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Elezioni Trentino, Fugatti resta presidente e sfonda il 50%. E la Lega tiene dietro FdI

Maurizio Fugatti, leghista da sempre, si conferma alla guida della Provincia autonoma di Trento. Un successo indiscutibile, visto che arriva quasi al 52% dei voti, incrementando di cinque punti il bottino che gli aveva consentito di diventare governatore per la prima volta nel 2018. Francesco Valduga, ex sindaco di Rovereto, per il centrosinistra si deve accontentare del 37,5 per cento. È una vittoria solo in parte leghista, anche se Matteo Salvini ha subito esultato: “In Trentino, Lega e Civica del presidente prima forza politica con oltre il 20 per cento, Maurizio Fugatti confermato con larghissimo vantaggio”. Poi ha ricordato le medaglie leghiste: “Lombardia, Lazio, Friuli Venezia Giulia, Molise e ora Provincia Autonoma di Trento: premiata nel 2023 la concretezza e la buona amministrazione del territorio con la Lega e il centrodestra”.

Il successo di Fugatti – In realtà Fugatti ha vinto anche grazie a se stesso. La lista di partito, Lega Fugatti Presidente, aveva un riferimento personale equipollente a quello del movimento, con una correzione di rotta rispetto al 2018, quando si chiamava Lega Salvini Trentino ed era al 27 per cento. Ha ottenuto il 13 per cento, a cui va aggiunto oltre il 10% per cento di Noi Trentini per Fugatti Presidente. Non si tratta solo di voti leghisti, ma tanto basta ad arrivare a una somma del 24 per cento che soddisfa Salvini.

Salvini batte Meloni – È un testa a testa, invece, il duello interno al centrodestra. Fratelli d’Italia, che era all’1,48 per cento nel 2018 ed era fuori dal precedente consiglio provinciale, prende il oltre il 12 per cento. Nonostante abbia moltiplicato per otto volte i voti, resta dietro la lista vera e propria della Lega per 1.500 voti circa. Non c’è stato l’effetto sfondamento temuto in casa del Carroccio. Si può anzi affermare che l’arretramento del partito di Giorgia Meloni sia stato vistoso rispetto a un anno fa. Nel collegio plurinominale di Trento prese il 25,27 per cento, mentre la Lega era al 10,57. Nel collegio di Rovereto FdI ottenne il 25,37 per cento e la Lega l’11,84 per cento.

Il Pd si consola – Nel centrosinistra sconfitto si consola solo il Pd che è il primo partito con il 16,63 per cento e che ha recuperato, ma solo in parte, l’umiliazione di cinque anni fa. Elezioni da dimenticare per il Movimento Cinquestelle, il cui candidato Alex Marini si ferma all’1,96 per cento, insufficiente per la riconferma in consiglio provinciale. Si gusta una specie di vendetta Filippo Degasperi, uscito da M5S, che ha dato vita al gruppo Onda: ottiene il 3,81 per cento di consensi che gli vale l’elezione a consigliere, essendo arrivato al terzo posto tra i candidati presidenti.

I seggi – Da notare l’alta astensione. I votanti sono stati 257.914, pari al 58,39 per cento, in calo di oltre il 5 per cento rispetto al 2018 e del 10 per cento rispetto alle politiche di un anno fa. Per quanto riguarda i seggi, ad ottenerne di più è il Pd con 6 eletti, oltre a Valduga. I due partner di governo nazionale, Fratelli d’Italia e Lega, ottengono ciascuno 5 seggi. Il centrodestra contabilizza poi 4 consiglieri per la lista del Presidente Fugatti, 2 per la Civica, 3 per il Partito Autonomista Trentino Tirolese e 1 per i ladini di Fassa. La maggioranza arriva così a 21 seggi su 35. Il centrosinistra ottiene oltre ai 7 del Pd, 3 consiglieri per la lista Campobase, uno per i Verdi, uno per i ladini di Fascegn e uno per Casa Autonomia. In totale 13 seggi. Faceva corsa a sé Degasperi che prende il seggio in quanto terzo candidato presidente. Forza Italia resta all’asciutto. Così anche Italia Viva di Matteo Renzi e Azione di Carlo Calenda, ciascuno con l’1,45 per cento. Fossero rimasti assieme, anziché litigare, sarebbero arrivati al 3 per cento e un seggio lo avrebbero portato a casa. Chissà poi a chi dei due sarebbe finito.

Come era andata nel 2018 – Nel 2018 Maurizio Fugatti era stato eletto con il 46,73 per cento, lasciando al 25,4 per cento Giorgio Tonini sfidante del centrosinistra. In quella occasione Il Patt aveva preso il 12,42 per cento e il Movimento Cinque Stelle, trainato da Filippo De Gasperi, poi uscito dal partito, raggiunse il 7,11 per cento. Le liste vedevano in testa la Lega di Salvini con il 27,09 (14 seggi), il Pd con il 13,92 per cento (5 seggi), il Patt con il 12,58 per cento (4 seggi), i Cinque Stelle con il 7,23 (2 seggi), Futura (centrosinistra, 2 seggi). Forza Italia era al 2,82 per cento (un seggio) e Fratelli d’Italia all’1,48 per cento (nessun seggio).