Cronaca

Violentò una tirocinante dell’Umberto I di Roma: condannato a 6 anni di reclusione l’infermiere tutor di 55 anni

L’infermiere del Policlinico Umberto I di Roma che abusò sessualmente di una tirocinante nell’ottobre del 2022 è stato condannato a 6 anni. L’uomo, di 55 anni – 35 in più della ragazza – l’aveva chiusa in una stanza del reparto di Urologia e costretta a subire rapporti sessuali. Per questo motivo ieri, venerdì 22 dicembre, a distanza di un anno circa dai fatti, la quinta sezione penale del Tribunale di Roma lo ha condannato a 6 anni di reclusione per i reati di violenza sessuale e lesioni. La notizia è riportata dal Messaggero.

La vittima, assistita dall’avvocata Carla Corsetti del Foro di Frosinone, ha assistito al rito, e in aula ha confermato di non aver prestato alcun consenso ai rapporti sessuali. Il 55enne ha usufruito dello sconto di un terzo della pena perché ha ottenuto di essere giudicato col rito abbreviato condizionato all’ascolto della vittima. Il pm aveva chiesto 5 anni e 8 mesi di carcere, ma i giudici, come riporta Il Messaggero, hanno disposto per l’imputato l’interdizione perpetua dalla funzione di tutore, l’interdizione dai pubblici uffici, la sospensione dalla professione di infermiere per 3 anni e una provvisionale di 10 mila euro da versare alla 21enne, in attesa che venga stabilito in sede civile il risarcimento complessivo del danno. Inoltre, il collegio ha sospeso la decorrenza dei termini della custodia cautelare per 60 giorni, fino al deposito delle motivazioni della sentenza. L’uomo quindi resterà ai domiciliari.

A denunciare l’accaduto all’epoca dei fatti era stato il direttore generale del Policlinico Fabrizio d’Alba. L’azienda aveva avviato subito il procedimento di sospensione immediata. Il direttore aveva infatti depositato denuncia di querela dopo il racconto della giovane studentessa.

La notte del 26 ottobre 2022 l’aspirante infermiera, che stava facendo il turno di guardia all’Umberto I sotto la supervisione del 55enne, secondo il racconto della vittima, è stata attirata dentro la stanza, subito chiusa a chiave, con la scusa di dover fare una flebo. Nei corridoi del reparto in quel momento non passava nessuno, inutili quindi le urla della ragazza. Subito dopo la violenza, la giovane ha scritto un messaggio a un altro tirocinante che è subito accorso da lei e l’ha trovata in lacrime. I poliziotti hanno sequestrato le lenzuola e gli abiti dell’infermiere e della vittima: le analisi hanno confermato la presenza di liquidi seminali.

La vittima, allora 20enne, era “rimasta pietrificata, in preda a una siderazione psichica (o “freezing“)”, ha spiegato l’avvocata Corsetti. “La mia cliente non ha reagito perché era paralizzata, non si aspettava di trovarsi in quella situazione – precisa la penalista – Ma tutte le volte che è stata sentita dagli investigatori, e in ultimo dai giudici, ha confermato con lucidità la sua versione, ribadendo che non aveva prestato alcun consenso“. “Non sappiamo se la mia cliente sia stata la prima vittima dell’imputato, ma vi chiedo di fare in modo – con la giusta sentenza – che sia l’ultima”, ha aggiunto la legale, chiudendo l’arringa.