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In Friuli il nuovo hotspot per migranti spacca la destra. Asse di Fdi e sinistra contro la Lega per il centro nel paese di 800 abitanti

TRIESTE – L’hotspot per immigrati divide il centrodestra in Friuli Venezia Giulia e fornisce molti elementi al centrosinistra per andare all’attacco della giunta di Massimiliano Fedriga, che peraltro può contare su numeri di assoluta tranquillità in consiglio regionale. Fratelli d’Italia e Lega per Salvini premier sembrano, procedere in direzioni divergenti, proprio a causa del grande centro di accoglienza per 300 persone a Jalmicco, frazione di Palmanova, che ha scatenato la protesta corale della popolazione. FdI ha preso posizione contro, scatenando un vero e proprio caso politico, solo in parte mascherato dall’invito al ministro Luca Ciriani di rappresentare le richieste del territorio a Roma e da un accenno di cautela da parte di alcuni esponenti leghisti.

Il centrosinistra va all’attacco soprattutto per questioni di natura territoriale e interpreta la paura della popolazione per una possibile concentrazione di richiedenti asilo in un solo luogo. Per anni il Friuli ha avuto il principale centro a Gradisca d’Isonzo, ma adesso si stanno cercando soluzioni diverse. Il più pungente è il sindaco di Ruda, Franco Lenarduzzi del centrosinistra: “I primi cittadini sono stati informati sull’ipotesi Jalmicco, il ruolo della Regione è venuto meno, anzi è fondato il sospetto che abbia contribuito alla scelta. Perché ci sono municipi intoccabili, come Trieste, la città di Fedriga e dell’assessore Roberti?”. Come dire che i leghisti non lo vogliono solo a casa loro. Francesco Martines, capogruppo del Pd in Regione, polemizza direttamente con Fedriga, tirando fuori dagli archivi una sua presa di posizione che risale quando era capogruppo alla Camera dei deputati. “Ha cambiato completamente idea sull’utilità degli hotspot visto che il 25 febbraio 2016 scriveva su Facebook: ‘Il ministro Alfano dice di fare gli hotspot in Italia, ovvero mega centri di migliaia di clandestini. Può darci l’indirizzo di casa sua per costruirne uno?”.

In questo rimpallo di accuse, la presa di posizione di Fratelli d’Italia ha sortito qualche effetto. Adesso tutti si affannano a dire che è più certo che il centro sarà nell’ex caserma Lago di Jalmicco, come indicato dal ministro dell’Interno Matteo Piantedosi. A provocare la presa di distanze è stata anche la manifestazione di domenica scorsa, quando sono scese in piazza circa 600 persone (la frazione ne conta in totale 800), per iniziativa del centrosinistra, ma con la presenza di sindaci della zona e di amministratori di centrosinistra. Il corteo è stato aperto da alcuni contadini in trattore e gli striscioni sintetizzavano la protesta che punta sul fatto che l’ipotesi di soluzione avrebbe un effetto impattante. Durante la messa, celebrata prima della manifestazione, è stato letto un messaggio che manifestava la preoccupazione per l’arrivo di tanti immigrati in una realtà così piccola. L’impressione è che prima delle condizioni di vita dei migranti che sarebbero rinchiusi in una caserma, a tener banco siano le ricadute sociali della concentrazione di tante persone in un solo luogo.

L’ultimatum di Fratelli d’Italia agli alleati della Lega porta la firma di Walter Rizzetto, parlamentare e coordinatore regionale. “Sull’hotspot a Jalmicco chiediamo un’ulteriore e attenta analisi della location dove allestire il centro per la raccolta e l’ospitalità temporanea dei migranti, consapevoli del fatto che il Governo sta lavorando in tutto il Mediterraneo e non solo per cercare di contrastare i flussi migratori illegali, molto spesso gestiti da organizzazioni criminali”. Poi ha aggiunto: “Fratelli d’Italia è all’ascolto costante dei cittadini, preoccupati per la situazione, e quindi saremo a chiedere di valutare bene, nel rispetto della geografia regionale sul tema, una attenta analisi anche con ulteriori proposte”. La presa di posizione è stata firmata anche dai quattro parlamentari, da tutti i consiglieri regionali e dai tre assessori di Fdi che sono in giunta con Fedriga.

