Mondo

Il massacro dei giovani al Nova Festival: “Almeno 260 ragazzi assassinati da Hamas”. Le testimonianze di chi si è salvato

Un festival all’aperto, al confine tra Gaza e Israele, che doveva essere una celebrazione di danze e balli per la festa di ebraica di Sukkot, ovvero la festa delle capanne, una delle ricorrenze religiose più importanti in assoluto. E invece il Nova Festival si è trasformato in un massacro: “Ci sono dozzine di cadaveri”, ha spiegato il Times of Israel ma secondo il canale OsintDefender, attivo sul social X ed esperto di scenari di crisi, sarebbero almeno 250 i giovani assassinati dai terroristi di Hamas, piombati attorno alle 7 di sabato tra le migliaia di partecipanti (oltre 3mila, secondo alcuni testimoni) al rave vicino al kibbutz Re’im. Alcuni di loro sarebbero stranieri. Un numero, quello dei morti, destinato a salire col passare delle ore. Nella serata di domenica 8 ottobre, ad esempio, un portavoce della organizzazione rabbinica Zaka (preposta al recupero di cadaveri nelle aree che sono state teatro di attentati o di altre violenze) ha detto che sono stati trovati 260 cadaveri e che “le ricerche non si sono ancora concluse”.

La dinamica dell’attacco – I giovani hanno tentato la fuga davanti a decine di miliziani che sparavano su di loro, molti non ce l’hanno fatta, e tanti altri sono stati presi in ostaggio dai jihadisti, come testimoniano anche alcuni video circolati sui social. Alcune persone che risultavano disperse sono state ritrovate e soccorse a quasi 30 ore dall’assalto. Quella della Nova Festival è stata una strage. Tutto è iniziato poco dopo l’alba, quando si sentono i primi razzi partire da Gaza – l’area del festival era a poco più di tre chilometri dal confine – e i ragazzi presenti al festival si mettono in auto per scappare. E a quel punto partono gli spari, provenienti da una “cinquantina di miliziani in tenuta militare” (sempre dal racconto di alcuni testimoni), che stavano aspettando i ragazzi fuori dalle uscite di emergenza prese d’assalto dopo l’allarme aereo.

Fuga disperata – In molti salgono sulle auto per fuggire, ma la strada si intasa in fretta. In tanti allora, come hanno raccontato alcuni testimoni alla Cnn, escono in fretta e furia dall’auto, presi dal panico, per tentare di sfuggire agli jihadisti. Alcuni finiscono a terra, e non si capisce se siano stati colpiti, inciampati o se stiano solo tentando la fuga. Sempre i testimoni hanno parlato di molte persone morte, colpite dagli spari. Impossibile stabilire un numero. Uno dei medici israeliani arrivati sul posto per i primi soccorsi ha parlato di almeno “200 cadaveri già recuperati”, cifra che sembra destinata a salire in considerazione del fatto che all’evento c’erano almeno 3mila persone.

Le testimonianze – Sui siti e sui giornali di mezzo mondo compaiono le testimonianze di chi al Nova Festival c’era e ha assistito al massacro, riuscendo in qualche modo a uscirne vivo. Un ragazzo di nome Ortel ha parlato alla tv israeliana, sottolineando che l’attacco è partito pochi istanti dopo l’interruzione dell’elettricità: “Cinquanta terroristi sono arrivati ​​con furgoni, vestiti con uniformi militari”, ha detto. I partecipanti hanno cercato di fuggire, ma ad attenderli c’erano jeep e mezzi fuoristrada pieni di uomini armati che sparavano alle auto. “A quel punto tutti hanno fermato i propri veicoli e hanno iniziato a correre” ha raccontato. C’è chi si è salvato e ha potuto raccontare la carneficina, con i terroristi che sparavano a freddo a chiunque. Molti ragazzi si sono nascosti nei frutteti, tra gli alberi, nei cespugli, c’è chi ha finto di essere morto. Esther Borochov ha raccontato a Reuters che stava andando via quando il suo veicolo è stato tamponato. Ha visto un giovane alla guida di un’altra macchina, che le ha detto di salire. Lo ha fatto, ma l’uomo è stato poi colpito a bruciapelo. Esther ha detto di aver finto di essere morta finché non è stata finalmente salvata dall’esercito israeliano. “Non potevo muovere le gambe”, ha detto dall’ospedale. “I soldati sono venuti e ci hanno portato via tra i cespugli dopo ore” ha detto un altro ragazzo. “Ho messo il telefono in modalità silenziosa e poi ho iniziato a strisciare attraverso un aranceto”, ha detto Ortel. Gili Yoskovich ha raccontato alla BBC come sè riuscita a nascondersi in un frutteto: “Andavano albero dopo albero e sparavano. Vedevo gente morire ovunque. Ero molto silenziosa. Non ho pianto, non ho fatto niente”. Alla fine, dopo tre ore, ha sentito alcune voci di soldati israeliani e ha deciso di correre verso la salvezza.

Vittime e ostaggi: le storie – A fronte di chi può raccontare di avercela fatta, c’è chi invece è tra gli ostaggi e le vittime dell’azione di Hams. Tra i morti, ad esempio, potrebbe esserci anche la cittadina tedesca Shani Louk, la cui madre ha diffuso un video-appello. In molti hanno notato la somiglianza tra la ragazza e un corpo ripreso dagli uomini di Hamas e trasportato su un pick-up. Oltre alle vittime, ci sono gli ostaggi, decine, di cui al momento non si hanno notizie. Sui social è circolato il video del rapimento di Noa Argamani, che aveva partecipato al festival col suo fidanzato, Avinatan Or. Le immagini mostrano che viene portata via in moto dai militanti jihadisti. Come il suo ragazzo, afferrato a piedi da alcuni miliziani. L’amico di Noa, Amit Parpara, ha detto alla BBC che le stava mandando un messaggio mentre si nascondeva. “Intorno alle 8.30 è stato l’ultimo messaggio che ho ricevuto da lei”, ha detto. Amit in seguito ha visto un video sui social media che mostrava la sua cattura. Anche i genitori del 23enne americano-israeliano Hersh Golberg-Polin stanno cercando il figlio, che era lì dopo aver festeggiato il suo compleanno. Hanno detto al Jerusalem Post di aver ricevuto due brevi messaggi da lui sabato mattina: “Ti amo” e “Mi dispiace“. Tra i dispersi c’è l’inglese Jake Marlowe, 26 anni, che lavorava come guardia di sicurezza all’evento musicale.