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Putin: “Abbiamo 617mila soldati in Ucraina, presto le armi a Kiev finiranno. Disposti a parlare con gli Stati Uniti, ma serve rispetto”

Gli obiettivi della Russia in Ucraina rimangono gli stessi, ossia la “denazificazione e la demilitarizzazione” del Paese. Ma se gli Stati Uniti vogliono sedersi a un tavolo con Vladimir Putin, il presidente russo apre a questa ipotesi, anche se “serve rispetto”. Il leader di Mosca lancia un messaggio oltreoceano nel corso della consueta conferenza stampa di fine anno alla presenza dei giornalisti internazionali e, da quanto si apprende, anche di comuni cittadini. Una riunione fiume di ben 4 ore nella quale il capo del Cremlino ha esaltato l’operato delle truppe, sostenendo che in questo momento 617mila soldati si trovano oltre i confini con l’Ucraina e che Kiev sarebbe vicina a capitolare.

“Senza difendere la sua sovranità la Russia non può esistere”, ha esordito Putin in apertura di conferenza spiegando che è necessario per Mosca “rafforzare la sovranità della Russia, la sicurezza ai confini e i diritti e le libertà dei cittadini”. Nessuna guerra all’ultimo sangue tra grandi potenze mondiali, stando almeno al messaggio che vuole trasmettere, ma un’azione necessaria, quella dell’invasione, per stabilire un nuovo ordine mondiale al tavolo non solo con la Cina, ma anche col grande rivale americano: “Gli Stati Uniti sono un Paese importante e necessario”, ha detto, e la Russia è “pronta a costruire relazioni e a ristabilire relazioni” con Washington. Ma “non ci sono ancora le condizioni fondamentali per ripristinare le relazioni tra la Federazione Russa e gli Stati Uniti – ha comunque chiarito – Devono prima cominciare a rispettare gli altri”.

Nelle ultime settimane, il tema del sostegno e delle forniture militari a Kiev ha occupato le pagine dei giornali e le agende di numerosi governi. Da una parte c’è Volodymyr Zelensky che, preoccupato per lo stallo del conflitto e le crepe interne in vista delle elezioni del prossimo anno, chiede ancora più armi. Dall’altra ci sono gli Stati Uniti, dove proprio sulle forniture si è consumato un duro braccio di ferro tra l’amministrazione Biden e i Repubblicani, contrari a nuove spedizioni prima del 2024. Una situazione, sostiene Zelensky, che se non dovesse essere sbloccata potrebbe anche costare all’Ucraina la sconfitta sul campo di battaglia. E anche Putin non ha potuto fare a meno di commentare ciò che sta accadendo sull’altro fronte: “L’Ucraina sta ricevendo molte armi, ma presto cominceranno a esaurirsi – ha detto – Tutto ciò che i Paesi occidentali hanno promesso di fornire a Kiev lo hanno inviato e anche di più. Tuttavia, l’esercito russo continua a distruggere con successo queste armi”. A testimonianza di ciò, sostiene, c’è il flop dell’ultima controffensiva annunciata dal governo ucraino, di fatto mai iniziata: “Le forze nemiche” hanno “fallito ovunque” e hanno concentrato i loro attacchi di artiglieria su una zona “molto ristretta” sulla riva sinistra del fiume Dnipro. “Stanno spingendo avanti la loro gente e quella gente verrà uccisa“, ha aggiunto Putin.

Qualsiasi sforzo venga messo in campo da Kiev, salvo radicali cambi di postura da parte dei suoi alleati, secondo il leader del Cremlino risulterà vano. Tanto che l’esercito russo non ha nemmeno bisogno, dice, di una seconda ondata di mobilitazione dei riservisti: “La lunghezza della linea di contatto è di oltre 2.000 chilometri, nella zona di combattimento ci sono 617.000 persone“, ha affermato Putin secondo cui 244.000 di questi soldati sarebbero dei riservisti richiamati alle armi. Ha anche aggiunto che in totale l’esercito russo avrebbe reclutato finora 486.000 volontari. Tutti dati non confermabili in maniera indipendente.