Mondo

Inghilterra, in 10 anni persa la metà dei bagni pubblici. E il ‘wild toileting’ dilaga tra problemi sociali, sanitari ed economici

Gli inglesi hanno messo a fuoco il problema e subito coniato un termine: ‘wild toileting’, che tradotto – scusandoci se non pare decente – è ‘gabinetti selvaggi’. Di fatto si tratta di questo, di trovarsi a soddisfare bisogni vitali ed improvvisi nel posto più vicino possibile. E se mancano le toilette pubbliche ecco che stradine, anfratti, parchi e giardini possono diventare la salvezza, anche se non igienica, né particolarmente dignitosa. Ma non per tutti, perché per disabili, anziani e persone affette da disturbi come IBS (la sindrome dell’intestino irritabile) certamente i ‘gabinetti a cielo aperto’ non sono una soluzione agibile. Un grido di denuncia arriva dal Regno Unito, nientemeno che la quinta potenza economica mondiale, dove però scarseggiano i bagni pubblici.

L’allarme della British Toilet Association – “Negli ultimi dieci anni abbiamo perso tra il 50-60% delle toilette pubbliche del Paese con effetti avversi sulle comunità, sull’inclusione sociale e sulle economie locali. Ci sono circa 14 milioni di persone sul registro dei diversamenti abili, a questi si sommano circa 10 milioni di persone sopra i 55 anni che soffrono di disturbi medici, fisici o mentali, per un totale di oltre un terzo della popolazione che ha bisogno di avere un bagno a disposizione, spesso con urgenza, quando esce di casa. Per non parlare di bambini, donne incinta, turisti e visitatori che vengono a spendere nelle nostre città senza trovare i servizi più essenziali. La gente alla fine sceglie di andare nei grandi centri commerciali che hanno i bagni, con pesanti ricadute economiche sui negozi dei centri cittadini. Il commercio locale perde profitti e la comunità perde il suo spirito”, dice Raymond Martin, direttore della British Toilet Association (BTA) che si ferma volentieri a parlare con ilfattoquotidiano.it mentre è in Scozia per un tour molto speciale. E’ stato invitato da Comuni ed esercenti ad ispezionare alcune delle oltre 1200 toilette del Regno in lizza per il premio ‘Loo (bagno pubblico) of the year’.

‘Niente cessi siamo inglesi’ – Il caso esplode ogni anno al tradizionale Festival di Cheltenham dove si riversano 250mila amanti delle corse equestri che alle anguste toilette portatili preferiscono i giardini delle case del vicinato. Tanto che il Comune ha offerto ai residenti disperati delle vernici idrofobiche repellenti che provocano un ‘rimbalzo’ sugli ‘urinatori selvaggi’. Il governo britannico non ha una legislazione in materia e così la responsabilità di fornire bagni pubblici accessibili è delegata ai Comuni (che in alcuni casi la rimandano alle parrocchie) a cui tocca trovare i necessari finanziamenti. L’ultimo decennio di governo conservatore è passato all’insegna dell’austerità, con meno fondi per le autorità locali costrette così a ripensare le priorità di spesa, e tagliare i bagni pubblici di cui comunque c’è sempre più pudore a parlare. Secondo il rapporto Taking the P*** (Prendere per il C***) presentato nel 2019 dalla Royal Society for Public Health (RSHP), le 5,159 toilette gestite dai principali comuni britannici nel 2010 sono scese a 4,486 nel 2018.

Le ricadute sulla popolazione – La mazzata finale l’ha data il Covid che le ha fatte chiudere tutte e, spiega Martin, da allora solo il 70-80% ha riaperto. Il rapporto descrive la mancanza di bagni pubblici come un loo leash, un guinzaglio igienico che costringe il 42% degli intervistati a spostarsi di poco da casa, e uno su cinque a non uscire quanto vorrebbe per timore di non trovare una toilette. Mentre il 56% limita addirittura l’assunzione di liquidi prima di uscire per evitare inconvenienti. La raccomandazione del RSPH è che intervenga una legislazione apposita per disciplinare l’implementazione di toilette pubbliche, considerate essenziali alla stregua dei lampioni stradali o alla raccolta dei rifiuti, in modo che la la loro mancanza non sia più un limite alla mobilità, uguaglianza, salute e dignità dei cittadini. “L’implementazione di un buon sistema di gabinetti pubblici è l’emblema di una società civilizzata e il fatto che dalle nostre statistiche l’81% delle persone pensa che non ce ne siano abbastanza è uno scandalo – dice Abigail Wood, Ceo dell’Associazione a tutela degli anziani Age UK London, secondo cui il ‘loo leash’ è una significativa causa di esclusione sociale. E spiega: “Limitare il consumo di liquidi prima di uscire poi è scioccante perché la disidratazione, soprattutto negli anziani, può causare cadute e malori”. Raymond Martin aggiunge che la specie umana ha cinque bisogni naturali per sopravvivere ovvero respirare, mangiare, bere, dormire e andare in bagno, e se quest’ultimo viene limitato sviluppiamo disturbi e malattie. “La crisi delle toilette significa non garantire la salute pubblica ed il benessere delle persone”, riflette.

