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Il caso di Kenneth Smith che in Alabama rischia l’esecuzione con ipossia da azoto. Sant’Egidio lancia un appello alla governatrice

“Sono terrorizzato, mi state ammazzando due volte”. Sono le parole disperate di Kenneth Smith, cittadino statunitense condannato a morte dallo stato dell’Alabama per omicidio, che ora rischia di andare incontro ad un’esecuzione tramite ipossia da azoto, una pratica in cui l’ossigeno dell’aria viene sostituito dall’azoto provocando la morte del condannato per soffocamento accompagnata da sintomi atroci come iperventilazione e fame d’aria. Per questo la comunità di Sant’Egidio ha lanciato un appello (che si può firmare qui) rivolto alla governatrice dell’Alabama Kay Ivey, per chiedere di sospendere subito l’esecuzione che potrebbe essere imminente. La governatrice, repubblicana e in carica nel suo ruolo dall’aprile del 2017, ha infatti le facoltà di sospensione e commutazione della sentenza di condanna a morte e a lei la comunità chiede con forza “di passare alla storia come un sovrano illuminato evitando di mettere a morte un essere umano per la seconda volta causandogli delle sofferenze evitabili”.

“Dopo alcuni decenni in cui la pena di morte è stata messa largamente in discussione e il numero di esecuzioni è sensibilmente calato, soprattutto durante gli anni della pandemia, ora, in alcuni stati degli Usa, stiamo assistendo ad una sorta di riabilitazione ideologica delle esecuzioni in nome del tornaconto politico ed elettorale di alcuni governanti ed esponenti di partito” dichiara Carlo Santoro della comunità di Sant’Egidio. “Il tutto – prosegue Santoro – avviene sulla pelle degli ultimi, di poveracci come il condannato in questione che, dopo aver già subito quattro tentativi andati male, rischia un vero e proprio accanimento contro ogni prassi con l’utilizzo di un metodo che è di fatto una camera gas mascherata, qualcosa di estremamente disumano”.

Kenneth Smith, nato nel 1965, è detenuto da 34 anni nel braccio della morte a causa di una condanna per l’omicidio su commissione, risalente al 1988, di Elizabeth Dorlene Sennett. Secondo l’accusa, l’uomo, che agì assieme ad un complice, ricevette mille euro dal marito della vittima, il predicatore Charles Senneth, affinché uccidesse sua moglie. Nel corso degli anni poi, il mandante dell’omicidio si suicidò, il complice fu giustiziato nel 2010 e ora potrebbe essere la volta di Smith. Al termine del processo che lo riguardava infatti, i giurati votarono 11 a 1 per l’ergastolo senza condizionale, ma il giudice, utilizzando una norma abolita nel 2017 e non più in vigore, scavalcò il voto della giuria e decise che Smith sarebbe stato condannato a morte.

La data della sua esecuzione era già stata fissata per il 17 novembre del 2022 e in quell’occasione l’uomo, solo al fine di ottenere una sospensione dell’esecuzione, avanzò la richiesta di essere ucciso con l’ipossia da azoto, ma la Corte Suprema la rigettò e consentì all’Alabama di procedere con l’iniezione letale. Nel momento dell’esecuzione però, ci fu un’interruzione dovuta alle difficoltà, riscontrate dai funzionari del carcere in quattro differenti tentativi, nell’inserimento in vena dell’ago per l’iniezione dei farmaci legali, un imprevisto che, con il passare dell’età, non è così raro per diversi condannati a morte. A quel punto, il commissario delle carceri John Q. Hamm dichiarò che l’esecuzione dell’uomo si era interrotta alle 23:21, ovvero prima della mezzanotte, quando sarebbe scaduta la validità del mandato. In quell’occasione il commissario annunciò anche che le iniezioni letali sarebbero state momentaneamente sospese per condurre una revisione interna delle procedure pratiche.

Nel maggio del 2023 poi, la Corte suprema ha stabilito che l’esecuzione di Smith si sarebbe potuta svolgere utilizzando l’ipossia da azoto e ad agosto il procuratore generale dello stato ha avanzato la richiesta per la fissazione della data. L’esecuzione mediante l’uso di azoto è stata approvata come metodo solamente in tre stati: Alabama, Mississippi e Oklahoma. Il suo utilizzo è stato sdoganato a partire dal 2015 quando, a causa del boicottaggio da parte delle società farmaceutiche internazionali, vi era una diffusa difficoltà nel reperire farmaci letali per le iniezioni. L’uso di azoto per una condanna a morte rimane in ogni caso un metodo di uccisione estremamente brutale, escluso anche in ambito veterinario nell’abbattimento di animali poiché molto doloroso. Il suo impiego sull’uomo consisterebbe inoltre, come fa notare l’appello, in una sperimentazione umana, una pratica vietata dal punto di vista etico. Anche un report sull’uso di azoto nelle esecuzioni, pubblicato recentemente dall’Alabama, rivela, secondo molti osservatori, che lo Stato non è in grado di conoscere a quali sofferenze vada incontro il condannato e come tale pratica sia inoltre in contrasto con l’ottavo emendamento della Costituzione.

“A discapito di quello che accade in alcuni stati però – prosegue Santoro – la sensibilità nei confronti della pena di morte negli Stati Uniti sta cambiando molto negli ultimi anni e si sta sviluppando una concreta tendenza alla sua abolizione, un segnale senza dubbio positivo. Questo orientamento proviene anche e soprattutto da parte della Chiesa statunitense, che oggi non ammette più casi in cui siano tollerate le esecuzioni e sta facendo anche diverse pressioni sull’amministrazione presidenziale affinché siano sospese le condanne a morte federali, tornate fortemente in auge con l’era Trump”.

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