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Beatrice Venezi risponde alle polemiche: “Sul mio Puccini attacchi strumentali, nessun riferimento ideologico”

Il direttore d'orchestra, intervistata dal quotidiano La Stampa, ha difeso la sua scelta di proporre, durante la serata dedicata al centenario del compositore lucchese, l'Inno a Roma, una composizione del 1919, che è stato poi utilizzato dal regime fascista e anche dal Msi

“Questo è un brano scritto nel 1919 per celebrare la fine della Grande Guerra, non ha nessun tipo di riferimento ideologico, credo che se si vuol fare un buon servizio alla musica di Puccini, si deve proporre questo brano, così come altri che sono stati etichettati dalla storia successiva e che andrebbero ricontestualizzati”: a parlare durante un’intervista rilasciata al quotidiano La Stampa è la direttrice d’orchestra Beatrice Venezi, consigliera per la musica del ministero della Cultura, che ha difeso la sua scelta di eseguire l’Inno a Roma di Giacomo Puccini durante il Summer Festival di Lucca, in occasione della serata dedicata proprio al centenario del compositore lucchese.

Una scelta che ha destato nuovamente non poche polemiche indirizzate alla direttrice, dopo il vespaio nato per le sue presunte simpatie neofasciste. L’inno, scritto da Puccini nel 1919, è stato utilizzato dal Fascismo e successivamente dal Movimento Sociale Italiano. Ma Venezi respinge al mittente le accuse di una scelta “provocatoria“: “No, nessuna provocazione, solo la volontà di proporre un brano veramente bello, che non fa altro che cantare l’amore di patria, valore in cui non vedo niente di male. Ed è un brano che ha subito un destino di oblio a causa di un pregiudizio. Devo dire che in questa mia scelta ho avuto pieno sostegno da parte del sindaco di Lucca Mario Pardini. Certo, non sapevo che per qualcun altro, invece, il brano potesse rappresentare un problema”, spiega la direttrice.

Venezi confessa anche che le era stato chiesto di non eseguire l’inno dai membri del Comitato promotore delle celebrazioni pucciniane, gli stessi che non si sono presentati alla serata. “Mi fa un po’ ridere se penso che qualche anno fa questo brano è stato eseguito da Andrea Bocelli, se non ricordo male alla presenza di Gentiloni e Franceschini, e nessuno ha detto niente. Non capisco da dove nasca la polemica”, continua la direttrice. Che alla domanda se si riconosce nell’etichetta di “neofascista” che è le è stata affibbiata, risponde: “Le chiedo: ho mai fatto una dichiarazione che possa andare in quel senso? Ho mai fatto dichiarazioni omofobe o a favore di una qualche forma di totalitarismo? Anzi, ho sempre pronunciato parole di massima libertà, a sostegno della libertà della cultura. Per questo sono allibita dall’acredine con cui vengo attaccata e dall’uso scellerato di una terminologia che non ha ragione di esistere”, spiega Venezi.”Continuerò a difendere l’idea di arte libera da qualsiasi ingerenza. Perché censurare un artista solo sulla base del suo pensiero è discriminatorio ed è un reato. Ci si affanna tanto a sostenere una società che non discrimini nessuno, com’è giusto che sia, e allora questo dovrebbe valere anche per le idee, per le opinioni”, conclude la consigliera per la musica del governo.