La Lega ha dovuto correre ai ripari. Mauro Di Bert, capogruppo della lista Fedriga Presidente, ha auspicato un intervento del ministro Ciriani “per portare all’attenzione
del Governo la delicata questione dell’hotspot”, mentre ha ribadito che “l’amministrazione regionale continuerà a fare il possibile per tenere in considerazione le esigenze e problematiche del territorio”. Un modo per investire direttamente il consiglio dei ministri e scaricare le tensioni nel centrodestra. Anche il coordinatore regionale Marco Dreosto e il capogruppo del Carroccio, Antonio Calligaris, hanno invocato un percorso discusso e concordato tra alleati. Dreosto: “Il problema esiste e va risolto. Tutti sappiamo che l’accoglienza diffusa è stata un fallimento, quindi l’hub è la formula migliore. Governo, prefetture e commissario devono aprire la strada, mentre le forze di maggioranza che governano il territorio, insieme, possono ragionare per completare il progetto”. Walter Rizzetto ha preso atto dell’apertura: “Se c’è il problema di squilibrare qualche nostra piccola comunità, sediamoci a un tavolo e parliamone insieme. Inoltre, non tratterei l’accoglienza diffusa come un tabù”.

Il centrosinistra rinfaccia alla giunta di aver smantellato un sistema funzionante di accoglienza. Il dem Martines spiega: “Il sistema dell’accoglienza diffusa costava appena 600mila euro l’anno, tanto bastava per finanziare i Comuni che avevano accettato di farsi carico di un numero di migranti in un giusto rapporto con gli abitanti: uno ogni 250 cittadini. A Jalmicco vorrebbe dire due migranti al massimo, non 500. Ma Fedriga, appena eletto, ha smantellato quel sistema dicendo che avrebbe creato 5 centri in Fvg”. Risultato? “Per tutto il precedente mandato non è stato fatto niente e ora accetta di creare un unico hotspot regionale in un piccolissimo paese di una città Unesco”. Martines però tocca anche il tema della dignità umana. “Fedriga ha la grande occasione di tornare a quanto pensava nel 2016 e dire nuovamente, con tanta umiltà, che gli hotspot non servono e sono inumani”. Poi lo provoca: “Segua l’esempio che sta dando in Veneto il governatore Luca Zaia, che ha ammesso di voler valorizzare il sistema dell’accoglienza diffusa, in accordo con Anci”. Martines conclude: “Si abbia il coraggio di dar valore a sistemi più umani e più dignitosi per aiutare persone fragili che chiedono il nostro aiuto, per governare il processo di integrazione e per dare sicurezza alle nostre comunità”.

C’è anche un risvolto di natura turistica, che viene posto dagli amministratori di centrosinistra di Palmanova, dal cui centro storico la caserma di Jalmicco dista solo pochi chilometri. “Non verrebbe solo mortificata la comunità del piccolo paese, ma anche umiliata Palmanova e tutto il patrimonio Unesco regionale oltre alla rete dei Borghi più belli d’Italia. Il centro migranti avrebbe la conseguenza diretta di frenare lo sviluppo turistico di Palmanova, riconosciuta patrimonio Unesco nel 2017”. A dichiararlo sono il vice sindaco Luca Piani (delega ai bastioni e lavori pubblici) e l’assessore alla cultura e turismo, Silvia Savi che aggiungono: “Nessuno si sognerebbe di fare un centro migranti vicino a San Gimignano o ad Alberobello. Non dimentichiamo che Jalmicco è anche a metà strada lungo la provinciale che unisce Cividale del Friuli a Aquileia, altri due siti Unesco regionali, e lambisce i borghi più belli d’Italia di Clauiano e Strassoldo. Lo stesso Jalmicco è un Borgo millenario che lo Stato dovrebbe valorizzare e non umiliare”.