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Corano bruciato a Stoccolma: i precedenti (e le conseguenze nulle) dell’applicazione della legge svedese sulla libertà d’espressione

Stoccolma. La legge è quella sul diritto costituzionale alla libertà di espressione e di protesta. L’applicazione è stata fatta parimenti dai Governi di centrosinistra come dall’attuale di centrodestra, sostenuto esternamente dagli SD, estremisti di destra, usciti come secondo partito del Paese dalle elezioni di settembre. La piazza è una delle più frequentate della capitale, Medborgarplatsen a Södermalm. Il promotore della manifestazione è un uomo sulla trentina e non, come invece è stato finora, il politico danese di estrema destra Rasmus Paludan. L’atto plateale: bruciare il Corano in pubblico, davanti alla Moschea, nel giorno in cui i musulmani di tutto il mondo celebrano la Festa del Sacrificio. Avviene con il permesso negato prima e regolarmente rilasciato poi dalla Polizia, richiamata all’ordine dalla Corte d’Appello. Per essere precisi la polizia non ha dato esplicitamente il permesso di bruciare il testo sacro, ma quello di fare una “dimostrazione sul Corano”. Questo perché attualmente esiste un divieto di accendere fuochi in tutta la contea, cosa molto comune in Svezia dove, durante le estati calde e asciutte, gli incendi diventano un problema alimentato anche dai numerosissimi barbecue all’aperto.

Il gesto dell’uomo dura una manciata di secondi, ma gli strascichi diplomatici non saranno altrettanti effimeri. “L’adesione della Svezia alla NATO non può essere attuale, fintanto che gli incendi del Corano saranno consentiti” aveva ammonito il presidente turco Erdogan, accusando il Paese scandinavo di ospitare membri del PKK. Gli 007 svedesi dal canto loro ribadiscono che concedere questo tipo di manifestazioni alza il livello della minaccia terroristica. Dagli scranni dell’UE, lo scorso 23 gennaio, era toccato al ministro degli Affari Esteri svedese Tobias Billström, a Bruxelles per il Consiglio Esteri, intervenire in merito al Corano bruciato davanti all’Ambasciata turca a Stoccolma, sempre per mano di Paludan, due giorni prima. “Il governo svedese non sostiene in nessun modo la distruzione col fuoco di scritture considerate sacre, ma in Svezia abbiamo la libertà di espressione e dal punto di vista legale questo caso è permesso: abbiamo però detto chiaramente che non prendiamo le parti di chi lo ha fatto”.

La legge sulla libertà di espressione e di protesta è altamente garantista in Svezia, e lo si è visto sempre più spesso negli ultimi anni. Andiamo a ritroso. Lo scorso anno, durante la Pasqua, Rasmus Paludan inscenò il rogo del Corano a Malmö, città a fortissima vocazione immigratoria. Agenti feriti, auto della polizia incendiate. Paludan fu denunciato per istigazione contro un gruppo di persone, ma tutto è finito archiviato, esattamente come nel novembre del 2020. Stessa città, stesso rogo contro il testo sacro dell’Islam. È il dicembre 2017 quando Göteborg ospitata, previo costosissimo spiegamento di forze dell’ordine, una manifestazione nazista del Movimento di Opposizione del Nord. In almeno 300 hanno sfilato nel centro della città, nel “Giorno dell’espiazione”, la più solenne ricorrenza per gli ebrei. E lo hanno fatto a pochi metri dalla Sinagoga, mentre era in corso la notissima Fiera del Libro, e nonostante gli appelli della Federcalcio svedese perché il tutto accadeva in concomitanza con un’attesa partita gratuita tra squadre di giovanissimi.

A nulla sono valse le restrizioni (il divieto di eseguire la marcia militare e la riduzione del percorso) imposte dal Tribunale Amministrativo. Una trentina di fermi. Tutti rilasciati il giorno seguente. Oggi ministro della Giustizia Gunnar Strömmer afferma che le questioni relative ai permessi sono gestite dalla polizia. “Da un lato, abbiamo una forte tutela della libertà di espressione quando si tratta dell’applicazione della legge sull’ordine pubblico, ed è di competenza dell’Autorità di Polizia – afferma il ministro della Giustizia Gunnar Strömme – Allo stesso tempo, questo significa anche proteggere molte persone da discorsi che sono molto offensivi e sconvolgenti. Il fatto che sia permesso, non significa in alcun modo che tu debba sostenere ciò che viene detto”. Di fatto stesso commento da parte del premier moderato Ulf Kristersson, impegnato nella settimana di Almedalen, dove tutti i politici si confrontano tenendo discorsi e dibattiti. Il primo ministro si è concentrato sulla lotta e la prevenzione alla criminalità minorile, vera piaga sociale.