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Germania, la coalizione di governo fa il tagliando e punta su esenzioni fiscali e meno burocrazia: ma non mancano i dissapori

Prima del quinto vertice di maggioranza svoltosi questa settimana a Meseberg la SPD ha dimostrato la sua ritrovata voglia di profilarsi proponendo un piano di dieci punti per rilanciare l’economia. Dopo due giorni, il cancelliere Scholz, i ministri delle Finanze, Christian Lindner (FDP), e dell’Economia, Robert Habeck (Verdi), hanno annunciato le diverse misure effettivamente concordate.

Estese le esenzioni fiscali della legge per favorire la crescita economica (Wachstumchancengesetz): dagli iniziali 5,7 miliardi di euro all’anno salgono a circa 7 dal 2024, per complessivi 32 miliardi fino al 2028. Cuore degli incentivi un rimborso del 15% della somma investita per interventi di tutela del clima ed efficienza energetica. Inoltre, ammortamenti più veloci per garantire alle imprese liquidità e capacità di investimento. Migliorati stimoli fiscali anche a ricerca e sviluppo e preannunciata una legge per investimenti nel futuro (Zukunftsfinanzierungsgesetz) in favore delle start-up con sgravi di un altro miliardo l’anno; portando così tutti gli aiuti fiscali agli investimenti ad 8 miliardi. I Länder dovranno comunque approvare il pacchetto.

Meno spese burocratiche per le imprese riducendo l’onere di conservazione delle scritture contabili a 8 anni (ora 10) e gli albergatori non dovranno più riempire un modulo di registrazione per ogni ospite. Con lo stesso anelito le ricette mediche elettroniche dovranno diventare lo standard entro il 2024 ed entro l’anno successivo – salvo espressa opposizione individuale – anche la cartella clinica elettronica. Del pari il Governo si è dato due anni per legiferare sull’impiego dell’intelligenza artificiale nell’amministrazione, prevedendo anche lo sviluppo di un proprio sistema IA di linguaggio elettronico (Large language model – LLM) ed ha deciso anche una strategia nazionale sui dati. Per il ministro della Giustizia Buschmann (FDP) de-burocratizzazione e digitalizzazione porteranno a risparmi per 2,3 miliardi l’anno.

Economisti e rappresentanti degli imprenditori approvano le misure, auspicano tuttavia un più ampio respiro e velocità nell’intervento dell’esecutivo. Intanto la SPD, a cinque settimane dalle elezioni in Baviera ed Assia, resta attenta a levare la FDP dalla sfera di alleato ideale della CDU/CSU assecondandola a scapito dei Verdi. Si è visto anche nel caso dell’assicurazione di base contro la povertà infantile (Kindergrundsicherung) dove la ministra per la Famiglia Lisa Paus (Verdi) chiedeva 12 miliardi di finanziamento ed il ministro delle Finanze Lindner ne ha concessi solo 2,4. Alla fine saranno effettivamente almeno 4 o 5 perché il ministro del Lavoro Hubertus Heil (SPD) ha elevato il reddito di cittadinanza (Bürgergeld) anche in favore dei minori. Heil però ha aspettato un giorno per annunciarlo, per non irritare l’alleato liberale, facendolo apparire vincitore nell’ennesimo duello coi Verdi già usciti sconfitti più volte (legge per accelerare l’ammodernamento delle ferrovie, disposta anche in favore delle autostrade: stop ai motori a scoppio, ripensato ammettendo i carburanti sintetici; tetti di emissione settoriali della legge di difesa del clima, eliminati per volere dei liberali).

Il governo Scholz può vantare di aver saputo superare la crisi scaturita dalla guerra russo-ucraina e l’economia tedesca, pur in stagnazione, non è malata nelle fondamenta, però l’Istituto dell’economia tedesca (IW) calcola quest’anno un calo del Pil dello 0,5%. Non si delinea una stagione di licenziamenti massicci, ma con tassi elevati e calo nelle esportazioni le imprese assumono meno. Il barometro dell’Agenzia del lavoro registra un calo di 17 punti rispetto all’anno scorso e la disoccupazione in agosto, pur se stagionale, cresce ancora leggermente rispetto agli anni passati attestandosi al 5,8%. L’esecutivo può rivendicare di aver riconosciuto tempestivamente i problemi, prendendo misure per contrastare la forte carenza di mano d’opera qualificata, ampliando gli accordi commerciali verso nuovi mercati e con misure per affrontare la crisi climatica in proiezione al futuro, ma a Meseberg la maggioranza ha ancora abdicato a decidere su altri nodi cruciali per rilanciare l’economia: un tetto al prezzo della corrente per le industrie energivore, voluto da Verdi e SPD (rispettivamente a 6 e 5 cent kWh) ma contrastato dalla FDP e visto con scetticismo da Scholz, da far accettare poi in sede Ue; l’allentamento del freno al debito imposto dalla FDP, incompatibile per gli alleati con la necessità di investimenti per promuovere con decisione la transizione energetica e combattere le emergenze sociali.

L’insicurezza degli elettori si riflette nell’ultimo sondaggio della ARD. A metà legislatura il 73% degli intervistati giudica cattiva la situazione economica e quasi il 46% stima che in un anno peggiorerà. Il 79% – 4 tedeschi su 5- si dice insoddisfatto del Governo. Se si votasse adesso, crescerebbero solo la CDU col 29% e la AfD al 22%; tutta la coalizione semaforo insieme raccoglierebbe invece solo il 36%. L’elettorato non crede all’agilità di azione rivendicata a Meseberg dal cancelliere. Come ha indicato Robert Habeck però senza fiducia nel raggiungimento dei traguardi “crescono i dubbi, e dai dubbi scaturisce ansia, dall’ansia allarmismo e poi populismo imperante che nel nocciolo non dà soluzioni, ma cerca solo di ingigantire i problemi e trarne capitale politico”. Anche per questo, oltre a delineare la riforma dei servizi segreti, in reazione ai nuovi flussi migratori la coalizione ha deciso che Georgia e Moldavia saranno considerate nazioni sicure per i rimpatri.