Diritti

“Chi è condannato per reati sessuali non deve lavorare a contatto con minorenni”: l’appello della Garante per l’infanzia

Imporre l’obbligo di presentazione del casellario giudiziale anche a chi fa volontariato a contatto con minori “in oratori, palestre, campi da gioco, associazioni, luoghi di ritrovo e campi estivi, a prescindere dall’esistenza di un rapporto di lavoro”. Lo chiede la Garante per l’infanzia e l’adolescenza Carla Garatti nella Giornata mondiale dell’infanzia (che si celebra il 20 novembre), lanciando un appello alla politica anche per estendere l’elenco dei reati che impediscono di lavorare in questi contesti, includendo la violenza sessuale di gruppo e la diffusione di immagini e video sessualmente espliciti. Al momento, infatti, il casellario dev’essere richiesto solo dal datore di lavoro e soltanto al fine di verificare l’esistenza di condanne per prostituzione minorile, pornografia minorile, detenzione di materiale pedopornografico, turismo sessuale minorile o adescamento di minorenni, o ancora l’applicazione di “sanzioni interdittive all’esercizio di attività che comportino contatti diretti e regolari con minori”. Ma, secondo la Garante, anche “chi ha commesso reati sessuali” di qualsiasi tipo “non può svolgere attività a contatto con bambini”.

“Il sistema normativo italiano di protezione dalla violenza ai danni dei minorenni è fortemente frammentato“, denuncia Garatti, chiedendo “che l’Italia si doti di una legge organica per “dare una definizione univoca, completa e precisa di violenza” e “riunire in unico testo tutte le norme già in vigore in materia”, introducendo “una regolamentazione che consenta segnalazioni più semplici ed efficaci, nonché adeguate forme di coordinamento tra istituzioni e agenzie che si occupano di minorenni”. In occasione della Giornata mondiale dell’infanzia ha inviato un messaggio anche il presidente della Repubblica Sergio Mattarella: “Le bambine e i bambini hanno diritto a pari opportunità nella vita, hanno diritto di essere ascoltati, accettati e di vivere la loro età. Hanno diritto alla pace. Riconoscere in concreto e promuovere questi diritti, fornendo gli strumenti per diventare adulti consapevoli, vuol dire offrire a tutti noi la speranza di un futuro migliore”, sottolinea il capo dello Stato.