Politica

Meloni e Orbán hanno in mente un modello di famiglia che non esiste più nella realtà

Per non far uso del novecentesco Dio patria e famiglia, al Summit demografico di Budapest organizzato dagli ultrà tradizionalisti ungheresi, la premier Giorgia Meloni reitera la sua campagna contro la denatalità con lo slogan “in difesa della famiglia e di Dio”.

Forse, ricordandosi per un momento che l’Italia è uno stato laico, ha fatto scivolare Dio in seconda posizione rispetto alla famiglia attestatasi in prima, che tuttavia, non gode di buona salute. Almeno, non il modello di famiglia che ancora si ostina a propinarci la nostra Presidente. L’Ungheria è un modello da seguire – ha detto con enfasi – un esempio perfetto. E serve una grande battaglia per difendere le famiglie, l’identità, Dio e tutte le cose che hanno costruito la nostra civiltà.

Il modello di famiglia ungherese che tanto piace alla premier si basa sull’ideologia del partito di estrema destra di cui Orban è presidente, un’ideologia che già un anno fa ha creato molti problemi all’Unione Europea per alcune sue frasi razziste in cui diceva “non vogliamo diventare popoli di razza mista”. Dopo quel discorso, la sua consigliera presentò dimissioni: “Le parole di Orban sono degne di Joseph Goebbles”, dichiarò.

Un discorso permeato di un’ideologia pericolosa che ci riporta ad un’epoca buia e tragica. Ed è su questa ideologia che si basa la politica di incremento demografico ungherese che la nostra premier propone per l’Italia. Infatti, il suo primo comandamento è: “La famiglia ungherese è composta da un uomo e una donna. Non sono permesse le adozioni alle coppie dello stesso sesso e alle persone single”. Va da sé che le coppie omosessuali non possono contrarre matrimonio né un’unione civile. E per la “legge sulla protezione dell’infanzia” non possono adottare.

Lo scorso marzo il nostro Senato ha votato contro un regolamento della Commissione europea per il riconoscimento dei figli di coppie omogenitoriali nati nell’Unione. Ciononostante, i sindaci di molte città hanno continuato a registrare bambini di coppie omosessuali nati all’estero. Ma con il vuoto legislativo si è creato un deserto, nelle cui rare oasi si trascrivono solo i figli di coppie etero o figli di due mamme mentre si discriminano i figli di padri gay.

Nel modello ungherese la natalità è molto ricompensata: esenta a vita dalla tassa sui redditi tutte le donne che abbiano almeno quattro figli. Premi e cotillon per le quarantenni che si sposano per la prima volta. Bonus casa per chi ha almeno due figli, sussidi per l’acquisto di auto a sette posti per famiglie numerose, e dulcis in fundo, il congedo parentale che per le mamme è di 24 settimane, mentre per i papà è di soli cinque giorni pagati. La donna-madre come angelo del focolare e persona dedita a tempo pieno all’accudimento che piace tanto ai fautori delle politiche fasciste.

Anche qui niente di nuovo. Il duce promosse iniziative a favore delle famiglie numerose riducendo tasse o cancellandole del tutto. Istituì premi per chi contraeva matrimonio e per le donne più prolifiche, multando invece i celibi. Tuttavia, nonostante tutte queste politiche, il regime non ottenne i risultati attesi e il calo demografico continuò la sua corsa.

Quello di Orban e della premier è un modello di famiglia che non esiste più nella realtà, se non in misura estremamente esigua. Cercare di riportare indietro l’orologio dell’evoluzione antopologico-sociale non porta a nessun risultato se non a una grave sottovalutazione dei bisogni reali della società. Una società sempre più in affanno, sempre più povera, con problemi di infertilità in età sempre più giovane.

Il modello familiare della nostra premier, che non è né sposata né madre di numerosa prole, non rientrerebbe nel modello ungherese, o in quello che lei stessa promuove. Allora, è evidente che per questo governo, loro possono, gli altri no.

Inoltre mi corre un pensiero triste: nello stesso giorno in cui la Presidente era al summit, a Lampedusa sbarcavano seimila migranti. Molti bambini soli, molti dispersi in mare che significa morti. E le politiche sull’immigrazione di questo governo sono politiche di contrasto, non di accoglimento e integrazione. Nel disegno dell’incremento demografico italico, dove li vuole collocare questi migranti, tra cui tanti bambini, e tanti di loro orfani? Che politica suggerisce in merito, alla premier, il suo Dio?