Calcio

Fiorentina-Juve 4 a 2, dieci anni fa la tripletta di Giuseppe Rossi: il canto del cigno di un campione sfortunato

L’apice che coincide con il canto del cigno. Nello sport succede spesso. Per esempio, Nico Rosberg nel 2016 ha deciso di ritirarsi all’indomani del titolo di campione del mondo di Formula 1. Di solito è una scelta, non una costrizione. La storia di Giuseppe Rossi però rientra in quest’ultima casistica e ha una data precisa: il 20 ottobre 2013, esattamente dieci anni fa. È Fiorentina – Juventus 4-2, una delle partite rimaste maggiormente impresse nell’immaginario collettivo nell’ultimo ventennio di campionato.

Stadio Artemio Franchi di Firenze. Giuseppe Rossi è reduce da un grande inizio di campionato. Le cinque reti nelle prime sette giornate hanno certificato il suo pieno recupero dopo la doppia rottura dei legamenti del ginocchio destro che lo ha costretto a saltare le ultime due stagioni con la maglia del Villareal. Non è una partita qualsiasi, per la prima volta in carriera gioca contro la Juventus e soprattutto contro Gigi Buffon, di cui è da sempre un grandissimo estimatore. Il clima è quello delle grandi occasioni, ma prima della fine del primo tempo, nello spazio di appena tre minuti, Tevez prima e Pogba poi gelano tutti gli entusiasmi. E se possibile vanno anche oltre. I due bianconeri esultano mimando la mitraglia come Gabriel Omar Batistuta. Un vero e proprio sberleffo che colpisce in pieno i quasi 40mila tifosi viola presenti.

Alla Fiorentina servono circa 30 minuti per riprendersi, con la Juventus più volte a un passo dalla terza rete che chiuderebbe ogni discorso. Poi Mati Fernandez cade in area bianconera. È rigore: Giuseppe Rossi contro Gigi Buffon. Lo scenario che Pepito aveva immaginato da tutta la carriera finalmente si è materializzato. Il suo sinistro è angolato, imprendibile, vincente. Improvvisamente la speranza si accende, nessuno però è preparato a vederla divampare. Passano dieci minuti e Rossi riceve palla a 25 metri dalla porta bianconera, supera la pressione di Pogba e poi calcia in diagonale con il sinistro, quello buono, quello non martoriato da tre operazioni chirurgiche in un anno e mezzo. La palla è forte, non troppo angolata, ma Buffon per una volta non è perfetto: due a due. Il Franchi esplode in un boato e diventa una bolgia trascinante, mentre per la Juventus di Antonio Conte è un colpo tremendo, veramente da ko. I bianconeri appaiono in confusione, in balia completa di un ambiente che adesso vuole di più, vuole la vittoria. Centoventi secondi ancora e Borja Valero trova Joaquin in area da solo, dimenticato da tutta la retroguardia juventina. Lo spagnolo non sbaglia, la rimonta è completata. E non è ancora finita. Altri tre minuti e Cuadrado parte in contropiede come un centometrista, si fa tutto il campo palla al piede e poi scarica per Pepito, solo davanti a Buffon. Il suo sinistro questa volta è definitivo, il punto esclamativo sulla partita. La tripletta di Giuseppe Rossi è la firma d’autore su una vittoria storica per la Fiorentina, attesa da ben 16 anni.

Ormai non ci sono più dubbi: Giuseppe Rossi è tornato e sarà la stella della Nazionale di Cesare Prandelli che sarà impegnata ai mondiali in Brasile nove mesi dopo. Uno scenario sognato, accarezzato, ma che non si realizzerà mai. Due mesi e mezzo di magie dopo arriva l’intervento rude da dietro del difensore del Livorno Rinaudo, il ginocchio destro che si gira nuovamente in maniera innaturale, il silenzio del Franchi che assiste alla sua uscita dal campo zoppicando. Questa volta Pepito non finisce sotto i ferri ma l’ennesimo infortunio è la goccia che fa traboccare il vaso. Il suo ginocchio ormai non regge più. La sua carriera, di fatto, finisce qui.

Inizia un intenso quanto vano girovagare. Levante, Celta Vigo, Genoa, Real Salt Lake, Spal. Poche soddisfazioni, pochissime reti (appena 15 in sette anni) e un nuovo infortunio ai legamenti del ginocchio nel 2017, questa volta al sinistro. Una parabola che si è conclusa lo scorso 22 luglio, quando Rossi ha annunciato ufficialmente il suo addio al calcio. Un saluto pieno di rammarico e passato quasi sottotraccia per giocatore vinto dalla sfortuna, ma capace di costruirsi un momento indelebile nella storia della Fiorentina.