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Zaia ora vuole candidarsi per la quarta volta: “La gente me lo chiede per strada”. Ma nel 2018 si vantava del limite dei due mandati in Veneto

Luca Zaia, governatore del Veneto da tre legislature, nel marzo 2018 dava lezioni ai Cinque stelle, che volevano estendere a tutti la loro regola del limite dei due mandati per le cariche elettive. “I grillini? Sono i miei discepoli. Dicono di voler introdurre il limite dei due mandati in Parlamento. Bene, in Veneto lo facciamo già dal 2012, benvenuti! Noi siamo l’unica Regione che ha introdotto il blocco dei mandati a due per presidente, assessori e consiglieri regionali, a valere dal 2015”. Peccato che lui, eletto per la prima volta nel 2010, aveva poi potuto ricandidarsi sia nel 2015 che nel 2020, perché il calcolo andava fatto a partire dal quinquennio successivo a quello dell’entrata in vigore della legge che tanto pomposamente esaltava. Superata la boa di metà terza legislatura, Zaia quelle parole se le dev’essere scordate da un pezzo. Il presidente veneto è infatti diventato il più strenuo ed entusiasta assertore del diritto a ricandidarsi anche per il “terzo mandato”, che per lui sarebbe il quarto. Neanche il suo predecessore Giancarlo Galan, all’epoca di una Forza Italia straripante, era arrivato a tanto, fermandosi a tre legislature (ma solo perché gli accordi tra Berlusconi e la Lega lo avevano dirottato a Roma, lasciando libera la poltrona a Venezia per Zaia).

Ora, a riaprire alla possibilità del terzo mandato per tutti i presidenti di Regione italiani – quindi non solo per lui – è la mossa fatta da un altro governatore leghista, Massimiliano Fedriga del Friuli Venezia-Giulia. In qualità di presidente della Conferenza delle Regioni, Fedriga ha scritto una lettera al ministro degli Affari regionali, il suo compagno di partito Roberto Calderoli, perorando la causa: “È necessario estendere il limite di mandato per gli organi di vertice degli enti territoriali a tre legislature”. Il tema è stato al centro dell’assemblea dei presidenti regionali, di cui alcuni sono particolarmente interessati al tema. Al secondo mandato, oltre a Fedriga, ci sono infatti Stefano Bonaccini in Emilia Romagna, Vincenzo De Luca in Campania, Michele Emiliano in Puglia e Giovanni Toti in Liguria. La proposta era già stata inserita come emendamento all’ultima legge di bilancio, ma non aveva avuto seguito. Se passasse, si tratterebbe di vedere da quando ripartirebbe il calcolo dei tre mandati: il rischio è che si sommino a quelli già svolti, allungando a dismisura il tempo del potere.

Zaia è stato lestissimo nel dimostrare il più completo entusiasmo. “Mi capita quotidianamente che qualcuno mi fermi per strada e mi chieda perché i presidenti non possano ripresentarsi”, ha detto. In realtà nei mesi scorsi, quando l’eventualità era stata riproposta, il governatore si era dimostrato tiepido, forse intuendo che i tempi non fossero maturi per sbilanciarsi troppo. Ora invece rompe i freni e avanza una sorta di diritto di prelazione che lo incoronerebbe per un ventennio a capo del Veneto: “A prescindere dalla mia posizione ho sempre sostenuto che sia strano che le uniche cariche che hanno limite di mandato siano i sindaci e i presidenti di Regione, le altre non ne hanno. Sento giustificazioni che rasentano il ridicolo, come chi dice che si potrebbero creare centri di potere”. Poi strizza l’occhio al popolo veneto, che nel 2020 gli ha tributato il 77% dei consensi. “I cittadini sanno benissimo chi scegliere, dire che bisogna mettere un blocco altrimenti si crea una cupola, significa dare degli idioti ai cittadini”.

Ma a non dimenticare quello che Zaia diceva in passato sono gli esponenti M5s. La consigliera regionale Erika Baldin: “Nel 2018 diceva: “I grillini? Sono i miei discepoli”. Ma oggi, cinque anni dopo, il Movimento 5 stelle resta l’unico partito ad applicare il limite dei due mandati, mentre Zaia si smentisce clamorosamente. Anche perché il limite dei due mandati per i consiglieri regionali è stato abolito dal Consiglio regionale veneto ancora prima di essere applicato. Un voltafaccia bello e buono, che si spiega soltanto perché Zaia ora vede come sua unica prospettiva politica il quarto mandato in Regione”. Poi fa una riflessione sul sistema modellato dal “Doge”: “Questo ha molto a che fare con la qualità della democrazia nel nostro Veneto. Vent’anni con lo stesso presidente sarebbero un’anomalia assoluta”.