La mappa delle toilette (che non ci sono) – In alcuni comuni inglesi i bagni pubblici sono addirittura assenti del tutto, come in quello di Slough che, interpellato da ilfattoquotidiano.it, conferma che alcuni sono stati chiusi a causa di comportamenti anti sociali, ma che la loro riapertura al momento non è una priorità dell’amministrazione. La situazione è seria nella capitale Londra dove oltre 2 milioni di pendolari al giorno si siedono sulla metropolitana a gambe strette visto che meno di un quarto delle stazioni in zona 1-3 sono dotate di bagni pubblici, come rivela il rapporto The London Loo League voluto dalla consigliera dei Verdi alla London Assembly, Caroline Russell. Il Consiglio Comunale di Londra ha bocciato il suo piano di introdurre 70 nuovi bagni pubblici nella ‘Tube’ al costo di 20 milioni di sterline perchè considerato troppo vasto, ed ora il sindaco Sadiq Khan ha promesso uno studio di fattibilità (già posticipato) in collaborazione con l’agenzia di trasporti Tfl (Transport for London) che sta conducendo una revisione dei servizi esistenti e dell’opportunità di aggiungerne altri.

Un problema ‘impellente’, ma il Governo ‘si trattiene’ – “Abbiamo presentato al Governo studi e analisi, di tanto in tanto si dimostrano interessati al problema, ma serve un vero e proprio Ministero all’Igiene”, suggerisce Martin, deluso perché due settimane fa il ministro tory alle Pari Opportunità, Kemi Badenoch, ha rigettato l’istituzione di un commissario alle toilette, perché si trattava di una proposta dei laburisti. La mossa prioritaria del Governo sembra essere la retromarcia sui bagni neutri, con buona pace di Martin che propone la soluzione di implementare nelle città una serie di unità igieniche indipendenti unisex, in proporzione alla densità demografica. “Insieme ad altre 22 organizzazioni abbiamo sottoposto all’inchiesta sul Covid un documento chiamato ‘Salute e Igiene per costruire un Regno Unito Resiliente’, che chiede l’istituzione di un apposito ministero all’Igiene con un ministro responsabile per i servizi igienici, che comprenda anche il training del personale di pulizia dei bagni pubblici in linea alle nuove precauzioni contro il Covid”, racconta il direttore della BTA. L’organizzazione senza scopo di lucro, operativa dal 1999, nelle prossime settimane discuterà la questione con i rappresentanti laburisti, in attesa della loro preannunciata vittoria alle prossime elezioni. “Prevenire è meglio che curare, si parla di un’altra pandemia e ci sono già due nuovi ceppi di Covid molto aggressivi – mette in guardia Martin – e più che mai è importante incrementare pulizia ed igiene a tutti i livelli, a partire dall’avere più toilette pubbliche, igienizzate e accessibili, piuttosto che lasciare che le persone si riversino nei parchi”.

Nel frattempo, il pub all’angolo…? – Chi è timido a Londra può stare tranquillo. Un account sui social media, ‘London Loo Code‘, ha costruito un open database in costante aggiornamento con i codici di ingresso di tutti i bagni nei principali locali pubblici della capitale, caffè, bar, ristoranti. Così anche se non si è clienti si può usufruire dei servizi igienici senza l’imbarazzo di dover chiedere la chiave. L’organizzazione Changing Places ha poi elaborato una mappa online di 1933 toilette pubbliche del Regno Unito con un sistema di feedback diretto per il pubblico. I fondi iniziali del governo ormai sono esauriti e adesso devono autofinanziarsi. Alternativa di emergenza? Entrare in un pub e seguire la freccia ‘gents’ o ‘ladies’. “Ma non possiamo contare solo sui pub, non va bene – conclude Martin – e anche se alcuni negozi fanno usare il bagno, spesso non sono attrezzati. Occorre un centro di ospitalità in ogni città del Paese con bagni puliti in grado di attirare visitatori e turisti, e con questi anche gli affari. Ho parlato con ingegneri e architetti che stanno costruendo nuove toilette e tutti parlano del loro impatto sociale ed economico. Le toilette attirano persone in posti dove poi comprano qualcosa o fanno passaporola. I dati in circolazione dicono che l’investimento di 5000 sterline nella costruzione di un bagno pubblico può generare un profitto di 75mila sterline, un ritorno che vale fino a 15 volte la spesa. Il governo dovrebbe pensarci ed alzare lo standard del paese: costruiamo treni veloci, ponti, eccetera, ma dobbiamo investire di più nel settore più importante ovvero la salute pubblica”.