Diritti

Madre di un figlio disabile condannata a pagare quasi 300mila euro di spese legali dopo causa a una clinica

“Mi appello all’azienda Villa Mafalda, alle assicurazioni a tutte le controparti. Avete bisogno dei beni di una persona disabile? Volete pignorare la casa destinata al Dopo di noi, dove abitano persone adulte disabili che hanno trovato lì una situazione di vita accettabile. Vi invito a parlare con noi, a conoscere come viviamo e a cercare con noi una soluzione per non toglierci quel poco ossigeno che ancora ci resta”. Sono le parole di Elena Improta, condannata a pagare 276mila di spese legali dopo una causa civile durata 27 anni, contro la clinica dove partorì 32 anni fa. Gli stessi anni che ora ha suo figlio che ha una grave disabilità. Ora ha iniziato uno sciopero della fame perché, pur accettando il verdetto, non è in grado di affrontare le spese. Una vicenda dolorosa e assurda quella di Elena che sta trovando solidarietà da più parti. In un video sui social la donna ha spiegato dette alla luce suo figlio Mario in un parto a rischio. Che la documentazione dopo varie perizie aveva ragionevolmente il nesso tra il rapporto della sofferenza ipossico ischemica e l’assenza di ossigeno, con la condizione di Mario. Ma non il nesso di negligenza dei medici e della clinica.

“Elena mi ha raccontato la sua storia di coraggio e tenacia, in una battaglia che porta avanti da anni a tutela del diritto alla vita e al futuro di suo figlio affetto da tetraparesi spastica, in conseguenza del parto, anche attraverso l’associazione ‘Oltre lo sguardò da lei fondata”, spiega Andrea Catarci, assessore al Decentramento di Roma. “Dopo 27 anni di processo – aggiunge – le viene ora chiesto di pagare 300 mila euro: una spesa gigantesca e insostenibile. Siamo accanto a Mario e a Elena, che in queste ore ha iniziato lo sciopero della fame, perché l’integrazione e i diritti oltre a essere importanti nella dimensione della vita privata hanno altrettanta rilevanza per l’intera società e per innalzare il livello di civiltà”. Per aiutare la donna è stata avviata una petizione con una raccolta firme ed è stata scritta una lettera al presidente della Repubblica.

Articolo aggiornato e rettificato alle 12.49 del 19 luglio 2023

Per un errore nella prima stesura di questo articolo è stata segnalata erroneamente l’apertura di una raccolta fondi ci scusiamo con gli interessati