Società

Cinque detenuti toscani al lavoro per restaurare beni culturali con Seconda chance e la Piacenti spa

“Quando fai del bene, la notte dormi più felice; e se poi trasmetti questa tua volontà a un gruppo di persone, magari queste lavorano meglio, col sorriso e tutti siamo più contenti”. Non si tratta di una frase tratta dal copione de La vita è meravigliosa di Frank Capra, ma il pensiero di Giammarco Piacenti, presidente dell’omonima società per azioni con sede a Prato, in Toscana, che porta il cognome suo e della sua famiglia che da 150 anni si occupa di restauro di beni culturali, tra cui la Chiesa della Natività di Betlemme, la Reggia di Caserta, gli Uffizi di Firenze e tanti altri luoghi in Italia e mezzo mondo.

Le prossime festività natalizie coincideranno, dopo una fase interlocutoria che si è esaurita in tempi relativamente rapidi, con l’inizio del lavoro di cinque detenuti dei carceri di Porto Azzurro (Isola d’Elba) e della Dogaia di Prato, presso un cantiere (nell’Isola di Pianosa) e un laboratorio di Prato della Piacenti Spa. Per tutti e cinque – due marocchini, un albanese, un rumeno e un italiano – si apre così la via per il loro reinserimento nella vita sociale e civile attraverso il lavoro, così come prevede la Costituzione della Repubblica Italiana.

L’opportunità si è presentata grazie all’azione di Seconda chance, associazione presieduta da Flavia Filippi e che, grazie ad alcuni giornalisti, cerca imprenditori come Piacenti e altri, che vogliano provarci o soltanto avvicinarsi alla problematica: in fin dei conti si tratta di una seconda possibilità anche per coloro che fanno, o abbiano fatto finora, altro nella vita.

“È stato proprio il mio amico Stefano Fabbri, giornalista e associato a Seconda chance, a farmi riflettere – ha aggiunto Piacenti -: di 100 persone che escono dai carceri, 95 vi rientrano perché ricommettono reati; se invece trovano lavoro la recidiva è pari a zero. Ma allora la soluzione è facile, mi sono detto; perché tutte le imprese italiane non cercano di tirar via dalla detenzione almeno quegli elementi compatibili col loro lavoro? Quante persone, che hanno pagato il loro debito con la giustizia e fatti dei percorsi di rieducazione, potrebbero essere impiegate? Io son sincero: i ragazzi che ho con me adesso mi stanno già dando delle soddisfazioni, sono persone che meritano di essere reinserite nella società, anche se ancora il conto con la giustizia non l’hanno finito di pagare, ma godono di condizioni per cui possono lavorare all’esterno del carcere. Se vogliamo tutti una società migliore, dobbiamo tutti fare qualcosa. Personalmente mi son rimboccato le maniche e ho detto ‘ci provo’”.

I cinque detenuti sono tutti assunti per un anno con il contratto nazionale dell’edilizia industriale e lavorano in cantieri dove possono recarsi secondo le regole dei carceri: “Se si integreranno bene nell’azienda e intensificheranno determinate qualità – prosegue Piacenti – il rapporto potrà proseguire; e per ora penso che in molti casi ciò accadrà”. Due detenuti lavoreranno in un cantiere archeologico alle Terme di Agrippa, sull’Isola di Pianosa, mentre gli altri tre sono impiegati nel laboratorio di Prato dove ci si occupa di una miriade di interventi. Di questi tre, uno già vive all’esterno del carcere e due escono al mattino per lavorare e rientrano alla fine del turno. Si tratta di persone che hanno già operato nel settore dell’edilizia, ma Piacenti è subito rimasto impressionato dall’impegno che tutti stanno mettendo nel loro lavoro: “Loro hanno bisogno di essere reinseriti nella società civile ed è per questo che hanno mostrato sin da subito una gran voglia di riscattarsi, una cosa che mi ha fatto molta impressione – ha aggiunto Piacenti – perché si vede che hanno capito che questa seconda chance se la devono giocare bene, perché allo stato attuale è abbastanza raro che capiti. Anche se mi auguro che questa mia azione… contagi altri. Ci sono tanti settori che hanno bisogno di manodopera, per cui non dovrebbe essere un problema creare occasioni come questa”.

In questo periodo tutti e cinque i neoassunti sono impegnati negli obbligatori corsi per la sicurezza, dopodiché lavoreranno come tutti gli altri dipendenti della Piacenti Spa: “Il loro livello d’ingresso è quello di base, conclude Piacenti -, ma l’obiettivo di farli crescere. Ho già visto l’entusiasmo e il sorriso su quei volti, che è la più bella cosa che si possa vedere sul volto di chi ha passato anni durissimi per espiare i propri errori, che non devono essere più commessi. Fino a ieri ero distante da quel mondo, lo leggevo sul giornale e finiva lì. Ma adesso è diverso e siamo tutti molto ottimisti”.