Mafie

Il boss Imperiale sventò un’estorsione al cugino costruttore di Castellammare di Stabia: “Ebbero rispetto per la mia persona”

In un paese normale un imprenditore onesto vittima di un’estorsione la denuncia ai carabinieri o in Procura. A Castellammare di Stabia (Napoli) il costruttore Raffaele Imperiale, cugino omonimo di un narcotrafficante camorrista tra i più potenti del mondo, ha pensato invece di rivolgersi ai parenti. E in particolare allo zio, Ludovico Imperiale, il costruttore capostipite della dinastia edilizia. Ludovico Imperiale ha così fatto intervenire suo figlio, il Raffaele Imperiale più famoso, il narcos all’epoca latitante a Dubai. Il boss dei Van Gogh forse poteva essere utile per sistemare le cose. E l’aiuto è arrivato: l’imprenditore non ha più pagato il pizzo da 50mila euro. “Il clan ebbe rispetto per la mia persona”. Lo racconta lo stesso Imperiale dal carcere di Rebibbia dove è recluso dall’agosto 2022. E dal quale, da pentito, sta rilasciando dichiarazioni che spaziano dai segreti del traffico internazionale di stupefacenti tra Olanda, Sudamerica e Italia, fino alle piccole dinamiche dei clan del napoletano che vivono di racket e minacce.

Imperiale è originario di Castellammare di Stabia e il 17 gennaio 2023 è stato ascoltato dal pm anticamorra competente su quel territorio, Giuseppe Cimmarotta. Un pezzo di quel verbale è stato desecretato nell’ordinanza di arresto, frutto di indagini dei carabinieri di Castellammare e della Dda di Napoli, che nei giorni scorsi ha decapitato il clan Cesarano. In quel verbale Imperiale ci offre uno spaccato di storia familiare. E che storia: figli di boss che vanno e vengono in casa, le contiguità del padre con la camorra stabiese, tenuta buona, per lavorare tranquillo, attraverso “case regalate ai capiclan”. La fotografia dello stile di quella che una volta veniva indicata come una famiglia borghese rispettabile: Ludovico Imperiale costruì interi quartieri tra Castellammare e Gragnano e fu presidente della Juve Stabia. Una famiglia nella quale è stato allevato un ragazzo diventato il narcos più importante e ricco d’Europa dopo aver iniziato come rifornitore di armi e droga per il clan Amato-Pagano di Napoli.

“Sin da ragazzino ho conosciuto esponenti del clan D’Alessandro, Cesarano e del gruppo Imparato; in quanto mio padre per poter svolgere tranquillamente la propria attività di imprenditore edile aveva bisogno di non avere nemici nella criminalità organizzata locale (…) – ricorda Raffaele Imperiale – mio padre regalava loro soldi ed appartamenti e si trovò pure coinvolto, non volendo, durante la faida tra i D’Alessandro e gli Imparato, tant’è vero che furono anche esplosi dei colpi d’arma da fuoco nei pressi della mia abitazione”. C’è poi la storia dell’estorsione sventata. “Mio cugino Raffaele Imperiale ha raccontato a mio padre di essere stato avvicinato da Francesco Corbelli, detto “Ciccio a Puttana”, mi pare nel 2019, che gli aveva chiesto 50.000 euro su incarico proprio di Vincenzo Cesarano”, ritenuto in quel contesto il capo del clan Cesarano del quartiere di Ponte Persica. Ludovico Imperiale racconta tutto al figlio attraverso Encrochat, la piattaforma utilizzata dai trafficanti di droga per ripararsi dalle intercettazioni.

“Ho interpretato questo gesto (la richiesta di pizzo, ndr) come una richiesta rivolta direttamente a me – sostiene Raffaele Imperiale – non essendo Raffaele (il cugino, ndr) un personaggio in vista”. Imperiale quindi incarica i suoi uomini sul territorio di provare a stabilire un contatto con Cesarano, mentre Corbelli si arrabbia con il costruttore Raffaele Imperiale per aver fatto casino “per aver chiamato i napoletani”. Si conclude come spesso accade tra uomini di quel mondo. Vincenzo Cesarano si dissocia dall’iniziativa di Corbelli e afferma di non aver avuto intenzione di estorcere denaro all’imprenditore Imperiale “avendo rispetto per la mia persona”. Lo dice il narcos che che a quel punto sostiene di sentirsi “gratificato” e decide comunque di fare un regalo a Cesarano: un paio di cesti a Natale e Pasqua con dentro 20 o 25mila euro, non è precisato. Per il fatturato di Imperiale, un boss capace di movimentare 4 miliardi di euro negli anni, sono spiccioli per il caffè.