Società

La violenza sulle donne in Italia è all’ordine del giorno: il nodo del problema è culturale

A soli tre giorni dal femminicidio di Rossella Nappini ci ritroviamo a piangere ancora un’altra vittima: Marisa Leo, uccisa dall’ ex compagno Angelo Reina nei pressi di Marsala, in provincia di Trapani. L’uomo da oltre tre anni non accettava la fine della loro relazione e già nel 2020 lei lo aveva denunciato per stalking e violazione degli obblighi di assistenza familiare. I due avevano una bambina di appena 4 anni e pare che, dopo mesi di litigi, lui le avesse chiesto un appuntamento “chiarificatore” anche in merito alla custodia della piccola. Dopo averle sparato tre colpi di pistola, l’uomo è fuggito verso Castellammare del Golfo e si è tolto la vita.

Un’altra tragedia. Un’altra minore, vittima collaterale, costretta a crescere senza l’amore della mamma. Un’altra famiglia distrutta.

I femminicidi e la violenza sulle donne in Italia sono all’ordine del giorno e in questa estate dell’orrore la cronaca nera ha portato alla luce fatti aberranti. Eccone alcuni: Violenza di gruppo a Palermo, arrestati in sette, tra cui un minorenne. “Falla ubriacare che poi ci pensiamo noi” (Corriere, 18 agosto); Stupro a Palermo, le frasi choc: «Eravamo troppi, mi sono schifato ma la carne è carne» (Corriere, 19 agosto); Stupro a Palermo, la chat shock: “Cento cani su una gatta” (Dire, 19 agosto); Sardegna, ragazza ricoperta di cioccolato sul buffet di un hotel (Skytg24, 23 agosto); Stupro a Caivano al Parco Verde, due cuginette di 13 anni violentate da un gruppo di adolescenti (Fanpage 25 agosto); Orinatoi a forma di bocca femminile nei bagni maschili di una palestra di Torino (La Stampa, 25 agosto); “Veleno per topi nel corpo di Giulia Tramontano e nel feto”. Impagnatiello la avvelenava da mesi (Rainews, 30 agosto); Vera Schiopu e il finto suicidio per nascondere l’omicidio, uno dei fermati al gip: “Litigava col fidanzato, è caduta e ha sbattuto la testa” (La Stampa, 22 agosto); Prostituta denuncia il «protettore» dopo le violenze, le frasi choc dei giudici: «Avrebbe potuto fare la shampista» (Corriere, 23 settembre).

Potrei continuare a lungo ma mi limito ad elencare alcune delle notizie degli ultimi 20 giorni. Da Nord a Sud si combatte una guerra e il corpo delle donne è il campo di battaglia. Non credute, screditate, abusate, violentate, uccise, vittime di una violenza che non lascia tregua e di cui la società patriarcale è responsabile. I femminicidi, gli stupri, lo stalking, il revenge porn, l’oggettificazione della donna cioccolatino nel resort a 5 stelle, gli orinatoi a forma di bocca femminile sono tutti il frutto della cultura del potere maschile sulle donne. Donne viste come proprietà e pezzi di carne di cui disporre a piacimento. Le leggi migliori qui non bastano e lo prova il fatto che sono oltre 40 anni che si scrivono norme in tema di contrasto alla violenza di genere, ma ancora oggi viene uccisa una donna ogni tre giorni. 79 dall’inizio di quest’anno.

Fino a quando non si riuscirà a capire che il nodo del problema è soprattutto culturale, non si riuscirà minimamente a incidere su questo fenomeno criminale divenuto strutturale. Oggi, grazie ai passi in avanti compiuti con il Codice Rosso, i colpevoli, per fortuna, sono puniti e, talvolta, le pene sono esemplari. Ma dobbiamo muoverci prima, non dobbiamo aspettare di piangere sui cadaveri. Alle leggi dobbiamo affiancare un’opera quotidiana e continua di diffusione della cultura della nonviolenza. L’educazione affettiva e sessuale è parte integrante di questa rivoluzione culturale perché si lega all’aspetto relazionale ed emotivo della sessualità. Significa insegnare ai più giovani a padroneggiare le emozioni negative, a insegnare la grammatica delle relazioni, tra cui saper gestire la rabbia e un rifiuto.

L’Italia è uno degli ultimi Stati dell’Unione europea in cui l’educazione sessuale non è obbligatoria nelle scuole, insieme a Bulgaria, Cipro, Lituania, Polonia e Romania.
Servono ore obbligatorie di educazione affettiva e sessuale in tutte le scuole. Se non lo fa la scuola, i più giovani continueranno a cercare risposte nella pornografia con tutti gli effetti distorsivi che ne conseguono. Basta dare uno sguardo ai siti porno per capire la realtà in cui i giovanissimi scoprono il sesso: incesti simulati, sesso di gruppo, stupri, dominazione fisica.

Negare la presenza del sesso nella vita degli adolescenti significa negare la realtà. Al contrario, serve un’informazione puntuale e una presa in carico della questione da parte degli adulti, dei genitori, degli insegnanti e della società tutta. È una responsabilità a cui noi non possiamo sottrarci ed è un diritto dei più giovani ricevere un’educazione affettiva e sessuale completa che comprenda anche temi legati alla salute sessuale e alla contraccezione. Se non si procederà in tal senso non estirperemo mai questa cultura patriarcale, retrograda e sessista con il rischio concreto che ogni giorno saremo sempre una di meno.