Politica

Premierato, c’è l’accordo nel governo: elezione diretta col maggioritario e una “norma anti-ribaltone”. Abolita la nomina dei senatori a vita

C’è l’accordo in maggioranza sul ddl costituzionale per introdurre in Italia il premierato elettivo. In un vertice tenuto lunedì pomeriggio le forze di centrodestra hanno espresso “piena condivisione” sul testo, messo a punto negli ultimi mesi dalla ministra Maria Elisabetta Casellati (Forza Italia) e atteso al Consiglio dei ministri di venerdì 3 novembre. La riforma rivoluziona la forma di governo introducendo l’elezione diretta del presidente del Consiglio, accompagnata da una legge elettorale maggioritaria a turno unico che assicurerà alla coalizione o al partito con più voti (senza alcuna soglia minima) il 55% dei seggi in Parlamento. “Abbiamo sulle nostre spalle una responsabilità storica: consolidare la democrazia dell’alternanza e accompagnare finalmente l’Italia nella terza Repubblica“, ha detto la premier Giorgia Meloni. Oltre a lei e alla Casellati, all’incontro del pomeriggio erano presenti i vicepremier Matteo Salvini (Lega) e Antonio Tajani (Fi), i sottosegretari alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano e Giovanbattista Fazzolari, il ministro per i rapporti con il Parlamento Luca Ciriani e i leader dell’Udc Lorenzo Cesa e di Noi moderati Maurizio Lupi.

Stando all’ultima bozza diffusa, al presidente della Repubblica non spetterà più il potere di nomina del premier (come prevede oggi l’articolo 92), ma solo quello di conferire l’incarico in base al risultato delle elezioni, mentre manterrà il potere di nomina dei ministri, su indicazione del capo del governo. Il presidente del Consiglio incaricato ha a disposizione due tentativi per ottenere la fiducia: se falliscono c’è lo scioglimento obbligatorio di entrambe le Camere (sparisce la possibilità di scioglierne solo una) e il ritorno al voto. Prevista anche l’abolizione – per il futuro – della figura dei senatori a vita di nomina presidenziale, una vecchia proposta di Fratelli d’Italia: la carica continuerà a essere attribuita (di diritto) solo agli ex capi dello Stato. La bozza infatti abroga il secondo comma dell’articolo 59 della Costituzione, che attribuisce il potere di nomina al Quirinale. L’ultimo articolo del testo, rubricato “Norme transitorie”, precisa però che “fino al termine del loro mandato, i senatori di diritto a vita nominati ai sensi del previgente secondo comma dell’articolo 59 restano in carica“.

Dovrebbe esserci, infine, una “norma anti-ribaltone” che consentirà al presidente della Repubblica, in caso di caduta del governo, di affidare un nuovo incarico solo al premier dimissionario o a un altro parlamentare della maggioranza uscente, allo scopo di “attuare le dichiarazioni relative all’indirizzo politico e agli impegni programmatici su cui il governo del presidente eletto ha chiesto la fiducia delle Camere”. Tramontata, invece, l’ipotesi di introdurre anche da noi il meccanismo della “sfiducia costruttiva” presente in altri Paesi (ad esempio in Spagna) in base al quale, per sfiduciare il governo, i parlamentari devono indicare il nome di un presidente del Consiglio alternativo, che ottiene automaticamente l’incarico in caso di approvazione della mozione.

Esulta sui social il vicepremier e leader della Lega Matteo Salvini: “In arrivo venerdì in Consiglio dei ministri una riforma di buonsenso. Niente governi tecnici, ribaltoni, cambi di maggioranze e partiti al governo, niente nomine di nuovi senatori a vita. Il voto degli italiani conterà finalmente di più”, scrive. Su Twitter gli risponde Carlo Calenda: “I ribaltoni li fate tutti i giorni disattendendo ogni promessa. E certo, sarà un gran guadagno per tutti i cittadini rinunciare ad avere in Senato Renzo Piano, Elena Cattaneo, Liliana Segre. Vai a lavorare… il resto lo sai”. Soddisfatta anche la ministra Casellati: “Ancora una volta il centrodestra si conferma compatto. Abbiamo fatto un grande passo avanti verso la “riforma delle riforme” che darà stabilità al Paese e restituirà centralità al voto dei cittadini con l’elezione diretta del premier”, festeggia. E lunedì mattina nella sua E-news il leader di Italia viva Matteo Renzi ha confermato il suo appoggio al ddl: “Se la Meloni porta la riforma costituzionale con l’elezione diretta del premier, noi ci siamo”, ha scritto.