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“Intercettazioni, via il trojan per i reati contro la Pubblica amministrazione”: la proposta di Forza Italia passa anche col voto dei renziani

Il governo di Giorgia Meloni valuterà se eliminare l’uso del trojan per indagare sui reati della pubblica amministrazione. Lo prevede la relazione sulle intercettazioni approvata dalla commissione Giustizia del Senato, presentata dalla presidente Giulia Bongiorno e dai relatori Pierantonio Zanettin di Forza Italia e Giovanni Berrino di Fdi. Il testo è stato approvato dai parlamentari del centrodestra, con i quali si è schierato Ivan Scalfarotto di Italia viva, mentre hanno votato contro gli esponenti del Pd, del Movimento 5 stelle e dell’Alleanza Verdi Sinistra. La relazione era attesa dal ministro Carlo Nordio, che aveva fatto sapere di seguire “con grande interesse” i lavori della commissione presieduta da Bongiorno e che aspettava il testo del provvedimento per concordare “le future iniziative di riforma“. E infatti anche la presidente Bongiorno spiega che il voto di oggi è “un primo traguardo” mentre la relazione approvata “è “un importante punto di partenza”. Contro il documento si scagliano i senatori dell’opposizione, con Roberto Scarpinato che accusa il governo di continuare una “marcia per instaurare una Giustizia classista“.

Abbasso il trojan – Toccherà dunque al guardasigilli valutare “un supplemento di riflessione su modalità e condizioni di utilizzo del trojan per reati di minore gravità“, come propone Zanettin. La richiesta del berlusconiano è stata inserita alla fine dei lavori nella relazione, poi approvata col voto della maggioranza e dei renziani. Nella sua proposta Zanettin si scaglia contro la legge Spazzacorrotti che nel 2019 aveva esteso l’utilizzo del trojan anche per indagare sui reati contro la pubblica amministrazione e quindi per esempio la corruzione, la concussione e il peculato. Ma secondo il berlusconiano “tale impostazione è stata oggetto di diverse critiche, sotto il profilo del principio di necessaria proporzionalità, con riferimento ai diversi valori di rango costituzionale che si vengono a contrapporre”. Una frase motivata citando l’audizione del dottor Stefano Musolino, procuratore aggiunto di Reggio Calabria e segretario di Magistratura democratica. In realtà il magistrato non la pensa come Zanettin. “Credo che il trojan sia necessario per indagare sui reati contro la pubblica amministrazione più difficili da provare, come la corruzione, che riposa su un patto segreto tra corrotto e corruttore. Nella mia audizione ho semplicemente detto che secondo me è stato irragionevole estenderne l’uso a tutta la categoria, di cui fanno parte anche fattispecie di tipo diverso, in cui c’è un soggetto in posizione di vittima”, dice a ilfattoquotidiano.it.

La corruzione? Un reato minore – Per sostenere la sua tesi il senatore di Forza Italia cita anche una sentenza della corte di Giustizia dell’Unione europea del 7 settembre scorso in cui c’è scritto che “la lotta a una condotta illecita di natura corruttiva è di importanza minore, nella gerarchia degli obiettivi di interesse generale, rispetto a quello della lotta alla criminalità grave e della prevenzione delle minacce gravi alla sicurezza pubblica“. Quella vicenda riguarda il caso di un’indagine amministrativa su un magistrato lituano, accusato di fornire notizie sulle inchieste in corso agli avvocati degli imputati, ma Zanettin la usa per portare acqua al suo mulino. Il ragionamento del berlusconiano è semplice: non bisogna usare il trojan per indagare sulla corruzione, visto che – come ha detto la corte di Giustizia Ue – è un reato minore rispetto alla mafia e al terrorismo.

Scarpinato (M5s): “Governo vuole una giustizia classista” – La richiesta di Zanettin è stata inclusa nella relazione sulle intercettazioni approvata dalla commissione, che da domani sarà sul tavolo di Nordio. È da qui che il Guardasigilli comincerà a studiare la sua riforma sugli ascolti telefonici. È anche per questo motivo che l’opposizione attacca. “Ecco allora qual era il vero obiettivo di questa indagine, la maggioranza ha svelato le carte: continua la loro marcia per instaurare una Giustizia classista in cui si prevedono misure iper repressive per i cittadini comuni, tanto per fare propaganda, e il semaforo verde per i reati dei colletti bianchi“, dice Roberto Scarpinato, senatore del Movimento 5 stelle. “Dalle audizioni tenute nel corso dell’indagine conoscitiva – spiega l’ex procuratore generale di Palermo – è emerso con chiarezza come le intercettazioni siano uno strumento investigativo indispensabile, lo ha scritto la stessa presidente Bongiorno nella Relazione. In particolare, il trojan è l’unica arma con cui bucare il muro di omertà che protegge i comitati d’affari. Dopo la norma che ha restituito i benefici penitenziari ai condannati per associazione a delinquere finalizzata alla corruzione, dopo il Ddl che abolisce il reato di abuso di potere, ora questo nuovo tassello dell’impunità dei colletti bianchi mentre c’è l’assalto alla diligenza del Pnrr e il Codice degli Appalti ha spianato la strada della discrezionalità”.

Pd: “Colpo di mano”. Ma Zanettin nega – Parlano di “colpo di mano” pure Alfredo Bazoli, Franco Mirabelli, Anna Rossomando e Walter Verini, senatori del Pd in commissione Giustizia. “La maggioranza – dicono – ha cambiato il testo finale della relazione sull’indagine conoscitiva sulle intercettazioni, introducendo un inedito paragrafo in materia di trojan. È una forzatura, del tutto contraria a quanto sentito nelle audizioni, con la chiara finalità politica di contribuire a indebolire la lotta alla corruzione, infaticabilmente perseguita da questa maggioranza”. I dem spiegano che “le audizioni avevano chiaramente portato a conclusioni opposte: che non c’è oggi un abuso delle intercettazioni, che non c’è un uso smodato dei trojan, che non c’è una emergenza su pubblicazioni illegittime“. Zanettin però respinge le accuse politiche delle opposizioni: “Nessun colpo di mano dell’ultimo minuto. L’integrazione della relazione si è resa necessaria perché la sentenza della Corte di Giustizia in tema di intercettazioni è recentissima, addirittura del 7 settembre scorso. E tale sentenza, come osservato dai commentatori più attenti sul piano giuridico, impone al legislatore del nostro paese un supplemento di riflessione”, scrive in una nota. Poi ringrazia “la presidente Bongiorno, la maggioranza e il senatore Scalfarotto che hanno condiviso con me un sacrosanto principio giuridico”.