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Migranti, Piantedosi: “In Albania? Solo uomini adulti”. Ma non scioglie i dubbi: “Forse quello neanche sarà un Cpr…”

Dopo gli annunci trionfalistici di ieri da parte della presidente del Consiglio Giorgia Meloni e di molti esponenti della maggioranza che hanno subito certificato come ‘storico’ l’accordo siglato con il premier albanese Edi Rama, oggi è il tempo della realtà. Tocca al ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, l’ingrato compito di parlare dei migranti.

In audizione a Montecitorio il ministro prima certifica il record di sbarchi alla data di ieri, “145.314 migranti sbarcati a fronte di 88.095 e 54.733 nello stesso periodo per gli anni 2022 e 2021”, poi l’esiguo numero di rimpatri: “3960”. Numero che però il ministro dell’Interno esalta perché il “70% di questi è transitato per un Centro di Permanenza per i Rimpatri”.

Piantedosi nel corso dell’audizione in Commissione Schengen tocca, inevitabilmente, anche il tema del fresco accordo Italia-Albania per la gestione dei migranti. “L’accordo dovrà avere un’implementazione e quindi tutto verrà specificato”. Tradotto: le norme sono ancora tutte da scrivere, risponde Piantedosi. Unica certezza: “I minori non saranno minimamente toccati”. Ma non solo loro. Anche “donne incinte e disabili”, saranno portati in Italia, così come prevedono le normative internazionali.

In audizione, poi, si arriva anche al tema dei Cpr i cui posti “a oggi sono insufficienti”. Il piano del governo prevede “oltre alla ristrutturazione dei Cpr esistenti” anche “interventi di manutenzione straordinaria che consentiranno entro la fine dell’anno il recupero di 218 posti”. Numeri miseri, per i quali – peraltro – il titolare del Viminale non specifica i costi.

Ma l’obiettivo del governo, ribadisce il ministro dell’Interno, “è quello di dotare di almeno un Cpr per ogni Regione”. I costi? Piantedosi non li cita, così come i costi per i rimpatri. Nei Cpr, comunque, ci andranno “solo le persone che hanno commesso reati in precedenza, che li fanno qualificare come pericolosi, come prevede la legge”.

Il ministro nel corso della sua relazione a Montecitorio polemizza: “Trovo difficoltà a capire cittadini e sindaci che si lamentano quando succedono casi drammatici, come quando lo straniero X che in preda al furore della propria propensione alla pericolosità magari uccide qualcuno, e che però se diciamo ‘ok facciamo un Cpr qui’, in modo che tutte le persone che girano per strada impunemente li ristringiamo li, si preoccupano. Trovo contraddittorio avere paura dell’assenza di strumenti perché persone pericolose, e ormai da espellere, girano più o meno impunemente sui territori, ma allo stesso tempo avere preoccupazione per la realizzazione di strutture che aiutano moltissimo le espulsioni”.

“Ci sta dicendo che visto che ci sono paure ad aprire Cpr in alcune realtà territoriali, li andate ad aprire in Albania?”, chiede quindi in audizione il deputato Pd, Toni Ricciardi. “Quel protocollo si ripromette di contribuire all’estensione della rete dei Cpr, le segnalo che lì non sarebbe forse neanche un Cpr in quanto tale, ma in quelle strutture si tratteranno le persone per il tempo necessario, previsto dalle normative europee, per svolgere in maniera accelerata le procedure di identificazione e di gestione della domanda di asilo. Si fa riferimento – risponde e conclude Piantedosi – a strutture analoghe a quella di Pozzallo-Modica”.