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“Obiettivo distruggere Gaza. Chi minaccia un ebreo deve morire”. Ex ambasciatore d’Israele gela lo studio tv. Anche Pigi Battista si smarca

“Ogni persona che minaccia un ebreo, che vuole uccidere un ebreo, deve morire. L’obiettivo è distruggere Gaza, questo male assoluto“. Non sono le farneticazioni di un islamofobo in piazza, di un estremista legato a qualche formazione politica illegale o gruppo ultras e nemmeno di un colono. A invocare la distruzione della Striscia di Gaza, uno dei luoghi più densamente popolati al mondo, dove vivono 2,3 milioni di persone in una condizione di isolamento quasi totale, è l’ex ambasciatore israeliano in Italia, Dror Eydar​.

L’appello alla devastazione della Striscia, mentre la comunità internazionale continua a chiedere moderazione e la salvaguardia dei civili, è stato lanciato nel corso del programma di Rete 4 Stasera Italia. Tra gli ospiti, appunto, c’era l’ex ambasciatore che, una volta presa la parola, ha pensato bene di lanciare la sua invettiva, evidentemente convinto di poter trovare sostegno tra i presenti. Così, alla domanda se Israele non stia esagerando nella risposta all’attacco di Hamas del 7 ottobre, ha iniziato lanciando accuse nei confronti del segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres: “Le sue parole appartengono al passato – ha detto – Fanno parte delle degenerazioni del mondo libero. Cercare di trovare una spiegazione dietro a ciò che è accaduto è come chiedersi perché gli ebrei sono stati uccisi nelle camere a gas“.

E dopo questa valutazione negativa del “mondo libero”, si lancia in una chiamata alle armi di tutto il pianeta che, ovviamente, dovrebbe schierarsi con Israele per polverizzare la Striscia di Gaza: “Questa non è la guerra di Israele – continua -, è la guerra di tutto il mondo libero (lo stesso che soffre di degenerazioni, ndr). Perché adesso ci sono cellule dormienti (terroristiche, ndr) in tutta Europa”. E come la si dovrebbe combattere lo spiega qualche minuto dopo: “Dopo il 7 ottobre, ogni persona nel mondo che minaccerà un ebreo, che vuole uccidere un ebreo, deve morire. Per noi, lo scopo è distruggere Gaza, distruggere questo male assoluto. Distruggere coloro che vogliono distruggerci”.

Quando gli viene fatto notare che nella Striscia vivono soprattutto civili, l’ex ambasciatore ‘risolve’ la questione dicendo che queste possono semplicemente andarsene, nonostante tutti i valichi con Israele siano chiusi e quello di Rafah con l’Egitto venga aperto solo per far entrare pochi aiuti umanitari. Parole, le sue, che hanno costretto anche il giornalista Pigi Battista, che ammette di “spendersi per la causa di Israele”, a dover prendere le distanze da certe affermazioni: “Non sta facendo un buon servizio alla causa di Israele, ambasciatore”.

Ma se Eydar chiama alla guerra totale con Gaza, l’attuale ambasciatore israeliano in Italia, Alon Bar, si è invece impegnato in un’opera di negazionismo delle conseguenze sui civili dei bombardamenti di Tel Aviv. Una strategia difficile da spiegare, dato che dalla Striscia continuano ad arrivare immagini di morte e devastazione, con il numero delle vittime ormai sopra le 7mila, secondo quanto riferito dalle autorità palestinesi.

Nonostante ciò, il diplomatico ha affermato che “ci sono molte false informazioni e molte bugie sulla situazione umanitaria a Gaza”. A suo dire, una crisi umanitaria non esiste: “Dopo 2 o 3 giorni dall’attacco di Hamas si è iniziato a parlare di crisi umanitaria a Gaza, senza acqua, senza elettricità, senza carburante. Sono passati 18 giorni e non ci sono casi di civili morti di sete, gli ospedali funzionano e c’è carburante”. In realtà, le sue affermazioni sono smentite dalle Nazioni Unite, presenti sul terreno con Unrwa, che parlano di 7 ospedali su 30 ormai fuori uso e tutti gli altri a rischio nelle prossime ore, con persone che arrivano nelle strutture per essere curate senza che vi siano più materiali sanitari, con le operazioni che si svolgono senza anestesia.

Ma l’ambasciatore, con 7mila morti circa, sostiene anche che “dal primo giorno dei raid israeliani contro Hamas non c’è stato un obiettivo che non fosse militare. Alla fine se il vicino mette i bambini e la moglie sulle proprie ginocchia e inizia a sparare è importante rispondere anche se purtroppo bambini e donne potrebbero essere delle vittime”. Proprio le immagini di donne e bambini morti sotto le bombe di Israele hanno riempito i media di tutto il mondo. Ma questi non hanno perso la vita perché ostaggio di Hamas: si trovavano nelle loro case, per strada, nelle strutture ospedaliere. Tanto che anche 56 cooperanti delle Nazioni Unite sono morti mentre prestavano soccorso alla popolazione.

Insomma, dopo le dichiarazioni dei due ambasciatori verrebbe da dire che la diplomazia non è proprio il loro mestiere. E invece sì.