combattimento come gli F-15 e gli F-16 americani per integrare i vecchi MiG-29 dell’era sovietica. Ufficialmente denominato General Dynamics F-16 Fighting Falcon, è un aereo da caccia monomotore multiruolo altamente versatile e agile, progettato per svolgere un’ampia gamma di missioni, tra cui superiorità aerea, attacchi aria-terra, ricognizione e guerra elettronica. È dotato di una configurazione ad ala delta, un tettuccio a bolla per una migliore visibilità e un sistema di controllo di volo fly-by-wire che fornisce manovrabilità e stabilità precise.

Il numero di equipaggi necessari per utilizzare un aereo da caccia F-16 può variare a seconda della missione specifica e dei requisiti operativi. Generalmente, un F-16 richiede un equipaggio composto da un pilota e un ufficiale dei sistemi d’arma (WSO) o un comandante della missione che assiste il pilota in vari compiti come la navigazione, la gestione dei sistemi d’arma e il coordinamento della missione. Insomma, un copilota. Personale di terra specifico è coinvolto nel supportare le operazioni dell’F-16: include tecnici di manutenzione, specialisti del rifornimento, squadre di carico per l’armamento delle armi e altro personale di supporto. Il loro ruolo è garantire che l’aereo sia adeguatamente mantenuto, armato, rifornito di carburante e pronto per il volo.

Ovviamente, gli F-16 non operano individualmente ma in squadroni. Nell’U.S. Air Force, gli F-16 sono organizzati in unità chiamate “squadroni operativi” che sono solitamente composti da tre voli, ognuno dei quali può avere sei aerei F-16. Quindi, tre voli con sei aerei ciascuno equivalgono a un totale di 18 aerei F-16 in uno squadrone. Nella Luftwaffe e in quasi tutte le forze aeree europee Nato, uno squadrone di F-16 può essere composto da circa 12-18 aerei compresi eventualmente altri aerei o assetti di supporto. Quindi, se le cifre diffuse in modo semiufficiale fino ad oggi saranno confermate, tra le donazioni olandesi, danesi e norvegesi, Kiev riceverà tra i 66 e i 71 caccia americani, abbastanza per costituire come minimo quattro squadroni tra il secondo quadrimestre e l’estate.

È altamente probabile che nei Paesi Bassi, in Danimarca, in Norvegia, in Romania e negli Stati Uniti saranno addestrati almeno due equipaggi per ogni velivolo, oltre al personale di terra. In tutto, non possono essere meno di 260 tra piloti e copiloti, oltre ad altre centinaia di operatori di terra. Se i primi, pilota e copilota, hanno bisogno di imparare – in 6-12 mesi – la teoria e la pratica, sia come ore di simulatore sia come ore di volo (150-200), i secondi devono apprendere come gestire il mezzo e la squadra dal punto di vista tecnico, della sicurezza, degli aggiornamenti e operativo. Va detto che non tutto può essere appreso in remoto e usando simulatori: anche se queste macchine spesso costano centinaia di milioni, possono mancare alcuni elementi del fattore umano presenti durante il volo reale su un aereo da combattimento. Ad esempio, i piloti non sperimentano le stesse forze G fisiche nel simulatore come in un volo reale, il che può influire sulla percezione e sull’adattamento alle condizioni di combattimento reali.

Tanto impegno nella formazione serve soprattutto a prevenire errori. Il 10 febbraio 2018, un F-16 israeliano è stato abbattuto dalle difese aeree siriane dopo aver condotto un raid aereo su posizioni sostenute dall’Iran all’interno del territorio siriano. Un’indagine dell’aeronautica israeliana ha stabilito che la causa è stato “l’equipaggio (che) non è riuscito a difendersi adeguatamente. Le sue azioni non corrispondevano all’ordine di priorità necessario per affrontare la minaccia missilistica che si trovava ad affrontare”.

Per questo, tutti gli alleati occidentali sono d’accordo che gli F-16 non verranno trasferiti finché i piloti e il personale di terra non saranno adeguatamente addestrati e finché l’Ucraina non avrà allestito basi il più possibile sicure per gli squadroni. Ma di queste né Kiev né i suoi alleati amano parlare.