Cronaca

Nelle carceri lombarde si fa “un uso improprio dei mezzi di coercizione fisica, come le manette”. La circolare della dirigente

Il documento è datato 7 agosto 2023 e a scriverlo è il Provveditore dell’amministrazione penitenziaria lombarda, Maria Milano. Nelle carceri lombarde, si legge, sarebbe “emerso un uso improprio dei mezzi di coercizione fisica“. Destinatari della circolare sono i direttori degli istituti penitenziari della Lombardia e a loro la dirigente contesta diverse criticità, come l’utilizzo delle manette nella gestione dei detenuti aggressivi o che compiono atti di autolesionismo.

“Dalla lettura di eventi critici recentemente occorsi – è scritto nella circolare – è emerso, in talune circostanze, un utilizzo improprio dei mezzi di coercizione fisica. In particolare, è stato rilevato l’uso delle manette all’interno delle sezioni detentive per contenere gli agiti auto ed etero aggressivi posti in essere dai detenuti”. Proprio per questo la dirigente sottolinea che “l’articolo 41 dell’ordinamento penitenziario, che detta i principi generali e disciplina limiti e condizioni dell’uso della forza e dei mezzi di coercizione fisica, demanda al regolamento di esecuzione la previsione di ulteriori strumenti ai quali, comunque, non vi si può fare ricorso – prosegue la nota – a fini disciplinari ma solo al fine di evitare danni a persone o cose o di garantire l’incolumità dello stesso soggetto. L’uso deve essere limitato al tempo strettamente necessario e deve essere costantemente controllato dal sanitario“.

Parole che vengono molto criticate dal sindacato della polizia penitenziaria. “Ovviamente, secondo la dirigente non ha alcuna importanza l’incolumità degli uomini in divisa che – in quanto tali – possono subire ogni sorta di violenza senza mai reagire”, afferma il Sappe. Il provveditore Regionale dell’Amministrazione Penitenziaria per legge è il datore di lavoro – conclude il sindacato – e “il datore di lavoro è tenuto a garantire la sicurezza e la salute dei lavoratori durante l’esecuzione della prestazione lavorativa, adottando le misure preventive e protettive necessarie a evitare i rischi di infortunio e malattie professionali (e parliamo di rischi non di prendere le mazzate tutti i giorni)”.