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La crisi della Germania e l’enigma di Scholz: il governo ha mantenuto più promesse di Merkel, ma i suoi consensi sono in calo. Ecco perché

Il governo tedesco a metà legislatura ha già realizzato due terzi delle sue promesse: lo rileva uno studio della Fondazione Bertelsmann, con l’Università di Trier ed il think-tank Il centro progressivo, parallelamente ad un sondaggio rappresentativo. La coalizione semaforo (Spd-Verdi-Fdp) ha interamente o parzialmente mantenuto il 38 per cento delle 453 promesse indicate nel contratto di coalizione; un ulteriore 12% è in fase di realizzazione ed ancora un 14% è stato comunque affrontato in modo sostanziale. Resta peraltro ancora circa un terzo, il 36%, irrisolto né affrontato.

I ricercatori indicano di essersi riferiti solo a promesse reali, la cui realizzazione fosse verificabile secondo criteri chiari. La gran parte delle promesse prese dall’esecutivo, spiega la coautrice dello studio Theres Matthieβ dell’Università di Trier alle agenzie Dpa e France Press, rispecchia la complessità del “semaforo” come coalizione trasversale scaturita dai programmi di tre partiti indipendenti e al contempo l’elevato livello di ambizione del contratto di coalizione. La precedente Groβe Koalition (Cdu-Csu + Spd), col governo guidato da Angela Merkel, aveva raggiunto a metà legislatura il 58% di quanto prefissato, ma l’attuale governo – con 174 promesse concretizzate (anziché 154) – in numeri assoluti ha risultati migliori. Nell’attuale contratto di coalizione è incluso infatti circa il 50 per cento maggiore di impegni rispetto ai 296 assunti dalla GroKo del 2018, e quasi due volte e mezzo in più rispetto ai 188 di quella del 2013.

Un bilancio di metà legislatura molto promettente per la cancelleria di Berlino, dunque. Il sondaggio che accompagna lo studio, realizzato dall’istituto Allensbach intervistando un campione di 1.011 persone dai 16 anni in su, indica però che solo il 12% degli interpellati ritiene che il governo abbia realizzato tutte o almeno una gran parte delle sue promesse, il 43% crede al contrario che ne abbia esaudito solo una minima parte o addirittura alcuna. E anche secondo il barometro politico della ZdF per il 58% degli interrogati il governo fa piuttosto male il suo lavoro.

Lo studio mette in evidenza che i risultati del “semaforo” sono offuscati da liti pubbliche e questioni ancora pendenti, ma non dà altre indicazioni alla mancata percezione di quanto ha raggiunto. Un peso lo ha senz’altro la situazione di stagnazione economica, che l’Ue prevede si tradurrà in effettiva recessione del -0,4% quest’anno. La Germania è fortemente proiettata alle esportazioni e soffre della cattiva congiuntura cinese che è uno dei suoi principali mercati. Questo si rispecchia in un sentore negativo degli imprenditori sulle prospettive dell’export, secondo dati dell’istituto economico Ifo, di -6,3 punti in agosto (rispetto a -6 di luglio), con cattivi presagi soprattutto nel campo metalmeccanico.

Maggiori costi energetici ed inflazione, in esito anche alla guerra in Ucraina e colli di bottiglia negli approvvigionamenti, hanno spinto diverse aziende a prediligere l’estero per nuovi investimenti; mentre altre si sono trovate oberate dai tassi di interesse per i crediti assunti finendo in stato di insolvenza. Lo si riscontra esemplarmente nell’edilizia, il colosso Project Immobilien GmbH ha quasi tutti i cantieri fermi. Centrum. Development Partners, Euroboden e Gerchgroup sono tutte società che la ZdF indica essere andate in bancarotta. Una situazione che porta al rincaro dei prezzi immobiliari e degli affitti.

L’incertezza economica è rafforzata dalla carenza di mano d’opera qualificata (alla quale il governo ha risposto tra l’altro facilitando l’acquisizione della cittadinanza), insufficiente digitalizzazione (il 2,6% dei tedeschi non ha neppure ancora accesso ad Internet), elevata burocrazia. Fattori che si riflettono specularmente anche nella diminuzione di nuove start-up, che sono scese quest’anno a circa 550 mila, con un calo di 57mila rispetto al 2022.

D’altro canto, pur in diminuzione, il tasso di inflazione al +6,1% fa sì che nonostante i salari nominali siano aumentati, quelli reali sono scesi. I prezzi alimentari per i consumatori sono infatti saliti maggiormente in proporzione (+9%) insieme a quelli dell’energia (+8,3%, dati Destatis). Una situazione che in prospettiva colpirà anche le pensioni. In una risposta del ministero del Lavoro ad un’interrogazione dei Linke 9,3 milioni dei circa 22 che lavorano a tempo pieno percepiranno una pensione al di sotto dei 1.500 € al mese. Dati che hanno portato il partito della sinistra a chiedere che il salario minimo, che nel 2024 aumenterà a 12,41 euro all’ora, salga ulteriormente a 16,62.

I tagli di bilancio previsti l’anno prossimo a stato sociale (colpite trasversalmente varie erogazioni, dal volontariato ai contributi ai genitori), istruzione (l’Oecd ha registrato l’aumento, tra 2015 e 2022, del 3% di quanti non finiscono le secondarie, e diverse sigle col motto “la scuola dev’essere diversa” richiedono un fondo straordinario di 100 miliardi, con dimostrazioni indette in diverse città il 23 settembre) e sanità (il presidente della fondazione tedesca di difesa dei pazienti Eugen Brysch chiede, ad esempio, un fondo di un miliardo per trattare il long covid, il ministro Karl Lauterbach vorrebbe quantomeno disporre 100 milioni per la ricerca, ma ne ha disposizione solo 40), creano un’ulteriore erosione di consensi. Soprattutto in contraltare a spese militari più elevate per permettere all’esercito tedesco di recuperare efficienza e progredire nel raggiungimento degli impegni Nato nell’attuale situazione geopolitica.

Su tutto questo si stagliano le insicurezze per i costi della transizione energetica ed il cambiamento climatico, come hanno dimostrato anche il travagliato corso della nuova legge sull’efficientamento energetico dei riscaldamenti e la combattuta partenza dei lavori della tratta interrata SuedLink per portare l’energia eolica da Nord a Sud, cavalcati abilmente dalle opposizioni. Tant’è che il capogruppo della Cdu Thorsten Frei – ripreso dalla Ard – rigetta la buona pagella del governo: “Ignora completamente le questioni centrali per le persone. Sono comprensibili la frustrazione e la delusione della popolazione”. Per non parlare della Afd che invoca le elezioni anticipate.